Ultimo aggiornamento 15 Marzo 2026
L’ AMICO FUGGIASCO
A Mantova, oltre Gianni Dall’ Aglio,
ho altri carissimi amici:
i fratelli Claudio e Carlo AlbertoPaterlini
e Guido Mario Pavesi,
ex Fuggiaschi di Don Backy.

Con Guido Mario nel suo cinquecentesco
appartamento mantovano.
Fra i miei primi amori,
per quanto concerne la scena musicale italiana,
ci sono Adriano Celentano e i Ribelli.
Ma ho amato (e continuo ad amare) tantissimo
altri artisti del celebre Clan del “Molleggiato”.
Fra questi, Don Backy e i Fuggiaschi.
Con loro, seppure separatamente e in epoche diverse,
ho organizzato memorabili spettacoli
e programmi radiofonici e televisivi.
Affido il compito di raccontare la storia del complesso
a Guido Mario Pavesi, autore dell’ imperdibile
“Gli anni belli dei Fuggiaschi”.
INNOVATORI
DEL BEAT ITALIANO

La copertina dell’ imperdibile libro di Pavesi.
LA STORIA
“Tutta colpa del rock and roll.
Era come se un terremoto
avesse fatto crollare vecchie mura
aprendo di colpo la strada a una luce abbagliante.
Il rock ci ha fatto scoprire una nuova dimensione musicale,
fatta su misura per rappresentare l’ esuberanza
con cui cercavamo
di dare un taglio netto alle forme del passato”.
Così inizia “Gli anni belli dei Fuggiaschi”,
il libro in cui ho riordinato i miei ricordi giovanili
per raccontare l’ avventura vissuta negli anni ’60
dal nostro gruppo.
C’ è una data fondamentale da cui sono partito:
il 28 agosto 1962
ho acquistato la chitarra Fender Stratocaster Sunburst,
strumento straordinario, rarissimo all’ epoca,
che coincide con la nascita
della nostra prima formazione.
Con il nome “I Delfini”,
io, mio fratello Aldo (basso),
Claudio Paterlini (claviolino e pianoforte)
e Rinaldo Schilingi (batteria)
iniziamo ad esibirci nelle sale da ballo
di Mantova e dintorni
e a partecipare ai primi raduni di complessi.
Sono il rock e il sound inglese degli “Shadows”
a dominare le nostre scelte,
ma con un occhio di riguardo ai successi del momento
e alle esigenze del pubblico delle balere.
Con una rapida successione di affermazioni a livello locale
giungiamo all’ incontro determinante con Don Backy,
che ci sceglie come suo complesso,
grazie a Gianni Dall’ Aglio, batterista dei “Ribelli”,
in occasione di uno spettacolo di Adriano Celentano
al Faro della Danza, nell’ immediata periferia di Mantova.
I “Fuggiaschi” nascono ufficialmente
con un debutto esaltante al Teatro Smeraldo di Milano,
nel corso dello spettacolo dell’ 11 dicembre 1963,
durante il quale la straordinaria affluenza
dei fans di Adriano Celentano
creò non pochi problemi alle forze dell’ordine.

Di colpo ci trovammo catapultati in un vortice
di esibizioni in lungo e in largo per l’ Italia,
protagonisti della prima edizione del Festivalbar,
apparizioni televisive
sempre al fianco del nostro “capo”,
col quale si instaura immediatamente
un fortissimo legame di amicizia.
Don Backy ci apre le porte
dell’ Organizzazione spettacoli del Clan
e addirittura riesce a convincere Adriano
a farci incidere il nostro primo disco
per la sua etichetta “Ciao Ragazzi”.
Con un pizzico di giustificato orgoglio
ricordiamo che “Droga”/ “Nulla di me”
è la prima incisione (13 marzo 1964)
di un complesso italiano protagonista in autonomia
sia dal punto di vista strumentale che canoro,
sull’ onda del successo dei “Beatles”
e dei vari gruppi d’ oltremanica.

Sticker della band ai tempi del Clan Celentano.
All’ entusiasmo giovanile
e alla gioia di quell’ esaltante impatto
con i personaggi ai vertici del mondo musicale italiano
si contrappone, purtroppo,
il terribile dolore per la tragica morte di mio fratello Aldo,
vittima di un incidente stradale.
“La vita continua, anche quando sembra impossibile…
– scrivo nel libro –
“I Fuggiaschi” non si arrendono:
entrano nel gruppo Carlo Alberto Paterlini,
fratello di Claudio, e Maurizio Bellini,
due diciassettenni che avevano iniziato
a suonare nelle ‘Ombre’, gruppo mantovano
di giovanissimi emuli dei ‘Beatles’”.
Il Clan ci dà la possibilità
di realizzare altri dischi.
In qualità di band,
“Proprio lei”/ “Tipperary”
e “Mah… se”/”Alleluja”
(in cui ci proponiamo anche come autori),
con Don Backy, “in diretta” in studio,
“Una ragazza facile” e “Mr.Tamburino”,
versione italiana del pezzo di Bob Dylan.

