Ultimo aggiornamento 4 Marzo 2026
LI AVEVO VISTI
A MILANO
La prima volta che i Rolling Stones
fecero tappa in Svizzera fu il 20 aprile del 1964,
per partecipare, al Casino di Montreux,
alla registrazione di una
puntata del seguitissimo “Ready Steady Go”,
realizzato dalla società di produzione ATV.
In quell’ occasione, ricorda l’ amico Sam Mumenthaler,
titolare del prezioso sito web Sam’s Collection,
eseguirono, in playback,
“Mona”, “Route 66” e “Not Fade Away”.

Io li vidi qualche anno dopo
al Palalido di Milano,
l’ 8 aprile del 1967.
Vidi più che sentii,
poiché l’ inadeguato impianto audio
e le urla isteriche del pubblico coprirono voci e suoni
per praticamente l’ intera durata del concerto.
A rendere la giornata movimentata contribuirono un
lancio di sassi da parte di fans cui,
per questioni di sicurezza,
non fu concesso di accedere all’ impianto sportivo
e una conseguente carica della polizia,
con tanto di scudi trasparenti e manganelli,
non ricordo se prima o dopo lo spettacolo.
ARRIVANO!

Negli stessi giorni l’ annuncio, a caratteri cubitali,
di “Pop”, il “Melody Maker” svizzero dell’ epoca:
“Arrivano!”


In effetti il 14 aprile del 1967
(foto: ETH Bibliothek Zurigo)
gli Stones, provenienti da Varsavia,
fecero scalo a Zurigo – Kloten per il loro primo,
storico concerto in terra elvetica
(pista del ghiaccio dell’ Hallenstadion).
IL VIDEO DELL’ ARRIVO
A ZURIGO
La polizia
– come si vede nel servizio,
senza commento,
della Televisione della Svizzera Tedesca –
a fatica contenne l’ esuberanza dei fans.
Per farlo,
dovette ricorrere agli idranti.
LA PIETRA DORATA
CHE “SUSI” REGALÒ A MICK
Nel numero del primo maggio di “Pop”,
il resoconto della country woman zurighese
Suzanne “Susi” Klee
della indimenticabile giornata con gli Stones.

«Quando i responsabili della rivista
mi proposero di aggregarmi alla band
(che conosceva, avendo vissuto a Londra, ndr),
– scrisse –
pensai a uno scherzo, ma poi capìi che facevano sul serio,
e allora mi recai all’ aeroporto per accogliere,
con giornalisti e un esercito di fans, il gruppo».
Quale omaggio da consegnargli, “Pop” ideò
una pietra dipinta d’ oro, il “Golden Stone Of Zurich”,
che “Susi” diede a un po’ sorpreso Mick Jagger.
Nel frattempo gli altri erano saliti
a bordo di una limousine.
«Mick mi invitò ad andare con loro,
con l’ avvertenza di però fare attenzione
a non rovinare, con il mio peloso mantello,
una giacca vellutata posata sul sedile».
Giunti in albergo, Bill Wyman
«chiese di sistemargli un po’ i capelli
e, quindi, accompagnarlo a fare spese».
Andarono dapprima da un antiquario
per acquistare oggetti per la casa del bassista nel Surrey.
In seguito,nei pressi della stazione, il musicista,
ancora oggi grande collezionista di apparecchi video ed audio,
si procurò una cinepresa e alcune paia di scarpe
per il figlioletto di sei anni.
Seguì una breve conferenza stampa,
dopodiché la cantante tornò in città
con Charlie Watts e Brian Jones
per altri acquisti presso la nota Bob Boutique,
nel Niederdorf.
La cena, e quindi
IL (MOVIMENTATO)
CONCERTO
Le fibrillazioni aumentarono
all’ interno dell’ Hallenstadion,
dove i dodicimila spettatori iniziarono
a distruggere sedie e a divellere recinzioni,
specialmente per far spazio e ballare.
I più esagitati riuscirono a salire sul palco,
per cui le forze dell’ ordine
dovettero nuovamente intervenire.
DUDE E TONI
RICORDANO
A fare da “spalla” agli Stones gruppi svizzeri:
i Sevens, i Times, il Walti Anselmo Set, i Dogs
e Les Sauterelles,
ai tempi la più celebre beat band svizzera,
il cui batterista, Düde Durst, ricorda:
«Dopo la nostra esibizione,
mi fu possibile appostarmi
per alcuni minuti su un lato del palco,
da dove potevo vedere l’ intera sala.
Questo perché era particolarmente alto,
almeno cinque metri,
per evitare che vi salissero gli spettatori.
Uno di loro, però, riuscì a raggiungerlo
e, poco dopo, a far cadere Mick Jagger.

