Ultimo aggiornamento 1 Marzo 2026
SULLE NEVI
DI GRINDELWALD

Recentemente ho raccontato
le vacanze invernali 1965
di John Lennon sulle nevi di St. Moritz,
durante le quali il musicista
apprese i rudimenti dello sci.
Come era facile immaginare,
l’ articolo ha suscitato enorme interesse,
considerato che finora
pochi sapevano o ricordavano questa storia.
Voglio continuare a piacevolmente sorprendervi
parlando di un altro evento del passato
ignorato da giornali, radio, televisione,
(pseudo) giornalisti/critici musicali, locali e non.
Protagonisti, altre icone del rock: gli Who!

Nella seconda metà di novembre 1966
Pete Townshend e soci giunsero da noi
per trascorrere quattro giornate
sulle nevi di Grindelwald (Berna),
giornate documentate da un raro numero
del gennaio 1967 di “Pop”,
ai tempi rivista di riferimento
per i beatniks elvetici.
“Siamo abituati a vederli in scena
mentre distruggono
chitarre, batteria ed amplificatori,
– si legge nell’ articolo, privo di firma –
durante i concerti è impossibile
comprendere cosa ti sta dicendo il vicino,
tanto la loro musica è fragorosa, ma in privato,
almeno qui a Grindelwald,
sono quattro silenziosi e simpatici giovani,
senza atteggiamenti da stars”.
John Entwistle, Keith Moon, Roger Daltrey
e Pete Townshend.
Continuando nella lettura, apprendiamo che,
trattandosi di vacanze,
la band non aveva portato con sé
il necessario per esibirsi;
per contro, al suo seguito,
una vasta schiera di ammiratrici
che non fu permesso fotografare,
per ovvi motivi …
L’ incontro con l’ inviato di “Pop”
avvenne in un albergo
mentre Pete Townshend, Roger, Daltrey, Keith Moon
e John Entwistle stavano pranzando
(menu: cotolette, fagioli e patate arrostite);
qualche scambio di battute eppoi,
sempre con loro,
il “via” a uno sfrenato shopping
nei negozi della celebre località.

Foto: Beat Hirt/Sam’s Collection.
A seguire, gli impegni di lavoro:
trasferta a bordo di una Land Rover
messa a disposizione dall’ albergatore
sulle nevi della Piccola Scheidegg per un servizio fotografico
e, già che c’ erano, creazione di un pupazzo e lanci di palle.
Tornati a valle, per la band tappa in un pub
frequentato da contadini,
accolti da una tipica Ländlerekapelle,
nonché alcuni cantori di Jodel.
«Salutateci i fans, se ne abbiamo in Svizzera,
e invitateci per dei concerti,
ci farebbe piacere esibirci pure dalle vostre parti!»,
dissero Pete e gli altri congedandosi.
Post Scriptum dell’ articolista:
“Ce la faremo a trovare un impresario
disposto a mettere sul tavolo circa 6.000 franchi
per uno spettacolo degli Who
della durata di appena quaranta minuti?».
Non saprei dire se, come auspicato,
fu possibile raccogliere tale somma.
Certo è che la band, tempo, dopo tornò in Svizzera.
La conferma:
un articolo pubblicato nel gennaio 1967
da “Giovani”, altra gettonata rivista
dai beatniks dell’ epoca.
WE LOVE
SWITZERLAND!
“Giovani” informò i lettori
che la band aveva deciso di tornare
sulle nevi dell’ Oberland bernese,
questa volta optando per Gstaadt,
al fine di realizzare un secondo servizio fotografico.
Scriveva tale George Russell:
“Con un nuovo 45 giri (‘Happy Jack’)
che sta salendo a grandi passi
verso i primi posti della classifica
e con un nuovo long-playing (‘A quick One’)
che dopo pochi giorni di vendita è già al nono posto,
i Who hanno passato le più belle vacanze invernali
che uno possa desiderare:
forti dei loro nuovi successi,
circondati dalla fama di essere
uno dei più forti complessi inglesi del momento,
se ne sono andati in Svizzera a sciare
e si sono divertiti un mondo.
Tranne Pete Townshend, che è bravissimo nei ‘cristiania’,
gli altri non valgono granche sugli sci;
ma questo è stato anzi un motivo di maggior spasso,
perché fra capitomboli e scivoloni
l’ allegria è arrivata alle stelle.
Anche i bravi svizzeri, notoriamente calmi e equilibrati,
non ne potevano più dal ridere
assistendo agli equilibrismi di Keith Moon sulla slitta
o vedendo Roger Daltrey che per scaldarsi
si mangiava tranquillamente un bicchiere di neve
col cucchiaino come fosse un gelato di fragola.
A John Entwhistle,
chitarra-basso del complesso,
abbiamo chiesto quali programmi a
bbiano i Who per il 1967.
«Prima di tutto una grossa tournée
attraverso tutta l’Inghilterra nel mese di marzo »,
ha risposto John, col suo solito tono impassibile.
«Dovrebbero venire con noi gli Hollies e Paul Jones».


«Ma raccontagli la cosa più importante!»,
salta su a dire quel simpaticone di Keith Moon.
«Digli che stiamo preparando delle foto da infarto
per la nostra pubblicità!».
E rivolgendosi a me:
«Pensa che ce n’ è una di Roger con una orecchia sola
davanti al famoso autoritratto di Van Gogh,
e una di Pete con un’ unghia completamente rivoltata!».
A Pete Townshend, chitarra solista
e capo del complesso, abbiamo chiesto
come gli è venuta l’ ispirazione per comporre
‘Happy Jack’, la canzone che tanto successo
sta ottenendo in questi giorni in Inghilterra.
«Come sai », mi ha spiegato Pete, «la canzone dice:
‘Happy Jack, who lived in sand on the Isle of Man’
(Happy Jack, che viveva sulla sabbia dell’ Isola di Man).
Bene, devi sapere che mio padre
suonava il sassofono in una banda
e d’ estate andavano tutti assieme, la domenica,
a dare concerto nell’ Isola di Man:
io ero un bambino, allora, e lui mi portava con sé.
Non ho mai conosciuto nessuno, lì,
che si chiamasse Happy Jack,
ma ricordo che io giocavo sulla sabbia
e che con la fantasia immaginavo
di incontrare un folletto molto allegro (‘happy’)
che mi faceva divertire
e che io chiamavo appunto Jack».
“Vera o no, – concludeva Russell –
la storia è un po’ diversa dalle solite
e ve l’ ho raccontata per questo.
Pete è davvero un ragazzo
molto intelligente e sensibile;
tutti i maggiori successi dei Who
sono stati composti da lui.
E a lui devono essere riconoscenti,
gli altri ragazzi del complesso,
se hanno potuto passare tanto felicemente
questa bella vacanza sulla neve,
mentre in patria le loro azioni
continuano a salire vertiginosamente”.
Nel 2006, poi, la band
fece tappa pure in Ticino,
in piazza Grande a Locarno,
nell’ ambito di “Moon And Stars”,
senza però Keith e John,
nel frattempo purtroppo scomparsi.
MANIFESTI DI
“POP” E “GIOVANI”



