Ultimo aggiornamento 27 Marzo 2026
I BEATLES SVIZZERI
L’ appellativo non l’ ho coniato io.
Certo è che Les Sauterelles,
negli anni Sessanta,
dominarono in modo assoluto la scena nazionale,
facendosi apprezzare pure in altri Paesi,
tra cui l’ Italia.
Non a caso, nel 1967, la band ebbe l’ onore
di partecipare al Cantagiro,
importante gara canora dell’ epoca,
fu gratificata da articoloni
su riviste musicali cult
come “Giovani” e “Ciao Amici”
e incise dischi per la EMI,
la stessa etichetta dei Beatles,
vinili oggi ricercatissimi dai collezionisti.
TONI E DUEDE

Colonne portanti del complesso
sono Toni Vescoli e Düde Durst,
preziosi e fedeli amici da diversi decenni,
con cui ho organizzato innumerevoli spettacoli..
Il primo, con il solo Toni
presso il Cinema di Acquarossa nel 1974.
Concerto “sold out”
aperto da Les Aiglons di Biasca
e i Flying Dutchman di Bellinzona.


LES SAUTERELLES
Tornando a Les Sauterelles,
storica la loro esibizione
nell’ ambito di “Feedback”,
in piazza del Sole a Bellinzona.

Evento che ebbe importanti echi
pure nella Svizzera tedesca.
Quindicimila entusiasti
spettatori in piazza del Sole!
RICORDANDO
“HEAVENLY CLUB”
Altro memorabile concerto,
quello del 15 aprile 2017
in piazza Grande a Locarno
Organizzazione:
Swinging Locarno, “Feedback”
e Comune.

Spunto per la splendida serata:
la Giornata mondiale del vinile
(Record Store Day).
I “Beatles svizzeri”, che, ricordiamolo,
nel 1967 all’ Hallenstadion di Zurigo
aprirono l’ esibizione degli Stones,
per l’ occasione rispolverarono
i pezzi in lingua italiana
incisi per la prestigiosa Emi.

Il concerto locarnese servì
anche a promuovere la ristampa
del mitico LP “View To Heaven”,
arricchita da foto
e un EP con quattro brani inediti.

Poco dopo il concerto in Piazza Grande,
la band fece tappa tappa a Liverpool,
per partecipare
all’ International “Beatleweek Festival”.

Il pubblico di piazza Grande.
Nel 2018, poi,
riuscii a convincere la band ad esibirsi,
eccezionalmente, con una quindicina di elementi
della Lucerne Concert Band in piazza ad Ascona,
nell’ ambito del “Yesterday Festival”
(organizzazione AMA)
e riproporre buona parte dei brani
eseguiti durante l’ applauditissimo concerto
tenuto poco tempo prima
presso il prestigioso KKL di Lucerna.
A proposito della manifestazione asconese,
giusto ricordare che a realizzarne lo splendido logo
fu il batterista Düde Durst.
UN PO’ DI STORIA
“Ticinonline”
Di Marco Sestito
Una band, Les Sauterelles,
che nella prima metà degli anni Sessanta
– insieme a poche altre –
dà una sferzata alla scena musicale elvetica:
il rock’n’roll, in barba al perbenismo,
da qualche anno stava ammaliando
i teenagers del mondo intero,
mentre le prime sonorità beat prendevano forma.
A sagomare quei suoni, quelle strutture,
in territorio rossocrociato c’ era Toni, che,
appena ventenne,
dà vita alla primissima line-up
de Les Sauterelles.

Nel 1965
il gruppo pubblica i primi due singoli
– “Hong Kong”/“Forget It All” (Columbia),
“I’m A Prisoner”/“Tonight (Pretty Baby)” (Columbia) –
e l’ anno successivo registra il primo album,
omonimo (Columbia).

Nel 1967
Toni e suoi compagni di viaggio
incidono anche in italiano
(“Aiuto!… Va sempre male?”/“Il quinto non lo paghi”),
sbarcando nella vicina Penisola sul palco del ‘Cantagiro’.
Segue “Routine”/”Senza di te” (n.d.r.).
Di ritorno in territorio elvetico,
sempre in quell’ anno,
aprono il memorabile concerto che i Rolling Stones
tengono tra le mura dell’ Hallenstadion di Zurigo:
«Rientravamo in Svizzera
dopo essere stati per diversi mesi in tour in Italia
con i New Dada, Antoine e un sacco di altra gente
– ricorda Toni –
Avevamo il timore che qui nessuno si ricordasse di noi,
e invece il pubblico ci riservò un’accoglienza straordinaria,
un po’ come quando i Beatles
tornarono a suonare a casa, a Liverpool …».
IL PRIMO LP
Il primo lp della band viene pubblicato,
etichetta EMI/Columbia,
il 3 novembre del 1966.

