Ultimo aggiornamento 25 Aprile 2026
COME AVRÀ FATTO?
Mario c’ è riuscito: ha assemblato i pezzi di questo
impegnativo modellino di VW BUS degli Who …

e riprodotto la scritta “The Nightbirds”
su quello da me acquistato da un ambulante.
Veramente manine d’ oro!
IL MIO FUMETTO
È ROCK

Nel raccontare Mario Del Don,
comincio dalle opere più recenti:
originali fumetti con la traduzione in dialetto
di testi di celebri brani del passato
del repertorio di artisti
come Chuck Berry e Fred Buscaglione,
per fare dei nomi.

Una passione, quella per le vignette, o, se preferite,
“nuvolette”, coltivata da quando era bambino
(i primi abbozzi – eccovene uno a colori – sono del 1958).
Principale fonte d’ ispirazione,
giornalini come “L’ Intrepido”, “Il Monello”,
“Pecos Bill” e tanti altri,
gelosamente conservati
unitamente a cataloghi della Märklin
(quella dei trenini)
e dei Dinky Toys
(quella delle automobiline).

Mario perfeziona la tecnica nel disegno frequentando,
negli anni Sessanta,
il Centro scolastico per le industrie artistiche.
È il periodo in cui, pure,
si dedica alla lettura delle strisce
del mitico Benito Jacovitti,
l’ ideatore di “Cocco Bill”,
e comincia a strimpellare in pubblico
con il complesso Gli Spettri.
Nel 1968 il salto di qualità
collaborando con il settimanale “Cooperazione”
e il quotidiano “Il Dovere”.
Per loro realizza strisce
protagonisti delle quali sono curiosi personaggi.
Parallelamente, e per diversi anni,
produce vignette per il giornale “Rabadan”,
ai tempi stragettonato da lettori d’ ogni età.
A proposito di “Cooperazione”,
il personaggio che vedete

nel 1977 ne ispira uno televisivo, Alfazio,
protagonista del programma TSI per bambini “ABCDE”.
Ovviamente interpretato da Mario!
Che, in collaborazione
con Maristella Polli e Bigio Biaggi,
realizza scenografie e sceneggiature delle diverse puntate.

“Uli im Verkehr” – eccone una pagina –
è invece il titolo di una pubblicazione
distribuita ai bambini in età scolastica
della Germania nell’ ambito dell’ educazione stradale,
realizzata in collaborazione con Bubi Nussbaum.
I disegni serviti pure per una serie di cartoni animati
messi in onda dalla ZDF.
Correva l’ anno 1979.

Facendo parte dei più convinti fans dell’ A.C.B.,
l’ Associazione Calcio Bellinzona,
nel 1983 le regala l’ inno (inciso su vinile) e, nel 1994,
ne racconta la storia, sempre a fumetti, s’ intende.

Dal 2005,
quando comincia ad appassionarsi ai fumetti di Crepax
(quello di “Valentina”) e Pratt (quello di “Corto Maltese”),
matita e creatività sono principalmente
al servizio della Scarp Da Tennis Band,
per la quale realizza copertine di CD’s, manifesti,
disegni a colori da proiettare durante i concerti e, ripeto,
splendide tavole ispirate da testi di brani famosi.
C’ ERANO UNA VOLTA
I NIGHTBIRDS
Nel 2014,
per il cinquantesimo dei Nightbirds,
Del Don disegna la storia di questa gloriosa band,
della quale ha fatto parte negli anni del Beat.