L’ inarrestabile fantasia e voglia di divertirci
ci spinge a un’ estemporanea esperienza discografica
con un nome fittizio – “Black Sheep” –
fingendoci addirittura degli apolidi
e, come ultima esperienza al Clan,
registriamo “Vale più di noi”,
brano di Ico Cerutti,
per la partecipazione radiofonica
in diretta RAI al Festival delle Rose.
Agli inizi del 1967 lasciamo Don Backy
– un distacco sofferto, ma che mantiene intatte
l’ amicizia e la stima reciproche –
alla ricerca di una nostra identità
come gruppo autosufficiente
e di uno spazio espressivo personale.
La nuova casa discografica (Saar-Jolly)
ci fa incidere “Gira Gira”,
“Reach out I’ll be there” dei “Four Tops”,
abbinata a un pezzo tutto nostro,
“Saludos amigos”,
prima traccia dell’ approccio al Rhythm & Blues.
Il gruppo si arricchisce di quattro “fiati”
(Renato Soccornini e Angelo Gastaldi, sax,
e Giannino Bergamaschi, tromba,
e Mauro Malatesta, flicorno)
e negli spettacoli ormai puntiamo
decisamente sul Rhythm & Blues,
chiaramente in anticipo
sui gusti del pubblico dell’ epoca,
riuscendo a ottenere apprezzamenti
anche per lo spirito
che anima le nostre performances.
È del 1968 il successivo disco per la Jolly,
due brani totalmente nostri,
“Niente di niente” e “Cos’ è l’ amore”:
una proposta sicuramente originale,
fuori dagli schemi del momento,
ma che non gode
di un adeguato sostegno promozionale.
Sono le esibizioni “live”
a tenere accesa la nostra passione
ed è ancora una volta
il nostro grande amico Don Backy
a offrirci una nuova opportunità.
Si tratta di rielaborare
la canzone di Lucio Battisti “Io vivrò…”
di cui i “Rokes” avevano realizzato la prima versione,
decisamente poco felice.
Seguendo il nostro gusto,
la trasformiamo radicalmente
con l’ inserimento di incisive frasi ritmiche affidate ai fiati,
con nuove sonorità e registriamo un provino.
L’ esito, pur provvisorio,
è decisamente incoraggiante
e ottiene l’ approvazione dello stesso Lucio Battisti,
interpellato per ottenere l’ autorizzazione a incidere il disco.
Benestare che purtroppo viene promesso ma non arriva
e, alla fine, Lucio Battisti lancia lui “Io vivrò…”,
utilizzando le fondamentali caratteristiche
della nostra versione.
Peccato: forse sarebbe stata
l’ occasione buona
per fare il passo giusto verso il successo.
Pian piano viene meno l’ entusiasmo
che giustifica il nostro grande impegno
e, di comune accordo, si decide di dare l’ addio
alle scene con un’ ultima serata
là dove era cominciata la storia dei “Fuggiaschi”:
al Faro della Danza
si mette la parola fine alla nostra avventura,
il 5 ottobre 1969.

