Ultimo aggiornamento 21 Febbraio 2026
“Beat Beat cos’ era il Beat
una scuola e una città
Beat Beat
Verona Beat
pugno in tasca e vanità”
“Verona Beat” è uno dei brani più noti
de I Gatti di Vicolo Miracoli.
Il titolo della canzone deriva dal nome
di una fanzine veronese degli anni Sessanta
che si occupava di musica beat.
È ricco di citazioni:
vengono nominati infatti l’ Equipe 84,
la mobilitazione per la carestia in Sri Lanka
per cui George Harrison nel 1971
organizzò il Concerto per il Bangladesh,
“Paura di volare” di Erica Jong,
tra i testi di riferimento
del femminismo degli anni Settanta,
e
“i cantautori che parlavano di libertà,
col cuore in gabbia”,
riferimento alla nascita in Italia
della figura del cantautore,
fenomeno nuovo per l’ epoca di cui parla.
Fra le più famose band del Veneto
di quello storico periodo, i Kings.

Con Renato Bernuzzi, loro indimenticato cantante,
feci amicizia
in occasione di uno dei meravigliosi raduni beat
da lui organizzati nell’ arena dello storico Teatro Romano,
al quale partecipai per realizzare un servizio per la TSI.
In quell’ anno, ricordo, di scena, fra i tanti,
Jerry Calà, Shel Shapiro dei Rokes
e Claudio Benassi dei Corvi.

I Kings al Teatro Romano di Verona.
In seguito, a casa di Marco Pallua,
ho conosciuto il batterista dei Kings, Pierpaolo Adda,
cui ho chiesto di raccontare la sua storia
e quella della band.
Dunque, per cominciare, ecco chi é
PIERPAOLO ADDA

Sono nato a Soave (Verona) il 29 giugno 1944
da Tito, originario di Altavilla Vicentina
e commerciante di prodotti alimentari,
e Maria Pasetto, casalinga,
proveniente da una vecchia famiglia
di agricoltori soavesi.
Ho trascorso l’ infanzia e la giovinezza
nel mio paese,
assorbendone umori, sapori e odori
che tuttora mi porto orgogliosamente dentro.
Adolescente ho frequentato
il Liceo Scientifico “A. Messedaglia” di Verona,
presso il quale ho conseguito la maturità.