BY KINKS
ISPIRED

Ispirato da uno dei più famosi pezzi degli immensi Kinks,
“Waterloo Sunset”,
è il più recente fumetto realizzato da Mario.
Ricordiamo che, composto dal geniale Ray Davies,
è considerato un classico del rock inglese degli anni Sessanta.
A PROPOSITO
DI FUMETTI
Mario, quale il bello dei fumetti?
«Che i suoi personaggi non invecchiano mai.
Pensiamo, ad esempio, al mitico “Topolino” e a “Tex Willer”».
Sfogli ancora i giornalini?
«Sì, da quelli della mia collezione ad alcuni dei più recenti.
Ai tempi leggevo pure riviste come “Linus”, che purtroppo non esiste più.
Ma pure il francese “Le Canard enchâiné”
e fumetti di altri celebri vignettisti, tra i cui molti belgi».
Cosa invidi ai celebri fumettisti?
«Il fatto che la maggior parte di loro lavori in coppia,
come Battisti e Mogol, c’ è chi disegna e che scrive i testi».
Principale fonte d’ ispirazione per i tuoi disegni?
«Il cinema in bianco e nero degli anni Cinquanta.
Mi ispira specialmente nella realizzazione
delle vignette delle covers in dialetto».
Ti piacerebbe …
«Realizzare delle storie, ho tantissime idee».
Prima il testo, o i disegni?
«Prima il testo, lo Storyboard. Dopo le vignette».
Quali le opere cui più tieni?
«Quelle recenti, in dialetto.
In circolazione, almeno qui da noi, non ce ne sono tante».
LA DISNEYLAND
DI VIA DOGANA
Avevo compiuto da poco quindici anni.
Conoscere Mario di persona fu un po’ come
– lo dico senza esagerare –
conoscere Paul McCartney.
Un incontro reso possibile grazie alla complicità di una zia,
credo si chiamasse Anna, amica di mia mamma.
Che emozione nell’ affrontare gli scalini del palazzo di via Dogana,
a Bellinzona, che a quei tempi ospitava l’ atelier del grande amico!
Quanto avevo sognato di parlare con lui,
vederlo abbozzare i suoi inconfondibili schizzi,
chiedergli dei trucchi del mestiere,
anzi, dei mestieri – grafico e musicista –
che continuo ad invidiargli.
Il momento era finalmente arrivato, fantastico,
ma pure imbarazzante, al punto da farmi perdere la voce!
Già, perché all’ epoca,
con cantanti e complessi,
ancora non avevo dimestichezza,
li vedevo soltanto sulle cartoline,
quelle con l’ autografo stampato
inviate ai fans dalle case discografiche.
Mario invece era proprio lì, davanti a me, in carne ed ossa,
a mostrami le vignette realizzate per “Cooperazione”,
parlarmi dei “Night” e, persino,
ad accennare con la chitarra brani dei Beatles.
Non ricordo per quanto tempo rimasi,
senza proferire parola e incantato, ad ascoltarlo.
Certo è che il tempo si fermò.
Da quella giornata sono trascorsi molti anni,
nel corso dei quali abbiamo realizzato, in tandem,
innumerevoli intriganti progetti, ma ancora,
nel ricordarla, un po’ mi emoziono.
UN PO’ DI STORIA
Autodidatta di grande talento,
Mario nel 1966 si unisce ai Nightbirds come chitarrista
per in seguito divenirne il bassista.
Per il complesso compone alcuni brani
pubblicati su dischi dalla EMI italiana.
Nei primi anni Settanta torna in scena con i Riddle,
passando dal rock classico (Jimi Hendrix, eccetera)
a quello considerato, all’ epoca, d’ avanguardia.

Avendo già da ragazzo la passione per il giornalismo,
proposi al direttore di “Illustrazione Ticinese”
un articoletto di lancio.
Il buon Aldo Patocchi,
come in precedenti e successive occasioni,
si dimostrò molto disponibile.
L’ aneddoto.
Raccontando la storia della band, nel pezzo scrissi, tra l’ altro:
“Al chitarrista ‘Ghiri’ (Fabrizio Ghiringhelli, ndr)
e al batterista Tiziano (Caprara, ndr)
della vecchia formazione (i Riddle Boys, ndr)
si sono uniti un pianista di talento (studia al Conservatorio)
e un bassista altrettando capace”.
Ai tempi
ancora non conoscevo di persona
Renato Reichlin e Mario Del Don,
probabilmente questo il motivo
per cui non citai i loro nomi!

Ai Riddle, nel 1972, fanno seguito i “Gong”,
con cui Mario, per Polydor,
realizza il singolo “I don’t care”.

E pure l’ addetto stampa, vedi articolo di “Tele Radio 7”.

Nel 1980
Del Don fa decollare la Scarp da Tennis Band per concretizzare,
almeno per quanto concerne la Svizzera italiana,
un progetto pionieristico: sposare il dialetto al rock.
Segue il Mario Del Don Rock Menu e, nel 2009,
torna la Scarp da Tennis.
IL ROCK DIALETTALE
Il rock dialettale per anni lo ignorato,
preferendogli altri generi musicali.
Ho cominciato ad apprezzarlo ascoltando Toni Vescoli,
i Rumpelstilz, Polo Hofer, gli “Span”
e altri importanti nomi svizzero tedeschi.
Quando Mario, verso la fine degli anni Settanta,
mi disse che quello, musicalmente parlando,
sarebbe stato il nuovo indirizzo, stentai a credere alle sue parole.
Confesso,
provai un sentimento dato da un misto di delusione e perplessità.
Sì, perché, ripeto, ero abituato a ben altre proposte.
Dopo l’ ascolto delle prime registrazioni della Scarp da Tennis,
però, dovetti ricredermi, per il “tiro” dei brani e, specialmente,
per i testi, originale, inebriante cocktail di ironia e poesia.
VIDEO MARIO
AL “QUOTIDIANO”
Continuo a preferire Kinks, Electric Light Orchestra
e un’ infinità di altri “rockettari”,
ma adesso, di tanto in tanto,
mi ritrovo a canticchiare
pure intriganti pezzi come “Pan, buter e confitura”,
“A som föö di strasc” e “Nostalgich beat”.

Con la Scarp da Tennis Band e, al centro,
Toni Vescoli delle Sauterelles.
INSIEME ALLA TSI
Come ricordo nell’ articolo “Telearcheologia”,
con Mario e il regista Sandro Pedrazzetti
(nella foto con la barba)
negli anni Ottanta realizzai diverse puntate di “Musicmag” (TSI).
Per rimanere negli studi di Comano,
anni prima intervistai il poliedrico amico di via Gesero
con la Scarp da Tennis Band per il programma “Ribalta CH”.
“LA PALMITA”
Non potevo dimenticare un accenno a “La Palmita”,
con “Guarda la radio” e “Frontaliers”,
fra i più innovativi programmi proposti dalla RSI fino ad oggi.
Esilaranti ed impareggiabili le scenette
con protagonisti Mario e l’ effervescente Cito Steiger.




