Ultimo aggiornamento 11 Aprile 2026
FRA I PIONIERI
DEL BEAT ITALIANO


I Profeti con, appoggiato al palo, Gene Pitney.
Osvaldo Bernasconi, ex batterista dei Profeti,
l’ ho conosciuto a Milano, alla Ciao Records,
dove andò a lavorare
dopo essersi congedato da Polygram.
Siamo subito divenuti amici e,
seppure in modo non regolare,
continuiamo a sentirci.
LA TELEFONATA
Come te la stai passando?
«Bene. Mi esibisco con i miei Quantico Five,
che propongono un programma
di Popular Music (Folk, Blues, Rock)
di matrice nord americana,
con spettacoli che integrano musiche,
recitazioni e videoproiezioni».
Parlando dei Profeti,
chi ha dato il “la” alla loro storia?
«Renato Brioschi, io,
il compianto Nazareno Larovere
e Donato Ciletti.
In seguito ci furono diversi avvicendamenti,
un paio dei quali concernenti Donato e me:
mollammo per svolgere il servizio militare,
ma poi rientrammo
e riprendemmo l’ attività a pieno regime.
Ricordo che, pochi giorni dopo il ritorno a casa,
tenemmo un concerto al Vigorelli
con altri popolari complessi dell’ epoca.
Durante la nostra assenza i Profeti incisero il primo lp,
con, al posto nostro,
Roberto Margaria e Raffaele Favero».
Prima però c’ erano già stati gruppi …
«Con Renato, me e altri due musicisti, band con cui,
nel 1964, ci esibimmo al Liceo Carducci di Milano.
Fecero seguito i Sonars, poi, come detto, i Profeti».

A un certo punto se ne andò Renato.
«Per svolgere attività solistica.
Che gli ha dato molte soddisfazioni.
Fra le tante, l’ hit “Lady Barbara”,
con cui vinse un’ edizione del Disco per l’ estate
e che ispirò l’ omonimo film musicarello».
A proposito di defezioni, a un certo punto
te ne andasti pure tu…
«Nel 1973, per divergenze di carattere musicale.
Noi eravamo rockettari,
i suoni dei primi dischi lo confermano.
Non mi piaceva la linea soft,
il genere melenso che un funzionario della CGD
aveva imposto approfittando della nostra assenza.
Quella dei per altro gettonati “Ho difeso il mio amore”
e ‘”Gli occhi verdi dell’ amore”, per intenderci.
Tornai nel 1974 e, nel 1976, andammo a Sanremo.
Nel frattempo molte cose erano cambiate,
per cui ancora qualche disco e, poi,
i Profeti gettarono definitivamente la spugna».
In seguito cosa hai fatto?
«Con Renato alcuni concerti rock,
Deep Purple e altri pezzi del genere.
Poi manager di gruppi, impiegato alla Polygram
e produttore alla Ciao Records.
Da anni sono attivo nell’ immobiliare,
mi occupo della gestione di piccole proprietà,
seguo lavori, eccetera».
Fra di voi siete rimasti amici?
«Certo, come una volta.
Quelli che vedo con regolarità
sono Renato e Roberto Margaria.
A Renato, addirittura,
amministro delle proprietà.
Insieme abbiamo pure una chat».
Il CD con cover dei brani dei Bee Gees …
«Idea di un ex collaboratore della CGD.
Ci siamo riuniti per realizzarlo,
in buonissima parte, a casa di Renato.
Molto computer, e le nostre chitarre e voci.
Riascoltandolo, direi che è più che dignitoso.
In progetto c’ era pure un album dedicato ai Byrds,
perché Renato e Nazareno avevano le voci adatte,
molto somiglianti a quelle di Gene Clark e David Crosby.
Nel primo album, non a caso, c’ è “The Bells Of Rhymney”,
con l’ arrangiamento simile a quello realizzato dai Byrds.
Non se ne fece niente per una questione di edizioni».
Ricordiamolo: sei anche un po’ ticinese …
«Si, ho trascorso l’ infanzia sul confine con la Svizzera,
nella zona del Gaggiolo.
Il bisnonno, poi, aveva una panetteria a Stabio,
mentre un cugino viveva a Chiasso».
DIRETTORE ARTISTICO
Come detto, ho fatto amicizia con Osvaldo
alla Ciao Records di Milano.
Ai tempi ero produttore di Gianni Dall’ Aglio,
con cui ho realizzato il singolo
“Taking A Chance With Love”.
Qui siamo in uno studio televisivo, in Viale Col Di Lana,
in cui venivano prodotti programmi per Tele Montecarlo
di proprietà del ticinese Enzo Regusci,
uno dei pionieri della Televisione della Svizzera Italiana.
Studio all’ epoca frequentato
da Gianfranco Funari e Wilma De Angelis,
fra le prime in Italia
a proporre trasmissioni sulla cucina.
Foto realizzata durante una pausa
fra una ripresa e l’ altra di “Sound Check”,
programma dedicato a Bernardo Lanzetti,
(ex cantante della PFM),
artista di Osvaldo.