Nel 1963,
contemporaneamente all’ inizio degli studi universitari,
ho intrapreso una breve ma significativa carriera artistica
come batterista del gruppo rock veronese
denominato inizialmente
“Dino e i Kings”
(contratto discografico con la RCA Italiana) e,
dal 1965, “I Kings” (nuovo contratto con la Durium).
Devo a questa importante parentesi
una serie di esperienze che in qualche modo
influenzeranno tutto il resto della mia vita.
Alla produzione discografica si aggiungerà infatti
una ricca attività concertistica,
televisiva e cinematografica
(apparizioni in “La congiuntura”,
con protagonisti Vittorio Gassman e Joan Collins,
e nel film musicale “Per un pugno di canzoni”,
miscellanea di cantanti e gruppi dell’ epoca beat),
che mi appare ancora incredibile
per un ragazzo di provincia che aveva allora
venti anni o poco più.
Durante questo periodo mi sono dedicato,
insieme con il mio amico Ennio Ottofaro,
chitarra solista del gruppo,
alla composizione di buona parte delle canzoni dei Kings,
tra le quali “Caffè amaro”,
tuttora particolarmente cara
al cuore dei nostri coetanei veronesi,
che la considerano una sorta di inno
della nostra generazione.
Nel 1967, chiamato a prestare servizio militare,
ho lasciato il gruppo,
riprendendo gli studi 1968 presso
la Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Padova,
dove mi sono laureato nel 1971.
La mia vita professionale si è svolta
nel mondo bancario fino al 1998.
In parallelo ho continuato a coltivare
un intenso interesse per la musica e la poesia,
dedicando larga parte del mio tempo alla chitarra,
in particolare sotto il profilo storico-collezionistico.
È stato alla fine degli anni ’90
che mi sono convinto a lasciare il mondo finanziario
per convertire questo hobby nella mia attività quotidiana,
che per quasi due decenni si è divisa
tra ricerca di chitarre d’ epoca e un’ intensa attività pubblicistica
come collaboratore della rivista specializzata
“Guitar Club”.
All’ inizio degli anni ‘90 ho dato vita al “Soave Guitar Festival”,
unanimemente ritenuta
la più importante manifestazione europea
dedicata alla chitarra e ai chitarristi,
che ho condotto per ventidue edizioni,
concludendone la storia nel 2013 nella città di Vicenza.
Continuo a coltivare il mio amore per la poesia
e per le mie radici soavesi,
trovando nel dialetto del mio paese
la linfa che mi mantiene visceralmente legato alla mia terra.
Proprio per rendere un modesto omaggio a Soave
ho scritto un poemetto autobiografico,
che ho intitolato “Nato a Soave…in casa”,
pubblicato nel 2003 da Edizioni CIERRE.
Nel 2004 ho invece dato alle stampe
il mio primo volume di poesie in lingua italiana
“Briciole d’ amore”,
edito da Guitar Ranch – Verona.
Ancora presso Edizioni CIERRE nel 2007
ho pubblicato “Caffè amaro – Quel certo sapore dei miei anni ‘60”,
scritto autobiografico in cui racconto la mia esperienza
di giovane batterista dei Kings nei mitici anni ‘60.
Altra mia pubblicazione, risalente al 2008,
è stata “Soave Guitar Festival – Scene e retroscena”.
In questo volume ho raccontato come è nata
e si è sviluppata la rassegna alla quale ho dedicato
oltre due decenni della mia vita.
Nel 2014 ho collaborato con Dodi Battaglia, chitarrista dei Pooh,
e Tommy Emmanuel, il più grande chitarrista acustico vivente,
alla realizzazione del loro CD “Dov’ è andata la musica”,
che mi vede anche autore del testo del brano
“Io non so amare a metà”.
Nel 2016 ho dato alle stampe il libro di poesie
“Foglie verdi e foglie secche”.
Il 10 Novembre 2017 ho presentato il mio primo album solista
“Lancillotto e Ginevra”, edito da Azzurra Music – Pastrengo (VR).
Questo lavoro contiene quattordici canzoni,
tutte da me composte, suonate
(con l’ aiuto di alcuni ottimi musicisti, tutti miei cari amici)
e cantate.
Nel 2018 Edizioni Croce di Roma ha pubblicato
“La quinta stagione”, e nel 2019 “Chiodi, croci e speranza”
e “Giorni feriali e feste comandate”,
tre libri di poesie.
Mia pure la canzone “Chiaroscuro”,
scritta e interpretata da me,
divenuta la title track dell’ omonimo CD
che ha corredato il libro “Witch Hairs” di Dixie Gamble,
esordiente scrittrice
e moglie del noto chitarrista statunitense John Jorgenson.
Nello stesso periodo , lo stesso John Jorgenson
ha realizzato una bella cover della canzone
“Caffè amaro” di cui sono co-autore,
e l’ ha inserita nel suo nuovo CD
“East Meets West”.
Il 10 luglio 2020 Azzurra Music
ha pubblicato “Virus” dell’ inedito duo
“Pierpaolo e Tommaso Adda”.
Si tratta di un concept album
costituito da nove canzoni
che ho scritto sulla pandemia di Covid19
che ha colpito noi e il mondo intero
e che ho realizzato con mio figlio Tommaso.
In occasione della ricorrenza dell’ 8 settembre 2020
i quotidiani L’ Arena di Verona e Il Giornale di Vicenza
hanno iniziato la distribuzione,
conclusasi all’ inizio di novembre, di “Resistenza”,
volume nel quale ho raccolto ventiquattro interviste
ad altrettante vittime del fascismo e/o a loro familiari;
volume al quale era allegato l’ omonimo CD
contenente tredici canzoni da me composte ed interpretate
per ricordare fatti realmente avvenuti
in quel periodo nella mia area (est veronese).
Azzurra Music, editrice di questi lavori,
ha poi messo in vendita anche il CD come opera autonoma.
I KINGS
Son entrato nel gruppo “Dino e i Kings” a fine estate del 1963,
quando, dopo la loro vittoria
al “Festival degli Sconosciuti” di Ariccia
– manifestazione promossa da Teddy Reno,
che dava diritto ad un contratto con la RCA –
la casa discografica contestò due elementi del gruppo
(batteria e chitarra ritmica)
e ne impose la sostituzione.
Entrai come batterista, lasciando “The Storms”,
e portai con me Gilberto Storari,
che in questo gruppo suonava il basso,
ma che sapevo essere pure un ottimo ritmico.
Solo questa nuova formazione,
a differenza di quanto si capisce
dal peraltro interessante e apprezzato articolo
di Italo Gnocchi
pubblicato da “Raropiù” numero 90,
inciderà i lati B (“Così come sei” e “Cerca di capire”)
dei due primi 45 giri di Dino (al secolo Eugenio Zambelli),
nonché gli altri tre brani
( “Lo sai tu?”, “Torna con me sulla luna”
e “Fuoco del mio cuor”)
compresi nel primo LP di Dino.

