Ultimo aggiornamento 7 Settembre 2026
I GOT YOU (I FEEL GOOD)
Nel 1962, James Brown scrisse e produsse una canzone intitolata “I Found You” per una delle sue coriste, Yvonne Fair. Il ritmo e il testo erano quasi identici, ma il brano non ottenne successo. Tre anni dopo, il “Padrino del Soul” decise di riprendere in mano la sua stessa creatura, accelerare il tempo, stravolgere l’arrangiamento e ricantarla in prima persona. Questa, in sintesi, la storia del brano che aprirà la puntata di domenica di “Non ho l’età”, moooolto “sixties”, in onda su Radio Ticino dalle 13:00 alle 14:00 e che potrete seguire anche televisivcamente, sintonizzandovi sul Radio Ticino Channel.

Ascolterete in seguito:
Equals (“Baby come back”), Caterina Caselli (“Sono bugiarda”), Nada (“Che freddo fa”), Gianni Morandi (“Un mondo d’amore”), Adriano Celentano e Claudia Mori (“La coppia più bella del mondo”), Beatles (“Hey Jude”/Ob-La-Di, Ob-La-Da”), Wilson Pickett (“In The Midnight Hour”), Diana Ross (“You Can’t Hurry Love”), Rocky Roberts (“Stasera mi butto”), Little Tony (“Cuore matto”), Simon & Garfunkel (“Bridge Over Troubled Water“), Sonny & Cher (“The Beat Goes On”), Nancy Sinatra (“These Boots Are Made For Walking”).
“CASCO D’ ORO” A LOCARNO
Dicono che una cosa tiri l’altra, ed è proprio vero, soprattutto quando ci si mette di mezzo il nastro magnetico dei ricordi o, meglio ancora, la carta ingiallita dei vecchi ritagli di giornale.
Stavo passando in rassegna la documentazione d’archivio concernente i Nightbirds quando l’occhio è caduto su altri frammenti di cronaca che mi hanno catapultato su un personaggio che, come la band di Eliano Galbiati, molto ho amato negli anni Sessanta: Caterina Caselli, la quale il 12 settembre del 1969 tenne un concerto al Cinema Rex di Locarno.
Dell’evento ho già avuto modo di parlare in passato, ma la casualità di questo ritrovamento offre un dolce pretesto per ritornare sull’argomento: il “Casco d’oro” della canzone italiana ha recentemente compiuto ottant’anni, portati magnificamente, che mi piace festeggiare riavvolgendo il nastro fino a quella magica notte locarnese di cinquantasette anni fa.
LA SERATA
Ad organizzarla furono Tito Bassi e Laico Burkhalter del CDA, il Centro Discografico Ascona (etichetta per la quale all’epoca incisero, fra gli altri, i Nightbirds ed i Teenagers di Marco Zappa).
“Uno show di ben quarantacinque minuti”, anticipò l’ “Eco di Locarno”, che a Giuseppe Zois diede l’ incarico di porre alcune domande alla cantante modenese.
Una spregiudicata Caselli
IO, CATERINA, PRIMA DELLA CLASSE
Potresti vìvere senza successo?
«Certo, benissimo! Ovviamente il giorno in cui mi sentissi “passata” o mi accorgessi di non piacere più sarebbe un colpo durissimo. Spero che il momento arrivi il più tardi possibile. Ma comunque, quando mi accorgerò che la mia vista farà sbadigliare, non sarà la disperazione. Non lo dico per dire. So che ci sono cose più importanti nella vita delle canzoni: bisogna buttarsi su quelle».
Quali, per esempio?
«Stare con gli amici: adesso non ho mai tempo per farlo: sono sempre in giro come una zingara. I miei rapporti con gli altri sono frettolosi, senza profondità e quindi senza gioia. Poi imparare, sapere. Io sono ignorante come un bue. Ho smesso di studiare che ero proprio una ragazzina e ora non ho mai tempo per leggere un libro. Ma la smania di sapere ce l’ho. Così mi piacerebbe conoscere il mondo, stare ad ascoltare la gente, cercare di capire i loro problemi, la loro civiltà, la storia, la religione diversa. Non so come si chiama quella cosa che studia i popoli, ma insomma quella scienza lì la considero la fine del mondo, una cosa formidabile. Questa mi sembra vita, non quella che sto vivendo».
Ma allora non sei felice? C’è qualcosa che ti manca, che ti fa sentire incompleta?
«Felice non è nessuno forse. Ma sia chiaro che io sto benissimo così. Se non facessi la cantante, me ne starei chiusa in un qualche ufficio di Sassuolo a fare l’impiegatina. E mia madre farebbe ancora la magliaia. E la mia sorellina invece di studiare e prendersela comoda farebbe la commessa da qualche parte. Se penso a questo sono felicissima, no? Poi sfuggire alla vita di provincia è già una bella conquista. Certo, non tutti sono insofferenti come me. Tanti sono contenti del tran-tran che la vita di paese offre. Ma io no. Per questo io devo tanto alle canzoni: mi hanno tirata fuori».
(…)
Se dovessi smettere di cantare, cosa faresti?
«Ecco uno dei vantaggi di essere qualcuno: non c’è più pericolo di vedermi chiusa in un ufficio di Sassuolo. A stare in mezzo alla gente in gamba mi sono scoperta tante passioni, tante possibilità. Per esempio il cinema: finora ho fatto cose non eccelse, certe forse schifose, ma intanto mi sono accorta che recitare non è difficile ed è divertente. Quindi potrei fare l’attrice. Poi ho sempre la testa piena di idee per vestiti. Ne invento uno ogni tre minuti: potrei anche mettermi a disegnare vestiti. E ancora, ma questo è forse un po’ troppo, scrivere libri, poesia. Credo però che anche quando non dovessi più cantare, continuerò a occuparmi di musica, a fare canzoni, io vado pazza per la musica. Non sono di quelli che ci fanno la loro cantatina e poi non ci pensano più. Io canto sempre. Penso sempre a canzoni nuove. Quando corro per l’Italia in auto, nelle notti in cui, finito uno spettacolo, devo raggiungere un’altra città, senza dormire, mi metto dietro con la mia chitarra e canto per ore motivi e parole che mi vengono in testa e che saranno canzoni».
“NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE”
Recentemente Caterina Caselli ha festeggiato anche i sessant’anni di questo inossidabile brano, inizialmente proposto ad Adriano Celentano, che ne incise un provino, ma poi preferì cederlo alla collega.

«A tutt’oggi – dice – è una canzone che non ha una ruga e il testo è ancora quanto mai interessante, porta al suo interno concetti universali come la libertà e il coraggio. Rimane comunque un inno beat o pop, ma contiene un messaggio importante. È orecchiabile e allo stesso tempo esprime un messaggio di libertà, quello di poter scegliere, di sbagliare e non per questo
essere giudicate».