In questa foto, invece, Osvaldo con Leali, il quale,
all’ epoca, faceva parte degli artisti Ciao Records.

Recentemente
negli studi della Televisione della Svizzera Italiana.
Programma “Rolling Stones vs Beatles”.
LA STORIA DEI PROFETI
Il primo vinile inciso dai Profeti è “Bambina sola”,
sul retro, “Le ombre della sera”,
scritto da Roby Matano e Lucio Battisti.



Segue il singolo “Rubacuori,”
“Ruby Tuesday” dei Rolling Stones;
sul retro,
“Sole nero”, “Call My Name” dei Them.

Poco dopo incidono un album,
contenente, fra i pezzi,
“Asciuga le tue lacrime” (ancora Battisti)
e “Per fare un uomo” di Francesco Guccini.
Anche nel look la band
si dà da fare per essere originale:
sulla copertina dell’ lp
si fa fotografare con tuniche orientali.
Per quanto concerne le sonorità,
ricorre a strumenti esotici, tra cui il sitar.


Nel 1968
il complesso partecipa al Festivalbar
con “Ho difeso il mio amore”,
“Nights In White Satin” dei Moody Blues,
che vende bene.


Vende bene pure
“Gli occhi verdi dell’ amore”,
“Angel of The Morning”
di Merrilee Rush & The Turnabouts,
pubblicato non molto tempo.


Seguono “La tua voce” e “La mia vita con te”,
poi CBS decide di puntare sul leader, Renato,
che partecipa da solista
al Disco per l’ estate con “Lady Barbara”:
vince e, di conseguenza,
decide di mettersi in proprio.

Con la barbetta, l’ indimenticatoMaurizio Bellini,
passato in seguito ai Ribelli.
Alla band nel frattempo si aggrega Maurizio Bellini,
all’ organo Hammond, in sostituzione di Margaria.

I Profeti tornano a vendere
grazie a “Non si muore per amore”
e, nel 1971, con “Era bella”,
“Nothing Rhymed” di Gilbert O’ Sullivan.
Nello stesso anno pubblicano “Prima notte senza lei”,
con cui partecipano al Cantagiro 1972.
Nel 1973 il gruppo presenta a Un disco per l’estate
“Io perché, io per chi”.
La band ci riprova a Saint-Vincent nel 1975
con “Dimmi papà”,
mentre l’ anno successivo partecipa
al Festival di Sanremo con “Cercati un’ anima”.
Vinili, questi, poco pubblicizzati e, quindi, dimenticati.

I Profeti a San Remo nel 1976 con altri artisti CGD,
tra cui Sandro Giacobbe, i Gens e i Camaleonti.
Nel 1977 i Profeti si sciolgono.
Nel 1989
si rimettono insieme per una breve apparizione
nella trasmissione televisiva “Una rotonda sul mare”
di Red Ronnie e, nel 1999,
incidono l’ album di covers dei Bee Gees con testi in italiano.
Nel 2001 vengono reclutati per “Comeback”,
festival da me organizzato a Giubiasco.
MEMORABILIA

Cartolina promozionale.

Cartolina promozionale.

Cartolina promozionale.

Dispensa DeAGOSTINI con CD.
SAREBBE
LORO PIACIUTO, MA ….
Anche un libro con la storia dei Profeti:
“Ci sarebbe piaciuto ma… Non eravamo i Beatles”.
L’ ha scritto l’ ex bassista Roberto Margaria.

Osvaldo Bernasconi.
Alla stesura hanno collaborato Renato Brioschi,
Donato Ciletti e Osvaldo Bernasconi.
Dal retrocopertina:
“Il libro ricostruisce, attraverso aneddoti
e personaggi che ne hanno caratterizzato la genesi e l’ apice,
la storia di una band (I Profeti)
composta da quattro ragazzini adolescenti
che si trovano, alla fine degli anni 60,
ad affrontare un successo inaspettato
e conoscere un mondo quasi ignoto a loro,
incontrando i personaggi piu famosi dell’ epoca.
Appare un lungo flash back pregno di giusto orgoglio
per i risultati raggiunti e quel pizzico di goliardia
che rende sempre piu allegri i ricordi
raccontati attraverso aneddoti ed episodi.
Sembra di conoscere i protagonisti,
vederli nelle loro rocambolesche disavventure,
seguirli e tifare per loro.
Emergono l’ autoironia e la capacità
di non prendersi troppo sul serio,
nemmeno quando i fatti lo vorrebbero
o lo imporrebbero.
Il testo è una summa di episodi che forma una storia completa,
raccontata in modo totalmente coeso,
capace di mantenere la stessa voce e lo stesso timbro
lungo tutta la narrazione.
Benché gli eventi trattati siano i più disparati,
il libro riesce in modo efficace,
a mettere in evidenza la diversità
del modo di comunicare e comportarsi
tra i ragazzi di quei tempi e quelli di oggi”.