Dino e i Kings.
Sempre a parziale rettifica di quanto scrive Gnocchi,
non fu la RCA ad imporre l’ arrangiamento di Ennio Morricone
per “Il ballo della bussola”,
canzone con cui Dino avrebbe dovuto partecipare
al Cantagiro 1965 insieme a I Kings.

La nostra versione era veramente bella
e abbastanza innovativa per l’ epoca,
in quanto ricreava sonorità e ritmiche
molto in stile Bo Diddley,
e la RCA stessa la utilizzò
per farci registrare
una serie di puntate pubblicitarie
su “Carosello” (RAI)
per la linea di intimo femminile
“La bussola” della Helion-Chatillon.
Il problema vero fu la inattesa decisione di Dino
(in realtà della sua famiglia)
di ribaltare i rapporti economici all’ interno del gruppo,
con il fine di rompere la formula originale
che si ispirava a “Cliff and The Shadows”,
dove cantante e gruppo avevano pari dignità,
e riducendo la band ad un ruolo dipendente,
quasi impiegatizio.
Fu lì che, proprio out of the blue,
ci trovammo di fronte a questa sgradevole novità
della nuova versione della canzone
con accompagnamento orchestrale
e con Dino fermo sul suo nuovo progetto economico.
Ma fu anche lì che decidemmo di lasciarlo
con decorrenza immediata, e,
dopo aver registrato la nostra denominazione
“I Kings” alla Camera di Commercio di Verona,
un certo giovedì della primavera 1965
gli comunicammo
che gli impegni dell’ imminente fine settimana
non li avremmo onorati,
e che i nostri rapporti si consideravano risolti.

I Kings. Auguri 1966.
Vorrei rettificare anche un altro dato,
che leggo a pagina 72 di “Raropiù”,
dove si dice che il primo e unico LP dei Kings comprende,
tra altre cover, anche “Io ho in mente te” dell’ Equipe 84.
In realtà quel brano fu registrato
prima da noi che dall’ Equipe,
tant’ è che il nostro Long Playing
è stato ultimato all’ inizio della primavera ’66,
un paio di mesi prima del Cantagiro.
L’ idea della Durium, nostra casa discografica,
era infatti di ritardare l’ uscita del singolo
“Io ho in mente te” fino a giugno,
proprio perché questa fosse la nostra canzone
per partecipare al Cantagiro.
A quel punto la Ricordi, titolare dei diritti editoriali,
mise il veto sul nostro utilizzo del brano
e lo riservò all’ Equipe 84, suo gruppo,
che, come ben sappiamo,
vinse la manifestazione.

La cartolina del Cantagiro.
Ultima, ma doverosa rettifica,
i Kings non si sciolsero a causa
del mancato rinnovo del contratto discografico
da parte della Durium, ma per cause diverse,
che elenco brevemente.
Ai primi di gennaio 1967,
poche settimane dopo l’ uscita di “Caffè amaro”
(senza dubbio la più bella che io ed Ennio Ottofaro abbiamo scritto),
venni chiamato al servizio militare,
con obbligo di presentarmi alla Caserma “Trizio”
di Lecce entro il 21 dello stesso mese.
In fretta e furia I Kings reclutarono
un sostituto e continuarono l’ attività.
Entro breve però Andy De Bruyn, il bassista,
non si trovò più a suo agio nel gruppo così ricostituito
e se ne andò,
per formare una sua band,
i “Sex Machine”.
Il morale generale nel gruppo scese sempre più,
anche perché, con la mia uscita,
veniva a mancare l’ elemento
che sino ad allora si era occupato
dei rapporti con la stampa
e la casa discografica.
In più l’ impressione dei superstiti
era che la Durium non avesse gradito
tutte queste vicissitudini.
Ci fu uno scambio di lettere
tra le parti (le ho in originale),
che si concluse con una Durium
che di fatto lasciava liberi I Kings
da ogni impegno.

A Salsomaggiore.

West End di Torino.



Al Piper di Milano.

AL RADUNO BEAT
DI MILANO
I Kings sono fra i complessi che parteciparono
al Primo raduno beat di Milano,
di cui parlo in un altro articolo del Blog.
In quell’ occasione, in playback come gli altri,
eseguirono “Cerca”.
Ecco alcune inedite immagini dello spettacolo.



Il mitico Renato.
SINGOLI






LP

Ristampato, CD e vinile,
da On Sale Music.

