Ultimo aggiornamento 26 Giugno 2026
IL “PRINCIPE” & “L’ INDIANO”
Anche con queste due colonne portanti della musica italiana ’60/’70
ho avuto la fortuna di vivere innumerevoli, indimenticabili avventure.
Per quanto riguarda il “Principe”
(com’ è soprannominato l’ ex frontman dell’ Equipe 84),
ricordo in particolare quella del 1994,
nell’ ambito del festival “Feedback”:
riuscii a fargli fare, per la prima volta assoluta nella carriera,
coppia con Shel Shapiro, ex leader dei Rokes.
All’ evento diede particolare risalto Marinella Venegoni
dell’ importante quotidiano italiano “La Stampa”, la quale, pure,
venne a Bellinzona per assistere al concerto
e scrivere un secondo articolone dedicato ai due.
Maurizio era già stato al festival due anni prima,
affiancato da una band “made in Ticino”, la Feedband,
capitanata dal locarnese Corry Knobel.
Con i Dik Dik.
Con Loredana Bertè.
In diretta televisiva.
Nel 2018 i due decisero di realizzare un album, “Love And Peace”.
Nel promuoverlo però, per maggiormente ingolosire il pubblico,
evitarono, lasciandomi un po’ di amaro in bocca,
di ricordare chi e come, quasi venticinque anni prima,
li aveva messi insieme.
Deluso da tale comportamento,
scrissi una mail protestando, seppur garbatamente.
Maurizio si scusò ammettendo che sarebbe stato giusto
“dare a Giorgio quel che è di Giorgio”,
Shel invece preferì … fare l’ indiano, nonostante sia inglese.
Mi resero comunque giustizia, tempo dopo,
le riprese effettuate quella sera in piazza del Sole
dalla Televisione della Svizzera Italiana,
nonché alcuni articoli
con la giusta versione dei fatti,
tra cui quello di rockol.it, sito leader per
l’ informazione musicale in Italia
e fonte di riferimento per appassionati e addetti ai lavori.
Eccolo:
A CESARE …. “CLIC” QUI
Fra le testate che dedicarono attenzione all’ evento, anche “Ticinonline”.
COLUI CHE PORTÒ LA PACE
TRA I RIVALI DEL BEAT ITALIANO
Di Marco Sestito
Dopo decenni di rivalità
gli ex frontmen di due gruppi storici della musica tricolore
(Shapiro dei Rokes, Vandelli dell’ Equipe 84, ndr) hanno varcato
– per la prima volta insieme –
la soglia di uno studio di registrazione.
Impensabile fino a qualche tempo fa.
Pure se nel corso degli ultimi due decenni, in più occasioni,
li abbiamo visti condividere lo stesso palco, anche in tv.
Cosa troveremo all’ interno di “Love and Peace”?
Alcuni grandi successi dei due gruppi rivisitati.
«Non parlateci di operazione nostalgia
– puntualizzano i due musicisti in un’ intervista
rilasciata al Corriere della Sera –
Al limite è curiosità per vedere dove siamo arrivati.
La nostalgia non emoziona, il karaoke non vale niente,
è la sorpresa che conta».
In vista dell’ imminente uscita, in questi giorni,
si parla tanto e inevitabilmente dell’ album.
Un’ adeguata promozione non manca affatto,
anche se per i due,
visto il loro spessore, non servirebbe.
Shapiro e Vandelli rilasciano interviste,
raccontandosi e raccontando la nuova produzione.
LA LORO PRIMA VOLTA A “FEEDBACK”
Ma c’ è un aspetto molto importante
che non hanno (ancora) rivelato:
Shapiro e Vandelli hanno incominciato a parlarsi,
a frequentarsi, proprio qui alle nostre latitudini,
già nel lontano 1994,
grazie a Giorgio Fieschi.
Fieschi che li ingaggiò
e li convinse a condividere il palco
– per la prima volta in assoluto -,
a Bellinzona, in occasione del festival Feedback.
Vediamo cosa accadde …
Giorgio, presumo non sia stato affatto facile convincerli …
Come andò esattamente?
«Non sarebbe corretto definirla impresa ardua.
Comunque ci sono voluti pazienza e un certo tatto,
trattandosi, quanto a carattere, di due ‘peperini’.
Non a caso, Vandelli è soprannominato ‘Il principe’.
Con lui mi recai a casa di Shel, a Milano.
Per meglio riuscire nell’ impresa,
mi feci accompagnare dall’ amico Corry Knobel
(all’ epoca stage manager di ‘Feedback’) e da Marinella Venegoni,
una delle più note giornaliste musicali d’ Italia.
Marinella all’ evento dedicò ampi articoli su ‘La Stampa’,
prima e dopo il concerto».
Immagino molta tensione, almeno nei primi istanti …
«Inizialmente un po’ di diffidenza da parte di ambedue,
uno scambio di battute tra il pungente e lo scherzoso.
Poi, però, fu piacevolissimo.
Una serata che prese avvio con una risottata
e proseguì con il racconto di divertenti aneddoti.
In quell’ occasione Vandelli confidò
che aveva il porto d’ armi, seppure non gli servisse».
Prima del concerto a Bellinzona,
nonostante la loro grandezza,
suppongo abbiano dovuto provare …
Che vuoi dirmi al riguardo?
«I due vennero in Ticino con un po’ d’ anticipo
sulla data del concerto, ad Arbedo per provare.
In Piazza del Sole, poi,
eseguirono molti pezzi accompagnati dai Dik Dik,
di cui Vandelli per qualche tempo è stato produttore.
Una splendida prestazione.
Particolarmente apprezzato dal pubblico
– oltre quindicimila persone (non c’ erano ancora i camini dell’ autosilo) –,
il duetto con uno dei più celebri pezzi degli Everly Brothers.
Il concerto fu ripreso e messo in onda
dalla Televisione della Svizzera Italiana».
(…)
“GUARDA LA RADIO”
Nel 1998 e 1999, per me, tour svizzero
affiancato dall’ amico Sergio Savoia
a bordo del carrozzone di “Guarda la Radio”,
programma bimediale da noi ideato e condotto,
nato quasi per caso, che inizialmente avrebbe dovuto coinvolgere
unicamente personale e mezzi di Rete Uno
e intitolarsi “Il Carrozzone”, con “La Palmita”,
fra i più originali e di tendenza fino ad oggi proposti
da Besso e Comano.
Due sole le edizioni, nel corso delle quali comunque,
con grande seguito di pubblico,
girammo il Paese in lungo e in largo
(facemmo tappa in una trentina di città,
prevalentemente della Svizzera tedesca).

