Ultimo aggiornamento 12 Giugno 2026
LI PREFERIVO UNA VOLTA
Figurano fra le più longeve band d’ Italia,
hanno all’ attivo innumerevoli pezzoni e, di conseguenza,
si ascoltano sempre con grande piacere.
Purtroppo, però, oggi possono contare su un solo membro originale,
il tastierista, nonché cofondatore Beppe Carletti.
È il motivo per cui non provo più particolari emozioni ascoltandoli.
Diciamolo:
da quando il mitico Augusto Daolio ci ha lasciati,
i pur bravi Nomadi non sono più i Nomadi.
Idem – parlo sempre a titolo personale –
per quanto concerne i brani incisi in seguito,
di buona qualità, sì,
ma che fanno rimpiangere perle, tanto per citarne alcune,
“Come potete giudicar”, “Dio è morto”,
“Canzone per un’ amica”, “Io vagabondo” e “Un giorno insieme”.
A “FEEDBACK”
Visto che si parla del gruppo emiliano, ricordo che, nel 1993,
si esibì a Bellinzona, nell’ ambito di “Feedback”,
festival da me ideato e organizzato
per una decina di anni in piazza del Sole, ai piedi di Castel Grande.
Concerto ripreso e messo in onda dalla Televisione della Svizzera Italiana.
IL “BIDONE”
Già che ci siamo,
mi piace anche rinverdire un divertente aneddoto aneddoto,
storia di un “bidone” che tirai a un collezionista italiano
in occasione di uno spettacolo dei Nomadi
al Palazzetto FEVI di Locarno.

A Locarno con la finta copia del prezioso singolo
e un divertito Beppe Carletti, al quale raccontai
lo scherzo ai danni dell’ ingenuo fan italiano.
Dunque …
Con la complicità dell’ amico Mario Del Don, di professione grafico,
realizzai una finta copertina, cartonata,
dell’ introvabile “Donna, la prima donna”,
singolo di debutto del complesso di Augusto Daolio
(odierna quotazione: più di ottocento euro!),
copertina nella quale, però, inserii un altro vinile,
dei Taste di Rory Gallagher.
Fingendo di ignorare che il disco fosse così prezioso,
dopo averlo utilizzato per uno speech
con cui avevo deciso di aprire un servizio
per “Il Quotidiano” della Televisione della Svizzera Italiana
e insistenti corteggiamenti, lo diedi all’ ingenuo fan, che,
eccitato e convinto di aver fatto un affarone,
di corsa salì in macchina e ripartì alla volta della vicina Penisola.
Non so cosa, ancora oggi,
pagherei pur di rivedere la sua faccia
nello scoprire che gli avevo rifilato una patacca!
QUANDO SUONARONO AD AMBRÌ
(e il pubblico, ingiustamente, li snobbò)
Nonostante il vasto seguito su cui possono contare,
anche i Nomadi annoverano qualche serata andata storta,
per quanto concerne l’ affluenza del pubblico.
Fra queste, lo spettacolo del 7 luglio del 1984 ad Ambrì,
tenuto davanti a poche centinaia di persone in un hangar dell’ ex Aerodromo.
Io ne approfittai per intervistare la colonna portante del gruppo,
l’ indimenticato Augusto Daolio.
Certo di fare cosa gradita,
pubblico alcuni stralci di quella interessante chiacchierata.
«Il ridotto numero di spettatori – commentò l’ iconico cantante –
piacere non ci ha fatto. Ci rincresce soprattutto per gli organizzatori,
giovani pieni di entusiasmo che hanno lavorato veramente bene.
Sai, pur non essendo i Pink Floyd,
raramente ci siamo trovati in simili situazioni.
In Italia, anche nelle tanto temute discoteche,
ci esibiamo spesso dinanzi a cinque-seimila persone.
Raduni oceanici qui ad Ambrì,
considerato che manca una tradizione di questo tipo,
in quanto siamo in montagna, non ne avevamo previsti.
Credevamo però, unitamente agli amici del Banco
(del Mutuo Soccorso, che aprì la serata, ndr),
con cui abbiamo suonato, che qualche persona in più sarebbe venuta.
I pochi presenti comunque – e non è retorica –
erano veramente buoni, ci siamo divertiti ugualmente.
È pur vero che, dove non esiste un’ abitudine a certi spettacoli,
difficile attirare gente. È triste, ma è così».
Augusto, che effetto fa sentirsi ricordare, dopo tanto tempo,
“Donna, la prima donna”, il vostro primo disco?
«È piacevole, non credevo esistessero ancora,
soprattutto oltre i confini italiani,
persone che ricordano questo quarantacinque giri.
Devo dirti che è una vera e propria rarità,
poiché la casa discografica di allora, la EMI,
ne stampò poche migliaia di copie».
Che pensi del revival in atto in Italia?
«Non mi interessa proprio.
E poi è fatto male, gestito da personaggi discutibili,
impreparati, superficiali, speculatori,
che gli anni Sessanta li hanno visti al cinema,
non li hanno veramente vissuti
(un po’ come oggi …, ndr)».
Però, anche nei vostri spettacoli
i successi del passato non mancano…
«Se è vero che il revival non ci attira,
è altrettanto vero che non rinneghiamo quanto fatto in passato.
Si tratta di canzoni belle, certamente non stupide,
di cui siamo orgogliosi e che continuano ad avere successo.
Le intercaliamo alle cose recenti,
poiché conservano attualità, freschezza.
Il pubblico gradisce.
Del resto, come fanno a non piacere ancora
“Dio è morto”, “Noi non ci saremo”, “Ho difeso il mio amore”?
Andiamo avanti portando con noi pure le cose belle del passato,
senza nostalgia però».



