Ultimo aggiornamento 8 Marzo 2026
AMORE
AL PRIMO VINILE
Nella pagina dedicata a Gianni Dall’ Aglio
accenno ai Ribelli,
storica band fondata da Celentano.
Li ho amati da subito,
come è stato per Beatles, Rolling Stones,
Kinks, Who, Animals e tantissimi altri.
Divenuto giornalista,
ho avuto la fortuna di incontrarli,
instaurare rapporti di grande amicizia
e, con loro, realizzare
meravigliosi progetti musicali.

La gloriosa formazione di “Pugni chiusi”:
Natale Massara, Gianni Dall’ Aglio, Giorgio Benacchio,
Demetrio Stratos e Angel Salvador.
DAL CLAN CELENTANO
ALLA RICORDI
Nel 1959 si sciolgono i Rock Boys di Celentano,
che recluta un batterista bambino mantovano,
Gianni Dall’ Aglio.
Con Nando De Luca alle tastiere
e il nipote Gino Santercole alla chitarra,
– sono i componenti più ricordati –
il “Molleggiato”forma I Ribelli.


Adriano con una delle prime formazioni dei Ribelli.
Vicino a Massara, Gino Santercole.
Nel 1960 con Ricky Sanna (poi Ricky Gianco)
incidono “Ribelli in blues” e “La camicia blu”.
Poco dopo fanno la stessa cosa
con il cantante inglese Colin Hicks, sfornano
“Love’s Made a Fool of You” e “Garden Of Eden”.
Primo disco realizzato da soli, “Enrico VIII”.
Segue, per l’ etichetta Clan Celentano,
“Alle nove al bar”.
Prendono parte al film “Io bacio…tu baci”
di Piero Vivarelli.

Ai tempi di “Chi sarà la ragazza del Clan?”.
Con loro, i Ribelli suonano in molti dischi del Clan.
Adriano, tra l’ altro,
li impiega nel lancio della Ragazza del Clan,
Milena Cantù, ai tempi sua fidanzata:
pubblicano “Chi sarà la ragazza del Clan?”.
Dopo essere rimasti per un periodo senza bassista,
ingaggiano Jean Claude Bichara,
prima con Johnny Halliday e Richard Anthony,
che porta con sé il fratello Philippe.




Nel 1966 i Ribelli sono al Festival di Sanremo
con “A La Buena De Dios”, cui fa seguito “Per una lira”,
di Mogol e Battisti.

La curiosità:
il provino fotografico
del retrocopertina di “Per una lira”.
IL RADUNO BEAT DI MILANO
Palazzetto dello Sport, Milano, 15 giugno 1966:
Primo raduno beat,
organizzato da Miki Del Prete e Sandro Colombini
in collaborazione con la rivista “Giovani”.

Fuggiaschi, Ribelli,
Rokes, Giganti, Camaleonti,
Equipe 84, Dik Dik, Patrick Samson,
Caterina Caselli & Gli Amici, Quelli,
New Dada, Casuals e Rogers
sono alcuni dei tanti artisti
che vi presero parte.

Da sinistra:
Jean-Claude Bichara, Gianni Dall’ Aglio,
Giorgio Benacchio e Natale Massara.

A sorpresa,
Adriano Celentano, il quale,
lanciato da Gianni Boncompagni,
con i Ribelli eseguì un brano
che gli è sempre piaciuto moltissimo:
“Rip It Up” di Little Richard.



Adriano e Giorgio Benacchio.
Tempo dopo i Bichara vengono licenziati,
arrivano
Demetrio Stratos e lo spagnolo Angel Salvador.
La band incide “Come Adriano”.
Nel 1967 la band passa alla Ricordi,
per la quale sfornano “Pugni chiusi”.

A “Pugni chiusi” fa seguito “Chi mi aiuterà”,
“You Keep Me Hanging On” delle Supremes.



Poi l’ album “I Ribelli” ,
con materiale precedentemente già pubblicato
e alcuni nuovi titoli.