Ottimi complici in questa irripetibile esperienza, i Mister ‘O,
band prestataci da Maurizio,
il quale fu anche ospite di una puntata
e cui rinnovo i ringraziamenti per tanta disponibilità.
Splendidi musicisti, gli ‘O,
che settimanalmente assicurarono un’ intrigante colonna sonora
ed effervescenti “stacchetti”
(ad esempio, quando si trattava di cedere la linea
a Rete Uno per il notiziario da Lugano).
SHEL
È dal 1983 che lo conosco,
anno in cui lo incontrai al Verona Beat Festival.
Da allora ci siamo rivisti innumerevoli volte.
È stato ospite di diversi programmi radiofonici e televisivi
da me condotti, tra cui “Amici miei”,
nonché protagonista di alcuni concerti
organizzati nel tempo libero.

L’ evento che ricordo in particolare
è quello organizzato nella Sala multiuso di Grono (!)
il 31 dicembre del 1987.


Per la verità, inizialmente la serata
avrebbe dovuto svolgersi
presso l’ allora Centro Hagman di Magadino.
Per motivi che non ricordo,
all’ ultimo minuto fummo però costretti
a optare per un’ altra sede, quella grigionese
(immersa nella neve), appunto.
Da un ritaglio di giornale
(“Corriere del Ticino?) dell’ epoca:
“Fine 1987 all’ inseguimento degli anni ’60,
sulla scia del successo
di alcuni personaggi del passato
(come Fausto Leali)
e soprattutto di alcune atmosfere
e generi dei favolosi «sixties»,
come il rhythm’n’blues di Zucchero.
La You Productions di Fieschi,
da questo punto di vista,
ha realizzato il colpo migliore.
Giovedì prossimo, notte di San Silvestro,
nella sala multiuso di Grono, a partire dalle 21.00,
chi ancora ricorda canzoni come
«Che colpa abbiamo noi», «È la pioggia che va»,
«Bisogna saper perdere»
– che sono state degli autentici hit del primo beat italiano –
potrà passare la notte con il loro autore,
l’ inglese italianizzato Shel Shapiro,
che con i suoi Rokes fu un protagonista di quel periodo.
Un successo continuato fino all’ inizio degli anni ’70,
poi Shapiro abbandonò la ribalta
ma rimase dietro le quinte trasformandosi in produttore.
E in quest’ attività arrivò fino a Quincy Jones,
oltre a Bennato, Patty Pravo, Ruggeri, ecc.
Ora però ha pubblicato un nuovo album
– dal titolo emblematico «Per amore della musica» –
recuperando l’ antico spirito naïf
ma anche sintetizzando
i suoi quasi trent’ anni di vita nella musica.
Un appuntamento, quindi, quello di Grono,
non solo per i nostalgici
di un’ epoca della canzone italiana
per alcuni davvero indimenticabile.
Faranno da spalla a Shapiro
e alla sua band di nove elementi
i luganesi Stand By,
che riproporranno pure loro
un repertorio legato a quel periodo.
(…)