SVIZZERA 1964
“Tanto per cambiare,
ci hanno avvisato all’ ultimo momento.
‘Ragazzi, non dovete lamentarvi:
è la prima occasione
per diventare artisti internazionali!’
Con la sua simpatica aria signorile,
accentuata dall’ inconfondibile accento napoletano,
Ugo Dragone ha rintuzzato sul nascere
il nostro timido tentativo di protesta.
‘Tranquilli: fate subito l’ elenco degli strumenti,
ma preciso preciso,
perché sapete come sono quelli lì alla dogana.
Per il resto è già tutto programmato a puntino:
sono o non sono l’ impresario
più autorevole del Clan Celentano?’
Ha ragione Dragone:
è la prima volta che oltrepassiamo il confine italiano
e l’ idea di poterci esibire in Svizzera
è particolarmente attraente.
È il 16 aprile, giovedì:
partenza col nostro furgone da Mantova alle 6.45,
per giungere a Milano alle 9.30, alla sede del Clan.
Da lì ripartiamo alle 11.30
seguendo l’ auto su cui viaggiano Don Backy e Dragone.
Giunti alla dogana di Chiasso, ecco l’ imprevisto:
Don Backy non ha con sé il passaporto.
Dragone si dimostra un abile diplomatico
e, dopo una lunga trattativa e alcuni contatti telefonici
con uffici italiani a garanzia dell’ identità di Don Backy,
riusciamo a superare la frontiera.
Un po’ in ritardo,
ma comunque arriviamo a Bodio poco dopo le 18,
in tempo per la cena all’ albergo Monteforno.
È una serata passata in allegria
e ci sentiamo effettivamente eccitati
al pensiero che anche qui nel Ticino
sia seguita la nostra musica.
L’ esibizione al Teatro Fax
per la Radio della Svizzera Italiana è un successo.
Don Backy e Dragone ripartono subito per Milano,
noi “Fuggiaschi” ci concediamo il meritato riposo
tornando in albergo con ancora viva l’ emozione vissuta.
Ce la prendiamo comoda,
il mattino seguente partenza da Bodio alle 10.30;
pranzo a Lugano al ristorante Rialto
e, dopo una sosta a Milano, arriviamo a casa,
a Mantova, intorno alle 24.
Se riesco a ricostruire
in modo assolutamente attendibile
questo avvenimento di così tanti anni fa,
lo devo al fatto che all’ epoca
avevo l’ abitudine di annotare giorno per giorno,
con dettagliata precisione,
tutto ciò che riguardava la nostra attività musicale.
Riesaminando la mia infallibile agendina del 1964
scopro anche un’ altra nostra “emigrazione” in Svizzera.
Lunedì 23 novembre:
mio fratello Aldo mi viene a prendere
all’ uscita dalla scuola
e alle 13 riusciamo a partire da Mantova
con la nostra Fiat 500
per raggiungere gli altri “Fuggiaschi”
e Don Backy a Milano.
Si riparte, tutti insieme sul furgone, intorno alle 20
e, dopo la cena a Chiasso, arriviamo a Lugano alle 23.30.
Quando apriamo le tende e ci affacciamo alla finestra,
la mattina seguente, l’ Hotel San Gottardo
è immerso in una coltre chiara di nebbia.
Il tempo per la colazione e poi veloci e infreddoliti
verso la sede della Televisione Svizzera
per le prove e la registrazione dello spettacolo
“Uno del Clan: Don Backy”.
Il buonumore ci fa, come sempre, compagnia:
Paolo si mette al volante della spider storica
che si trova nello studio fingendosi Tazio Nuvolari,
e ciò gli vale l’ inevitabile risposta scherzosa di Aldo
che gli rifila un accenno di scappellotto.
La nostra ilarità scompiglia un poco
i piani ben definiti dei tecnici e del regista,
ma alla fine la registrazione fila liscia
con noi alle spalle di Don Backy sulle note,
in playback, di “Ho rimasto”.


Soddisfatti per la buona riuscita della registrazione,
che i tecnici della TV Svizzera
ci hanno fatto vedere in anteprima,
andiamo a pranzo al ristorante Canova.
Una passeggiata per Lugano,
l’ immancabile scorta di cioccolato
e, finalmente, verso le 20 tutti in furgone
per ritornare a Milano.
Sono le 22 quando io e Aldo
risaliamo sulla nostra 500
per avviarci verso Mantova.
Purtroppo il motore va in tilt quando siamo
poco oltre il casello autostradale di Rovato
e non ci resta che spingere la 500
fino al casello successivo di Ospitaletto,
dove, per fortuna,
un provvidenziale meccanico notturno
armeggia abilmente sullo spinterogeno
e riesce a farci ripartire.
Sono le 2 di notte quando arriviamo a casa.
So bene che, immancabile, tra pochissime ore
mi attende la campanella della scuola,
perché il patto stretto con mia madre
fin dagli inizi del mio impegno musicale
non ammette deroghe:
‘La scuola prima di tutto.
Se non sei promosso a giugno smetti di suonare’.
Stanchissimo, mi corico
ripensando allo studio della TV svizzera,
alla grande telecamera puntata su di noi,
all’ allegria del viaggio in furgone,
alla cioccolata Lindt…
AL “MORANDI” DI LUGANO
Guido Mario non ricorda con precisione,
comunque molto tempo dopo i Fuggiaschi e Don Backy
tornarono nel Ticino, a Lugano,
presso il mitico “Morandi”.

I “ciacchisti” sono i lettori che
– a Lugano guidati da Gilberto Fagone,
dinamico esercente –
ai tempi, organizzavano spettacoli
con il sostegno dell’ ambitissima rivista “Ciao Amici”,
che più volte dedicò articoli
agli eventi in terra ticinese.
LA MEMORABILE SERATA
DI GIORNICO
Fra gli spettacoli che ricordo con particolare piacere
c’ è quello del 31 dicembre del 1985
nella Palestra comunale di Giornico.
Protagonisti della splendida serata i Fuggiaschi
e il loro conterraneo Gianni Dall’ Aglio.

Eccomi con Guido Mario Pavesi.
ALTRO DEL PERIODO CLAN

I Fuggiaschi con Adriano Celentano.