La Ricordi, come fa con altri gruppi,
impone al complesso rifacimenti di pezzi poco adatti,
tra cui “Yummy Yummy Yummy” degli Ohio Express
e “Obladì Obladà” dei Beatles.
Miglior punteggio, invece, per “Oh! Darling”,
pure beatlesiana.



Altro rifacimento non adatto ai Ribelli,
“Goodbye”,
di Lennon/McCartney e lanciata da Mary Hopkin.
Comunque ottimamente cantata,
per la prima volta in qualità di solista,
da Gianni.
I Ribelli “live” a Recoaro Terme …
e Roncadelle (BS).
Nel 1970 la band si scioglie.
Si rimette insieme nel 1977,
con Dall’ Aglio, Massara, Benacchio
e, al basso, Dino D’ Autorio.
Pubblicano “Illusione”
Idem nel 1986,
con Dall’ Aglio,
Alberto Ferrarini (chitarra),
Maurizio Bellini (voce e tastiere),
Fiorenzo Delegà (basso),
Mauro Negri (sax e tastiere)
e Guido Maselli (voce e tastiere).
Da un concerto all’ Espocentro di Bellinzona
viene tratto l’ album “live”,
da me prodotto e distribuito dalla CGD.
LA STORIA
DI “ILLUSIONE”
Frame del video TSI:
Gianni Dall’ Aglio, Angel Salvador,
Giorgio Benacchio e Natale Massara.

Gianni, Angel e Giorgio.
Fra i tesori conservati negli archivi
della Televisione della Svizzera Italiana
c’ è il video di “Illusione”, splendido, struggente pezzo
inciso dai Ribelli in occasione
della temporanea reunion del 1977.
«Nel 1963 – ricorda Gianni – ascoltavo Radio Luxemburg
seduto sul pavimento della sala da pranzo
con il magnetofono “Geloso” acceso,
pronto con l’ indice sul bottone rosso
a registrare dalla radio con giradischi incorporato,
marca “Minerva”,
acquistata con i soldi guadagnati
durante le serate estive con Adriano;
con quei guadagni avevo comperato, pure,
il nuovo arredo in teak
della casa dei miei genitori a Mantova.
Rimanevo ore in attesa delle nuove canzoni
che l’ emittente pirata trasmetteva durante la notte,
adoravo quei momenti, pregustando le novità
che avrebbero fatto la storia dei fortissimi anni ’60.
Registravo tutto quello che mi piaceva,
compresa la pubblicità, malgrado il pessimo segnale.
Mi stupivo che le canzoni arrivassero in Italia
tantissimo tempo dopo e alcune di esse non riuscissero
ad ottenere il successo che avevano
in Inghilterra e negli Usa.
Una di quelle era “Deep Purple”,
cantata e arrangiata da Nino Tempo,
pseudonimo di Antonino Lo Tempio,
e April Stevens, sua sorella.
Durante le trasferte notturne di noi “Ribelli”,
ammassati tra gli strumenti
sul furgoncino VW con i colori del Clan,
sempre nel 1963,
giravamo l’ Italia in lungo e largo,
restando svegli grazie alle voci e ai suoni
dell’ emittente lussemburghese
che fuoriuscivano da una sgangherata radio.
“Deep Purple” piaceva all’ intero gruppo,
cosicché l’ avevamo imparata
e la cantavamo per divertirci.
Una notte, tornando da Riccione,
incontrammo Fausto Leali
in un bar dove ci eravamo fermati per un panino.
Parlammo di musica con lui
e delle canzoni che ad entrambi piacevano,
poi, in modo naturale,
accennammo il brano di Nino Tempo,
e Fausto, con la seconda voce,
si aggiunse in una straordinaria versione
Ribelli /Leali, emozionante e irripetibile.
Quell’ intesa ci eccitò moltissimo!
Dopo i saluti,
felici di aver condiviso quel brano
e convinti che un giorno l’ avremmo inciso,
ci rimettemmo in marcia,
ognuno con il proprio furgoncino.
Il progetto rimase chiuso nel cassetto per anni,
fino al 1977, quando Ricordi propose ai Ribelli
di incidere un nuovo singolo.
La scelta fu subito “Illusione”,
versione italiana.
Con Natale, Giorgio e Dino D’ Autorio,
registrai altri due brani,
uno scritto da me, uno da Natale.
Grande l’ entusiasmo nel ritrovarci insieme
sette anni dopo aver intrapreso strade diverse.
Furono momenti bellissimi,
pur consapevoli che ognuno di noi
avrebbe poi proseguito
con attività artistiche indipendenti.
Incidendo “Illusione”,
avevamo ritrovato l’ intesa musicale
che si era interrotta anni prima
e stava ora dando i suoi frutti
e nuovo vigore al gruppo.
Momenti, quelli vissuti, da considerare
importante tassello della storia della band.
“Calore”,
brano suonato e cantato da Natale,
divenne il lato B del disco,
mentre la voce di “Illusione”
è la mia, doppiata all’ unisono.
Quanto al terzo pezzo,
provino della mia canzone cantata in inglese,
piacque a Patty Pravo,
che diversi anni dopo la incise
con il titolo “Dolce una follia”.
Tornando a “Calore”,
voglio ricordare l’ assolo di sassofono
eseguito da Natale: un regalo a tutti noi,
una vera perla!
Questo 45 resterà, a mio avviso,
uno dei più rappresentativi,
dal sound raffinato e coinvolgente,
caratterizzante molti altri brani da noi incisi.
Pur non avendo avuto l’ onore delle classifiche,
ancora oggi merita ascolto ed emoziona.
In occasione del lancio di “Illusione”,
facemmo tappa negli studi di Comano
della Televisione della Svizzera Italiana,
dove presentammo il pezzo
nel corso di una puntata de “Il cangurino”.
Giorgio mi chiede
perché nel disco al basso c’ è Dino D’ Autorio,
mentre nel video Angel Salvador.
Non so rispondere,
poiché né io né Natale ce lo ricordiamo.
Quanto ad Angel, storico “Ribelle”,
gli dedico ciò che ho raccontato».
LE RETROCOPERTINE
DI “ILLUSIONE”
“Illusione” ha due diverse retrocopertine:
una è a colori, uguale al lato A,
l’ altra caratterizzata da una differente foto
(in bianco e nero).
LA REUNION
DI BELLINZONA
Nel 1978
la storica reunion a Bellinzona,
cui non partecipò Demetrio Stratos,
che da poco aveva lasciato gli Area,
in quanto impegnato
con una serie di concerti a New York.
Il non facile compito di sostituire
l’ indimenticato cantante greco
toccò a un suo connazionale
del quale non ricordo il nome, che,
comunque, se la cavò molto bene.
A dar man forte in quell’ occasione,
Silvio Pozzoli, mitico corista italiano.