A rinfrescarmi la memoria, un articolo di “Pop”,
ai tempi il “Melody Maker” nazionale.
«Nel progettare questo disco» –
spiegava il direttore della rivista –
«con il produttore Teddy Meier
per prima cosa abbiamo ascoltato
una ventina di altri album,
al fine di trovare i migliori pezzi da coverizzare.
Una volta decisi i titoli,
Toni Vescoli e soci li hanno provati,
e in seguito incisi, nel giro di una settimana.


Vescoli, Durst e il quartetto d’ archi
mentre incidono «Four Strong Winds».
Strumenti utilizzati:
chitarra solista, chitarra ritmica,
basso, batteria, cetra, flauto, organo,
sax tenore, sax alto, tromba
e un quartetto d’ archi completo.

Brano trainante dell’ album,
pubblicato pure su singolo, “Routine”,
inciso anche in italiano
e presentato al Cantagiro 1966.
Dal canto loro, Les Sauterelles
hanno scritto due nuovi brani:
“Springtime” e “Routine”,
caratterizzato da un grande coro di sottofondo
e una inaudita carica,
senza dubbio la migliore composizione originale
della band fino ad oggi.
Ma le cose più belle del disco
sono sicuramente le due tracce di Dylan,
arrangiate in modo estremamente unico,
“She Belongs To Me” e “Desolation Row”.
Les Sauterelles
rompono gli schemi con questo album,
hanno dimostrato di essere
molto più che semplici eroi locali
e che stanno lentamente acquisendo
una statura internazionale».
L’ ITALIA
Articolo, firmato da Beppe Bonazzoli,
che avevo dimenticato e, con piacere, ho riletto.
È contenuto nel numero del 12 novembre 1967 di “Giovani”,
all’ epoca una delle più gettonate riviste musicali italiane.
Racconta, sintetizzandola, la storia della band zurighese.
“Quando il presentatore urlò al microfono:
«Ed ecco a voi Les Sauterelles»
riuscì a malapena a strappare un paio di battimani fiacchi.
Tutti rimasero piuttosto scettici
di fronte a quel complesso che ascoltavano per la prima volta.
Così qualcuno ne approfittò
per guardarsi le unghie o la punta delle scarpe;
intanto i ragazzi del complesso
infilarono le spine delle chitarre negli amplificatori
e si misero in posizione.
Heinz sulla destra e quasi di profilo,
Rolf sulla sinistra leggermente piegato in avanti,
Toni al centro con le labbra incollate al microfono
e alle sue spalle Dude.