C’ erano poliziotti ovunque, con i cani,
cosa che irritò il pubblico,
nel quale non mancavano
le teste calde intenzionate a fare casino;
poche, comunque, buona parte degli altri fans,
quelli sugli spalti,
rimasero invece tranquillamente seduti,
sentendo poco o niente,
dato che l’ impianto audio era debole,
non minimamente paragonabile a quelli odierni.
Come non bastasse, le urla isteriche,
per tutta la durata del concerto:
un fracasso tale da impedire persino a me,
che ero abbastanza vicino agli Stones,
di captare qualche suono in modo chiaro.
Quanto alle sedie, pieghevoli,
(alcune di esse, a ricordo della giornata,
sono esposte al Museo nazionale di Zurigo),
al contrario di quanto scrissero i giornali,
ne vennero fatte a pezzi poche.
Le rimanenti, come si vede nelle foto scattate quel giorno,
furono semplicemente ammucchiate in un angolo della pista.
Noi Sauterelles arrivammo all’ Hallenstadion
nel pomeriggio per il soundcheck,
che però in pratica non potemmo fare,
semplicemente verificammo
che tutto fosse impostato correttamente.
C’ erano pochissimi microfoni, niente “spie”, monitors.
Poco prima che salissimo sul palco,
passai davanti al guardaroba degli Stones.
Vidi il batterista Charlie Watts
attraverso una fessura della porta,
ma non mi permisero
di scambiare qualche parola
con lui e gli altri blindatissimi Stones».

Rolf Antener, Düde Durst, Heinz Hernst e Toni Vescoli.
Foto: ETH Bibliothek Zurigo
Dal canto suo, Toni Vescoli,
fondatore delle Sauterelles,
racconta:
«Eravamo appena rientrati in Svizzera
dopo essere stati per diversi mesi in tour in Italia
con i New Dada, Antoine e un sacco di altra gente.
Avevamo il timore che qui nessuno più si ricordasse di noi,
e invece il pubblico ci riservò un’ accoglienza straordinaria,
un po’ come quando i Beatles tornarono a suonare
a casa loro, a Liverpool…».
Les Sauterelles riuscirono a vedere per alcuni minuti
Jagger, Richards e gli altri prima del concerto:
«Erano lì, tutti e cinque: Mick Jagger, Keith Richards,
Bill Wyman, Charlie Watts e Brian Jones…
Conservo ancora i loro autografi, su una cartolina
del Duomo di Milano che mia moglie aveva nella borsetta…
Curiosamente quel giorno nessuno di
loro aveva con sè foto da autografare.
Ricordo che Jagger
mi chiese della scena musicale svizzera,
gli dissi, tra l’ altro, che Les Sauterelles,
come i Rolling Stones, s
sono nate nel 1962».
LA CONFERENZA STAMPA
SENZA KEITH

Come detto, ci fu anche
(foto: ETH Bibliothek Zurigo)
una breve conferenza stampa
nel Nightclub “Hazyland” del Kongresshaus
moderata dal giornalista Beat Hirt,
cofondatore della rivista “Pop”.
Gli Stones vi parteciparono con scarso entusiasmo,
su pressioni della casa discografica Decca
e senza Keith Richards.

Lo show, che rientrava nell’ ambito
del tour promozionale di “Between the Buttons”,
album trainato dal singolo
“Let’s Spend the Night Together”,
durò appena trentacinque minuti.

Mick Jagger.
Foto: ETH Bibliothek Zurigo

Foto: Beat Hirt/Sam’s Collection
Questi i pezzi eseguiti:
“The last Time”, “Paint It Black”,
“19th Nervous Breakdown”, “Lady Jane”, “Get Off of My Cloud”,
“Yesterday’s Papers”, “Ruby Tuesday”,
“Let’s Spend the Night Together”, “Goin’ Home” e “Satisfaction”.
Il tour cominciò il 25 marzo in Svezia
e si concluse il 17 aprile in Grecia.
Fu l’ ultimo con Brian Jones in formazione.
In totale, gli Stones si sono esibiti in Svizzera sedici volte.
GLI ACQUISTI ZURIGHESI


Foto: Erich Bachmann/Sam’s Collection
Il concerto offrì alla Bob Boutique,
fra i fedeli inserzionisti di “Pop”,
di assicurarsi ottima pubblicità,
con, in particolare,
le foto di Bill Wyman e Brian Jones
mentre escono dal negozio
con gli acquisti in mano.
RONNIE
Sempre il 14 aprile, ma del 1975,
Mick Jagger annunciò che Ronnie Wood dei Faces
avrebbe sostituito Mick Taylor
durante il tour in Nord e Sud America.

Woody si unì ufficialmente alla band nel febbraio del 1976.
Lo incontrai a Frauenfeld alcuni anni dopo.