Nel 1989
i Ribelli vennero reclutati da Pippo Baudo
per la puntata inaugurale di “Serata d’ onore”,
dedicata ad Adriano Celentano
e in onda da Montecatini Terme su RAI DUE.
Per l’ occasione suggerimmo di incaricare le sarte
di confezionare la stessa divisa rosso/nera
indossata da Gianni e soci ai tempi del Clan,
ideata dalla mamma del “Molleggiato”:
l’ idea piacque e venne pertanto realizzata.
Molti gli spettacoli
in seguito da me organizzati con la band,
sempre guidata da Gianni
e nella quale, nel tempo, si sono alternati
molti altri ottimi musicisti.

A Montecatini Terme
– nella foto: a sinistra –
c’ era pure Dino Pasquadibisceglie
fra i primi bassisti dei Ribelli.
A PROPOSITO
DI SANREMO
Quando ancora era quel che dovrebbe essere,
ossia il festival della canzone, e non del trash,
vi gareggiò, nientepopodimeno
che l’ immenso Stevie Wonder.
Successe nel 1969
(“Se tu ragazzo mio”, in coppia con Gabriella Ferri).
Gianni ricorda che una sera, dopo la gara,
in un locale non molto lontano dall’ Ariston
in cui erano di scena i Ribelli, apparve,
a sorpresa, Stevie.

«Mi presteresti la batteria?»
chiese al mio attonito, emozionatissimo amico,
che non si fece certo pregare!

Stevie Wonder, Demetrio Stratos
e Vittorio De Scalzi dei New Trolls
durante una jam session nel club
dove suonavano i Ribelli.
Foto: Franco Turcati.
Da anni la pelle di quella che è diventata una storica grancassa
fa bella mostra di sé su una parete di casa mia.
Una volta ancora, grazie Gianni per il prezioso regalo!
ANGEL SALVADOR
Scomparso tanti anni fa,
è stato un grandissimo amico
pure il bassista spagnolo
Angel Salvador.
Ai tempi del Ginnasio
fu il primo del gruppo
a rispondere a una mia lettera.
Ancora conservo
la cartolina che mi spedì,
sul cui retro c’ è scritto
“Al caro amigo Giorgio. I Ribelli. Ciao. Angelo”.

Con Angel a Milano.
Quando abitava a Milano, lo vedevo spesso.
In una di quelle occasioni
mi fece ascoltare una chicca:
il provino di “Non prego per me”,
cantato da Demetrio Stratos
(ne custodisco gelosamente una copia).
Il pezzo, di Mogol e Battisti,
fu presentato nel 1967 a Sanremo
dagli Hollies e Mino Reitano:
chissà perché Ricordi
preferì cederlo a loro.

Angel in concerto a Bellinzona.
Lucio, comunque, ai Ribelli
aveva precedentemente regalato “Per una lira”.
Anni dopo, poi, Gianni e socisi rifecero
incidendo un altro brano battistiano,
“Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto”.
Lo storico Covo di Nord-Est,
ai tempi fra i più famosi locali d’ Italia,
tra Santa Margherita e Portofino.
Più tardi i Ribelli sfornano, per DV Record,
raccolta di nuove incisioni di pezzi del passato
e un doppio Cd “live”,
“I Ribelli Cantano Adriano”
(Aereostella).
“PUGNI CHIUSI”
Per chi non avesse letto
“Batti un colpo” di Gianni,
ecco la storia di “Pugni chiusi”,
il maggior successo dei Ribelli,
raccontata
alla “Gazzetta di Mantova”.
Di Carlo Alberto Schiroli
“Pugni chiusi, non ho più speranze,
in me c’ è la notte più nera”.
Questa storia, lunga quasi quarant’ anni,
comincia con questi celebri versi,
o meglio con l’ altrettanto celebre (e conteso)
abito musicale che ha reso questi versi
decisamente fuori dal comune.
Una storia che tocca mondi
solo all’ apparenza lontani,
come la melodia e il diritto
(in particolare la complessa
regolamentazione del diritto d’ autore),
e che ha come ingredienti i quattrini,
una fetta di gloria e un’ amicizia che non c’ è più.
I protagonisti, anzi,
gli antagonisti di questa vicenda
sono due musicisti.
Gente strana i musicisti,
fuori dal comune come e più delle loro creazioni.
Chi la spunta
è il dinamico batterista dei ‘Ribelli’,
mantovano doc, Gianni Dall’ Aglio;
chi si arrende è Ricky Gianco,
autore di successo negli anni Sessanta,
cantante, pure lui ex Clan.
La vicenda nasce nel lontano 1967,
quando cioè viene alla luce la canzone
“Pugni chiusi”, dei “Ribelli”.
Un successo planetario,
milioni di copie vendute in tutto il mondo.
Ma per una volta cominciamo dal finale,
da come si è risolta la diatriba.
“Pugni chiusi”,
vero e proprio classico mai passato di moda
e che può vantare quindici diverse covers,
ha cambiato paternità.


Nel 1967 fu depositata alla Siae
con le firme
di Beretta per il testo e Gianco per la musica,
ma ora il chitarrista lodigiano
ha riconosciuto Gianni Dall’ Aglio
come coautore al 50%.
Senza annosi processi nè tribunali,
Gianco ha accettato di spartire
i crediti con il batterista,
il quale aveva nella manica l’ asso vincente:
un documento autografo del ’67,
mostrato in uno speciale del Tg2
sul diritto d’ autore,
in cui Gianco gli riconosceva
la paternità del brano,
depositato però a proprio nome,
in quanto Dall’ Aglio all’ epoca
non era iscritto alla Siae.
Dall’ Aglio,
può chiarirci cosa successe nel 1967?
«Avevo ventuno anni,
e nella mia casa di Porta Pradella,
composi la musica di “Pugni chiusi”.
Ma non ero iscritto alla Siae,
per farlo all’ epoca bisognava sostenere
un impegnativo esame e io avevo altre cose per la testa:
ero giovane, lavoravo con i “Ribelli”, mi ero appena sposato…
Così Gianco, nostro produttore e amico di cui mi fidavo,
depositò la musica del pezzo con la sua firma,
con l’ impegno di versarmi ogni sei mesi
le royalties, una quota dei diritti».
Accordo rispettato?
«No, passavano i mesi e io non vedevo una lira.
E mi giravano le scatole.
Incontrai Ricky e gli chiesi spiegazioni.
Lui disse che aveva troppi impegni
e perdeva molto tempo
a dividere le contabilità e i guadagni
per far risultare la mia parte.
Così mi propose
un assegno per liquidarmi del tutto,
in pratica per acquistare la canzone.
Ed io accettai stupidamente.
Lui inoltre, per convincermi,
denigrava la canzone,
sostenendo che non avrebbe sfondato.
E difatti all’ inizio
non ebbe un gran successo,
ma si intuiva
che era un pezzo importante».
Vendette milioni di copie nel mondo.
Chissà come le rodeva…
«Eccome! Ma per me era una sorta di autocastigo,
la meritata punizione per l’ azzardata scelta
di accettare quella buonauscita.
Mi stava bene.
Ma la cosa che mi rodeva di più
era sentire spesso Ricky
affermare che “Pugni chiusi”
era la sua miglior canzone:
non poteva prendersi i meriti
per qualcosa che non aveva fatto.
“Pugni chiusi” l ‘avevo musicata io!».
E i colleghi?
Conoscevano la realtà delle cose?
«In parte si.
La Sedrim, altra società che all’ epoca
tutelava in specifico
i diritti sulle riproduzioni meccaniche,
non richiedeva esami per l’iscrizione.
E io nel ’67,
forte del documento firmato da Gianco
che mi riconosceva la paternità,
chiesi che sul disco comparisse anche il mio nome.
Così, negli anni, è sempre stato noto
che era opera mia,
ma non percepivo
un soldo per via dell’ accordo».
Quale fu la molla che la spinse
a mettersi in moto per riacquistare
la paternità del pezzo?
«Qualche tempo fa partecipai
a uno speciale del Tg2 sui diritti d’ autore,
a cui era presente anche il presidente della Siae.
Assumma spiegò che il diritto
è inalienabile e imprescrittibile.
In pratica, dimostrando che il pezzo era mio,
nessun accordo sarebbe stato valido.
Mio padre aveva conservato
il documento autografo del ’67
e io lo mostrai in quella trasmissione.
Mi convinsi, e lo portai, insieme ai dischi,
a un bravo avvocato milanese
che si occupa di queste faccende.
Non sapevo ancora come agire:
pagai la parcella e gli feci studiare il caso.
Con una causa civile
saremmo stati in ballo per anni.
Così abbiamo inviato una lettera al fulmicotone
a Ricky e ai suoi legali.
Gianco ha capito che non gli conveniva il processo
e ha accettato l’ accordo di essere con me,
dal 2005 in poi, co-compositore al 50%
di “Pugni chiusi”
e tutto adesso è depositato alla Siae».
Giustizia è fatta?
Scusi, ma la musica non l’ aveva composta tutta lei?
«Si, ma ho preferito essere pragmatico.
Non l’ ho fatto solo per soldi,
ma per spazzare via i dubbi.
Mi dicono che Ricky sia arrabbiato,
ma lui era un beneficiato in quella situazione
e si è compensato con trent’ anni di diritti.
E comunque mi ha sempre evitato,
non abbiamo mai avuto modo di parlarne.
Io non ce l’ ho con nessuno,
ci tengo troppo a questa canzone.
Suonandola con i “Ribelli”,
mi accorgo di quanto la gente la ami».