«One… two… three… »
e attaccarono “Monday Monday”
dei Mamas and Papas.
La loro musica uscì dagli altoparlanti pulita,
nitida ed elegante, con toni moderati
nello stesso tempo aggressiva ed entusiasmante.
Ogni secondo che passava
ghermivano sempre di più il pubblico sorpreso,
tanto che al secondo passaggio del brano,
dove si ripete l’ accordo felicissimo del titolo,
si scatenò un applauso caldo e scrosciante.
Era fatta, e prima della fine del pezzo
erano tutti d’ accordo sul fatto che Les Sauterelles
avevano dimostrato
di essere un complesso veramente in gamba.
Questo accadeva a Torino,
alla “prima” della tournée di Antoine.
Di loro si sapeva pochissimo, quasi niente.
Che sono tutti e quattro purosangue
della Svizzera tedesca,
popolarissimi nel loro Paese
per essere stati la prima formazione beat locale
per questo soprannominati. “I Beatles della Svizzera”,
che erano venuti in Italia per opera di Leo Wächter,
che avevano suonato un paio di settimane
al Piper Club di Milano.
Alla fine dello spettacolo andai nei camerini
per congratularmi con loro
e cercare di sapere qualcosa
della “Sauterelles story”.
Toni Vescoli,
quello con i capelli che gli cadono fin sulle spalle
e che porta gli occhiali, capo, mente,
fondatore e cantante del complesso cominciò.
«Bene, dovendo rifare la nostra storia
ti dirò che Les Sauterelles sono nati
quando decisi di piantare il mio lavoro di disegnatore
per cominciare a suonare la chitarra.
Siccome gli amici dicevano che non suonavo poi tanto male
mi iscrissi ad un Festival per chitarristi
che si svolge ogni anno a Losanna.
Fu una catastrofe perché fui squalificato,
ma come si sa, non tutto il male viene per nuocere.
Incontrai Heinz e Rolf, anche loro eliminati,
e ci mettemmo insieme.
«In Svizzera nessuno sapeva cosa fosse il beat.
Trovammo Dude, il batterista,
e decidemmo di chiamarci Les Sauterelles.
Ma dovevamo farci conoscere;
così il giorno del debutto ufficiale
investimmo tutti i nostri risparmi
in amplificatori nuovi
e ci presentammo
con le teste coperte di cappucci neri,
come i membri del Ku-Klux-Klan.
Sulle prime rimasero tutti sorpresi,
ma il giorno dopo avevamo in tasca
sette importantissimi contratti».
Rolf continuò:
«Siccome la Svizzera è piccola
e avevamo già suonato dappertutto,
pensammo di tentare in Germania.
Anche lì ci andò bene,
e vendemmo con tre incisioni un milione di dischi.
Poi ci stancò anche la Germania
ed eccoci in Italia,
come illustri sconosciuti.
Quando ci saremo stancati anche dell’ Italia
ripartiremo forse per il Marocco.
A noi piace vivere così ».
Dude mi batté una mano sulla spalla
e cercò di concludere.
«Vedi, Les Sauterelles in italiano vuol dire le cavallette,
quegli insetti che saltano sempre da una parte e dall’ altra,
proprio come noi.
Il nome che ci siamo scelti
calza perfettamente con le nostre personalità.
Il motto dei Sauterelles è:
“Suona beat, non fare quello che hai fatto ieri
e non ripetere domani
quello che stai facendo oggi”. Ciao».
AGOSTO 1968
Numero speciale estivo di “Pop”.
In copertina Brigitte Bardot.
All’ interno, titolo
“Les Sauterelles: invasione estiva della Hitparade!”
questo servizio.
“L’ estate, come molti sanno,
– scrive l’ anonimo articolista –
per gli agricoltori africani significa tempo di locuste.
Ma le cavallette in francese si chiamano sauterelles.
Questo, anche,
è il nome del gruppo pop svizzero numero uno.
E non da ieri.
Sono trascorsi almeno sei anni
da quando le prime ‘locuste’
effettuarono la prima tournee all’ estero.
Da allora si sono parecchio rinvigorite.
Già dai primi giorni della loro esistenza
hanno saputo affermarsi
come migliore formazione svizzera.
Grazie, questo, a idee nuove,
repertorio costantemente migliorato,
insolite ed eccellenti gags,
composizioni originali
e adattamento alle ultime tendenze.
Sono stati uno dei primi gruppi del continente
a farsi influenzare
ed assimilare dal pop americano e inglese”.
Dopo aver decantato altre qualità della band,
l’ articolista presenta la nuova line up:
“Toni Vescoli (chitarra ritmica, voce,
flauto, armonium, arpa ebraica),
Kurt ‘Düde’ Dürst (batteria,
vibrafono, marimbas),
Peter Rietmann (basso)
e Rolf Antener (chitarra solista, congas).
L’ organista e pianista ‘Little’ Fritz Trippel
è il quinto Sauterelle solo dalla fine dello scorso aprile,
ma non per questo considerato un principiante.
Nei primi anni del rock and roll
si è fatto un solido nome
come pianista solista di boogie-woogie.
Successivamente si è aggregato a vari gruppi,
come ‘The Tremble Kids’
e ‘Nick Killer and The Shakins’.
Prima di unirsi alle Sauterelles,
Fritz ha suonato
con ‘Berry Window and The Move-ments'”.
“I gelati che Toni e soci stanno gustando
– precisa la (ingenua) didascalia della foto –
sono frutto di ricette molto personali”.
Quanto all’ album cui si accenna nell’ articolo,
è il già citato “View To Heaven”.

L’ edizione italiana di “Heavenly Club”.
Dall’ originale dello splendido vinile,
ricordiamolo, fu tratto il 45 giri “Heavenly Club”,
che nell’ estate del 1968
rimase per ben tredici settimane
nei “Top Ten”, sei delle quali al primo posto.
“Ticino Online”
Di Marco Sestito
Toni, cosa ricordi delle registrazioni dell’ album?
«Per la prima volta entrammo in uno studio
dotato di un otto piste… Eravamo elettrizzati!
Calcola che i Beatles
registrarono album straordinari
su un quattro piste …
Con noi in studio c’ erano
una sezione archi di sedici elementi,
una sezione fiati, una dixieland band
e un coro di bambini con cui
– per cinque giorni interi –
sperimentammo suoni …
Furono istanti straordinari…».
Che musica ascoltavi
durante il processo di lavorazione del disco?
«Qualche tempo prima di entrare in studio
ruppi il gomito
e per forza di cose dovetti fermarmi.
Incominciai ad ascoltare musica barocca:
mi colpì così tanto che non avrebbe
non potuto influenzare “View To Heaven” …».
ALTRE (MERAVIGLIOSE)
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A LIVERPOOL
SOLISTI
Fra i vinili realizzati da Toni e Düde
in qualità di solisti che conservo
con particolare gelosia
ci sono l’ album “Information” di Toni
e “Krokodil Solo” di Düde.


Toni ha pubblicato un libro, “Faccio quel che voglio”,
e rinnovato il sito web.
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PER CURIOSARE
Quanto a Düde:

