Ultimo aggiornamento 27 Aprile 2026
QUEL GENIALE GOMELSKY
(UN PO’) DI ASCONA

Giorgio Gomelsky con un numero di “Pop”,
all’ epoca la più diffusa rivista musicale svizzera.
Foto: Eric Bachmann (Sam Mumenthaler)
A PROPOSITO DEGLI
YARDBIRDS …
loro mentore
è stato Giorgio Gomelsky, imprenditore,
produttore discografico, compositore e regista,
figlio di un georgiano e una monegasca
di origini italiane che dall’ URSS,
per salvarsi dal comunismo,
emigrarono dapprima in Siria, Egitto e Italia,
Svizzera successivamente, ad Ascona, per la precisione,
dove per anni vissero.
Ai mitici Yardbirds
Gomelsky (primo a sinistra),
agli inizi del 1964,
procurò un contratto discografico
con la Columbia Records, questo mentre la band stava
lavorando al singolo “I Wish You Would”.

Cofanetti con materiale
del periodo Gomelsky.

All’ “Innovazione” di Locarno.
Il chitarrista della seconda foto,
di spalle, è Eric Clapton.
Nell’ estate dello stesso anno, poi,
il manager georgiano portò Eric Clapton e soci
nel Ticino per alcuni concerti,
documentati dalle foto che pubblico,
scattate dal batterista Eliano Galbiati, il quale,
folgorato da quelle esibizioni,
poco tempo dopo fondò i Nightbirds.

Fra quanti hanno personalmente conosciuto Gomelsky c’ è
Gianni Padlina, regista e autore di premiati documentari
per la Televisione della Svizzera Italiana e altre reti.
Anni fa, a New York,
a caccia di ticinesi che vivono nella Grande Mela,
lo incontrò per realizzare uno “speciale” a lui dedicato.
Gli ho chiesto di raccontare qualcosa a proposito dell’ incontro.
«Premetto che Gomelsky, morto nel 2016, fu il personaggio
che più di tutti mi piacque e colpì. Mi parlò del padre,
medico condotto in val Onsernone, e di sé stesso,
scatenato amante della nuova musica giovanile allora
nascente, nonché del Jazz».
Gli aneddoti più curiosi?
«Tanti, ma mi limito a ricordarne solo alcuni.
Una volta fu ripreso e sgridato
mentre suonava pezzi jazz
con l’ organo del Collegio Papio.
Eppoi le intrusioni, di soppiatto,
dietro le quinte della “Taverna” di Ascona,
ai tempi meta di gruppi di livello».
In seguito Londra …
«Dove il fermento giovanile cominciava a sfogarsi
con una miriade di scalpitanti gruppetti.
Giorgio in quegli anni aprì un bar frequentatissimo
dai cosiddetti capelloni, il “CrawDaddy”.
Acuto osservatore e conoscitore della scena dell’ epoca,
si mise ad attentamente osservare questi aspiranti divi.
Ne scoprì tanti, contribuendo a lanciarli.
Almeno quattro o cinque tra i più dotati.
Li mise insieme rinchiudendoli,
a volte, nella sua grande cantina
e imponendo loro di esercitarsi
e creare pezzi in cambio di vitto e, a volte,
alloggio…
Riuscì a mettere in riga persino
quelli che sarebbero divenuti i gli Stones!».

Prezioso ritaglio di giornale dell’ epoca
Quali, fra le molte cose raccontate da Giorgio, più ti
hanno affascinato?
«In particolare, l’ amicizia con gli Stones.
Da non credere,
agli inizi di carriera Mick Jagger e soci
gli chiesero di invitare i Beatles
ad assistere ad una loro serata.
Gomelsky ci riuscì, nacque così
una solida amicizia fra le due bands,
altro che rivalità!
Non dimentichiamo che, poco dopo,
i Beatles regalarono ai celebri colleghi
“I Wanna Be Your Man”,
inciso da ambedue i gruppi,
primo successo discografico degli Stones».
Come se la stava passando quando lo incontrasti?
«Non benissimo. Giunto al suo indirizzo,
mi colpì un enorme cartello
con la scritta “FOR SALE”, ossia “In vendita”!
La casa, di quattro piani,
era stretta tra due imponenti grattacieli,
scenari tipici di quella città.
Durante l’ intervista Giorgio mi descrisse
le esperienze vissute con i Rolling Stones,
il gruppo di Julie Driscoll,
gli Yardbirds e altri gruppi di fama mondiale.
Mi domandai allora
perché avrebbe dovuto lasciare quella dimora.
Era il problema che lo stava mettendo in ginocchio,
non sapendo dove andare a sistemarsi.
Terminate le riprese, mi congedai promettendogli che
avremmo cenato insieme prima del mio rientro in Ticino.
Dopo una decina di giorni
trascorsi a caccia di ticinesi emigrati a NewYork,
come convenuto, tornai da lui.
Vidi che il cartellone che era stato appeso
sulla facciata principale della casa era sparito,
pertanto mi preparai a consolare lil mio interlocutore.
Suonai alla porta,
fui accolto da un raggiante Giorgio, che mi abbracciò
facendomi poi entrare in quella che nel frattempo,
con mia grande sorpresa, era ridiventata la sua abitazione.
Mi raccontò una di quelle storie che, solitamente,
si raccontano solo nei film.
Disperato per non aver trovato una soluzione,
si era preparato ad andarsene.
Una mattina, però, due sconosciuti ma distinti signori
bussarono alla porta, dicendo di essere emissari degli Stones,
i quali, a distanza di anni, ancora si ricordavano che,
non fosse stato per lui, mai avrebbero
continuato a suonare insieme e avuto successo.
Scopo della visita:
la consegna di un assegno in bianco…
Avrebbe potuto scriverci sopra qualsiasi cifra,
ma il buon Giorgio vi indicò unicamente
quella che gli occorreva per comprare la casa,
non un dollaro in più, non un dollaro in meno.
Che personaggio! Una favola come poche,
che andava proprio raccontata».