Questa la maglia
della copertina di “Pugni chiusi”.
«La misi quel giorno nello studio fotografico
– ricorda Gianni –
e l’ ho conservata fino ad oggi
perché fatta da Orietta (la moglie, ndr).
I migliori ricordi vivono con noi!»
Anche Pelù l’ ha riportata alla ribalta.
«La sua versione mi piace, anche se la nostra,
con Stratos, è inarrivabile.
Sa, qualcuno ne ha avvicinato la melodia
a “When a Man Loves a Woman”,
ma io mi ispirai a “Georgia On My Mind”».
Altro da aggiungere?
«L’ esame per l’ iscrizione alla Siae poi lo feci,
nel ’70, e andò benone…».
“UNA SUSIE COME UN’ ALTRA”
Provino di cui gelosamente
conservo una copia:
“Una Susie come un’ altra”,
“Sorry Suzanne” degli Hollies.
Il retro è “Josephine”
(versione leggermente diversa da quella del disco).

Oltre “Sorry Suzanne”,
i Ribelli hanno coverizzato
altri due brani degli Hollies:
“Non prego per me”
e “Il vento non sa leggere”,
“He Ain’t Heavy, He’s My Brother”.
A Natale e Gianni ho chiesto notizie
concernenti questa “lacca”, sul cui retro
c’ è una versione alternativa di “Josephine”.
Il primo non ricordava di aver inciso il brano,
Gianni invece, dopo averlo ascoltato,
conferma che le voci, a cominciare dalla sua,
sono proprio quelle dei Ribelli.
«L’ abbiamo inciso alla Ricordi,
come il retro, “Josephine”,
cover di “Cinnamon”
dell’ americano Tommy Roe.
Uno dei tanti brani propostici
dai dirigenti dell’ epoca,
buona parte dei quali
erano semplici funzionari,
senza alcun bagaglio musicale.
Colpa loro se,
dopo perle come “Pugni chiusi”,
“Chi mi aiuterà”
“Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto”,
“Come sempre” e altri, abbiamo inciso dischi
per niente adatti a noi.
Comunque, è un provino ben riuscito,
interessante, da conservare gelosamente,
come, del resto, il precedente “Non prego per me”,
con cui avremmo dovuto andare a Sanremo nel 1967.
Pensare che avevamo composto altri pezzi,
oltre “Pugni chiusi”, che avrebbero ben figurato
sia su singolo che nell’ album,
a cominciare da “Il telegramma”,
cantato da me e con il coro di Demetrio Stratos!».
Quanto a “Sorry Suzanne”,
è un singolo del 1969 degli inglesi Hollies
scritto da Geoff Stephens e Tony Macaulay.
Il primo con Terry Sylvester al posto di Graham Nash,
il quale aveva lasciato la band
per trasferirsi in America e cofondare
il gruppo Crosby, Stills, Nash and Young».
LE COPERTINE


I VINILI DEI RIBELLI
(DAL CLAN IN POI)
Come detto, molti i dischi incisi dai Ribelli.
Ecco quelli, della mia collezione, che preferisco.
L’ ALBUM RISTAMPATO

Una apprezzata proposta della Contempo Records:
la ristampa dell’ unico LP inciso – 1968 – dai Ribelli.
Mai ristampato prima,
fatta eccezione per una stampa economica
della serie “Orizzonte” della Ricordi.
DEMETRIO STRATOS
DOPO I RIBELLI
E PRIMA DEGLI AREA


Ristampa su vinile colorato.
Pochi ricordano che Demetrio Stratos,
prima di divenire cantante degli Area,
incise un disco per la Numero Uno, “Daddy’s Dream”,
pubblicato nel 1972.
Pezzo composto da Harold “Lally” Stott dei Motowns,
quello di “Chirpy Chirpy, Cheep Cheep”.
Sul retro, “Since You’ve Been Gone”,
pure di Stott/Onward.
Nello stesso anno il brano fu rinciso da Mina
con il titolo “L’ abitudine”, testo di Bruno Lauzi.
FIGURINE


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