Ultimo aggiornamento 7 Ottobre 2026
SAPEVATELO?
Molti pensano che “Jet Airliner”, che aprirà la puntata di domenica di “Non ho l’eta”, in onda su Radio Ticino dalle 13:00 alle 14:00, sia stato scritto da Steve Miller, ma l’autore è in realtà il cantautore blues non vedente Paul Pena, che lo incise nel 1973 per il suo album “New Train“. A causa di una disputa contrattuale con la casa discografica, l’album di Pena rimase inedito per ben 27 anni (uscì solo nel 2000).
Steve Miller, di cui in seguito ascolterete anche “Abracadabra”, scoprì il brano grazie al suo ex tastierista Ben Sidran, che aveva prodotto il disco fantasma di Pena e fece ascoltare la traccia a Miller, il quale decise di realizzarne una propria versione per l’album “Book of Dreams”.
Quindi:
Dexis Midnight Runner (“Come On Eileen”), Giuliano Palma (“Pensiero d’amore”), Elton John (“Your Song”), Foreigner (“Cold As Ice”), F.R. David (“Words”), Boney M. (“Ma Baker”), Falco (“Der Kommissar”), Nena (“99 Luftballons”), Europe (“Carrie”), Opus (“Live Is Life”), Gary Moore, Phil Lynott (“Out In The Fields”), Judas Priest (“You’ve Got Another Thing Comin'”).
PREMIATA L’ECCELLENZA ARTISTICA
DI SUA ECCELLENZA MAL
IL VINILE CHE NON DOVEVA ESISTERE:
STORIA DI UN MIRACOLO BEAT
Farà la gioia degli appassionati di beat italiano: un inedito de I Corvi.
Verrà presentato in formato 45 giri domenica 25 ottobre alle 14:00 presso l’agorà del Padiglione C del Parco Esposizioni di Novegro (Milano) nell’ambito di Novegro Vinile Expo, la storica fiera del vinile legata a Vinilmania.
L’iniziativa è di Andrea Mattioli di AGMusica97, nome d’arte e nickname di un collezionista e venditore privato di vinili rari attivo su piattaforme specializzate, e Italo Gnocchi, uno dei più competenti collezionisti di dischi, produttori discografici ed esperti musicali in Italia, specializzato nel beat italiano degli anni ’60 e ’70, nonché in “memorabilia” battistiane.
A Italo, carissimo amico di lunga data, ho chiesto di tenermi da parte una copia del prezioso singolo e di anticipare qualche dettaglio.

Italo Gnocchi, quel gran genio del mio amico.
«Il primo, “Quando il tempo dell’amore”, è quello dei Moschettieri di Parma, erano della casa discografica Ariston, anche loro come i Corvi. Probabilmente il pezzo era stato provinato dai Corvi, ma non era mai stato inciso. Un mio amico, Andrea Mattioli, aveva trovato delle lacche (acetati, ndr). Aveva capito, più o meno chi erano, però voleva la conferma da me che fossero veramente i Corvi. E io ho detto di sì. La seconda canzone invece, “Un uomo piange solo per amore”, l’avevano incisa nel periodo Bluebell (etichetta discografica, ndr). I Corvi avrebbero dovuto andare a Sanremo con questo pezzo insieme a Little Tony. All’ultimo momento però ci hanno mandato Mario Guarnera, il perché non si sa. Io quando avevo trovato questo brano – anzi, ce l’ho ancora – un acetato, avevo chiesto ad Angelo Ravasini, il chitarrista, come mai. Lui rispose: “Eh, sì, quei coglioni lì non han mandato noi perché eravamo fuori dal giro da un paio d’anni, preferendo optare per Mario Guarnera. I pezzi sono molto belli, interessanti. Andrea Mattioli ha fatto un bel lavoro, sia in sede di masterizzazione sia di copertina. Sono contento di aver collaborato a questo progetto».
“TRITOLO”
Ossia Claudio Benassi, batterista dei Corvi recentemente scomparso, l’avevo conosciuto a Verona tanti anni fa, in occasione di un evento che la Televisione della Svizzera Italiana mi aveva incaricato di seguire.

Copertina del singolo. A destra, con Claudio a “Verona Beat”.

Il post su Facebook con cui Claudio, secondo da sinistra, mi ringraziò per questa pubblicità, di cui non conosceva l’esistenza e che gli inviai poco prima che ci lasciasse.
Molto tempo dopo, nel 1983, lo ingaggiai con la band per un concerto in piazza del Sole a Bellinzona, nell’ambito del festival “Feedback. Il ritorno della buona musica”.

Copertina dell’imperdibile libro scritto dal batterista.
Poco prima che se ne andasse, ci eravamo sentiti per parlare del libro “Ragazzi di strada… I Corvi”, come pure mettere in piedi un ritorno in Ticino (progetto che, purtroppo, per motivi diversi non fu possibile realizzare). Durante la telefonata fiume di quella volta, a Claudio posi anche domande destinate a soddisfare la mia personale curiosità.
NON DISPOSTI A COMPROMESSI
Perché lasciaste la casa discografica che vi aveva lanciato, l’Ariston?
«Per una questione di soldi. Nonostante avessimo venduto più di un milione di copie di “Un ragazzo di strada”, al momento di fare i conti, i nostri discografici dichiararono solo un terzo delle vendite. La stampa ci ha sempre dipinti come individui “poco raccomandabili”, ma eravamo semplicemente anarchici, non disposti a scendere a compromessi. Quindi, quando l’Ariston non ci riconobbe le Royalties dovute, rompemmo il contratto, procurandoci una causa in tribunale. Ricorderò sempre le parole di Alfredo Rossi, il boss dell’etichetta: “Corvi, come vi ho creato, vi distruggerò”. Noi ci facemmo una risata e passammo alla Bluebell. Forse non fu una scelta saggia, ma eravamo così».
Musicalmente, avete fatto scelte molto interessanti, in buona parte contro corrente, dando, sembrerebbe, poca importanza al lato commerciale…
«È così. Ci siamo formati ascoltando Radio Lussemburgo, a quei tempi fra i trampolini di lancio della discografia a livello internazionale, molte nostre scelte sono state influenzate ascoltando i suoi programmi. In Italia, siamo stati i primi, se non la prima band in assoluto, a usare, con l’aiuto di un tecnico amico, il distorsore. Insomma, i primi ad avere il sound aggressivo degli inglesi!».
Nel vostro repertorio non mancano però brani “soffici”, sognanti. E, persino, a carattere religioso …
«Per pareggiare. Pur essendo caratterizzati da un sound grintoso, non ci spiaceva proporre brani quasi mistici, fra cui “Luce”, “Quando quell’uomo ritornerà” e “Si prega sempre quando è tardi”, considerati da molti critici fra i nostri migliori pezzi. Non dimentichiamo, poi, che i Corvi, nel periodo delle Messe Beat, furono fra i primi, sempre in Italia, ad esibirsi in una chiesa, per la precisione quella di S.Maria della Pace in Parma, con un’affluenza straordinaria (la “Gazzetta di Parma” parlò di tremila persone). A darci un’importante mano fu un prete un po’ controcorrente. “Quando quell’uomo ritornerà” e “Si prega sempre quando è tardi” si inseriscono in quel filone, volevamo proporre qualcosa che interessasse la massa, ma nel contempo in linea con le Messe Beat».
A MURALTO
La prima volta dei Corvi in Ticino? Concerto all’Edelweiss di Muralto, primo aprile 1967.
IL GRANDE RITORNO DI ANITA TRAVERSI:
UN TESORO ANNI ’60 TORNA ALLA LUCE
ASCOLTA
MOON & STARS 2027: ROD SALVA LA BARACCA
(MA CHE NOSTALGIA DEI VECCHI TEMPI!)

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