Ultimo aggiornamento 31 Marzo 2026
RAGAZZI DI STRADA
Ci ha lasciato anche l’ ultimo dei Corvi,
Claudio Benassi, conosciuto a Verona
in occasione di un raduno beat
che la Televisione della Svizzera Italiana
mi aveva incaricato di seguire.
Con Claudio a Verona.
Ci eravamo sentiti più volte,
per parlare del libro che aveva da poco pubblicato
e con l’ intenzione, pure,
di mettere in piedi un ritorno in Ticino.
Per l’ occasione, Claudio mi aveva inviato
un suo scritto concernente la storia della band.
Per cominciare, qualche parola sul libro.
«Era da tempo che desideravo scriverlo,
raccontare la storia della band,
che è quasi una favola, trasmettere le sensazioni,
le emozioni vissute.
Sono felice di esserci riuscito e che ‘Ragazzi di strada … i Corvi’
sia piaciuto a tantissime persone».

In posa per il mio blog.
Perché lasciaste la casa discografica che vi aveva
lanciato, l’ Ariston?
«Per una questione di soldi.
Nonostante avessimo venduto più di un milione di copie
di ‘Un ragazzo di strada’, al momento di fare i conti
i nostri discografici dichiararono solo un terzo delle vendite.
La stampa ci ha sempre dipinti come individui
‘poco raccomandabili’, ma eravamo semplicemente anarchici,
non disposti a scendere a compromessi.
Quindi, quando l’ Ariston non ci riconobbe le Royalties dovute,
rompemmo il contratto, procurandoci una causa in tribunale.
Ricorderò sempre le parole di Alfredo Rossi,
il boss dell’ etichetta: ‘Corvi, come vi ho creato,
vi distruggerò’. Noi ci facemmo una risata e
passammo alla Bluebell. Forse non fu una scelta
saggia, ma eravamo così».
Musicalmente, avete fatto scelte molto interessanti,
in buona parte contro corrente, dando, sembrerebbe,
poca importanza al lato commerciale …
«È così. Ci siamo formati ascoltando Radio Lussemburgo,
a quei tempi fra i trampolini di lancio
della discografia a livello internazionale,
molte nostre scelte sono state influenzate
ascoltando i suoi programmi.
In Italia, siamo stati i primi,
se non la prima band in assoluto, a usare,
con l’ aiuto di un tecnico amico, il distorsore.
Insomma, i primi ad avere il sound aggressivo
degli inglesi!»
Nel vostro repertorio non mancano però brani
“soffici”, sognanti. E, persino, a carattere religioso …
«Per pareggiare.
Pur essendo caratterizzati da un sound grintoso,
non ci spiaceva proporre brani quasi mistici,
fra cui ‘Luce’, ‘Quando quell’ uomo ritornerà’
e ‘Si prega sempre quando è tardi’,
considerati da molti critici fra i nostri migliori pezzi.
Non dimentichiamo, poi, che i Corvi,
nel periodo delle Messe Beat, furono fra i primi,
sempre in Italia, ad esibirsi in una chiesa,
per la precisione quella di S.Maria della Pace in Parma,
con un’ affluenza straordinaria
(la ‘Gazzetta di Parma’ parlò di tremila persone).
A darci un’ importante mano
fu un prete un po’ controcorrente.
‘Quando quell’ uomo ritornerà’
e ‘Si prega sempre quando è tardi’
si inseriscono in quel filone,
volevamo proporre qualcosa che interessasse la massa,
ma nel contempo in linea con le Messe Beat».
INCOSCIENTI E SQUATTRINATI
“Gli eventi socio-politici e culturali
che hanno caratterizzato gli anni Sessanta
– si legge in un testo con la storia della bandscritto da Claudio –
hanno influenzato e modificato profondamente valori,
aspirazioni e stili di vita.
Sono gli anni dei Beatles e dei Rolling Stones.
Angelo Ravasini ed io suonavamo insieme
(nei Gentlemen e, in seguito, negli Snakes,
gruppi di Parma) già agli inizi del decennio,
inevitabile quindi che l’ aria
di rinnovamento affascinasse e motivasse pure noi.
Sognavamo di vivere nuove esperienze musicali,
viaggiare, trasferirci all’ estero,
ma poi decidemmo di fondare un nuovo gruppo,
i Corvi, con ‘Gimmi’ Ferrari e Fabrizio Levati.
Trampolino di lancio:
il Torneo Rapallo Davoli,
cui partecipammo nel maggio del 1966.
Eravamo giovani, incoscienti,
partimmo senza un soldo in tasca e malvestiti,
autentici ‘ragazzi di strada’.
Non avevamo famiglie ricche,
che ci potessero supportare.
Ciò nonostante, ci piazzammo secondi
nella classifica finale.
Sarà stato per la grinta,
i suoni fortemente accentuati nella ritmica
e nell’ incisività delle chitarre,
per la voce particolare e graffiante di Angelo
– colpo di fortuna! –
che ci avvicinò il direttore artistico dell’ Ariston,
dicendoci: «Corvi, vi voglio!».
Iniziò così la nostra straordinaria avventura.
L’ Ariston ci vestì e ‘sfamò’.
Tentò inoltre di insegnarci
‘un po’ di buone maniere e comportamenti adeguati’,
senza però, da questo punto di vista, ottenere grandi risultati.
Ci propose di incidere ‘Un ragazzo di strada’,
‘I Ain’t No Miracle Worker’ dei Brogues,
con cui partecipammo al Cantagiro 1966.
Accettammo, convinti che il pezzo
sembrava fatto su misura per noi.
Ci piazzammo all’ ottavo posto,
buon risultato per un gruppo esordiente.
‘Un ragazzo di strada’ divenne subito
il marchio di fabbrica della formazione.
È il brano del nostro repertorio
maggiormente rimasto impresso nella memoria collettiva,
unitamente all’ atteggiamento ribelle
e anticonformista manifestato
anche nell’ abbigliamento: camicie bianche, abiti neri,
mantelle nere e rosse e l’ immancabile Corvo Alfredo
appollaiato sul basso di ‘Gimmi’.
L’ immagine crepuscolare e i suoni cupi e distorti
hanno indotto alcuni critici
a definirci ‘il primo gruppo garage italiano’
e considerare ‘Un ragazzo di strada’
il primo vero brano rock d’ Italia.
Non per niente Vasco Rossi ha scelto di eseguirlo
durante il concerto del 1° maggio 2009.
Retro del disco, ‘Datemi una lacrima per piangere’,
composto dai fratelli Salerno
e caratterizzato da un’ introduzione di chitarra distorta,
vera novità per quei tempi.
Nello stesso anno venne pubblicato un altro 45 giri,
‘Bang Bang’, cover del successo di Sonny & Cher,
inciso anche dall’ Equipe 84, Dalida e tanti altri.
La nostra interpretazione è però diversa,
notevolmente indurita, scarna,
anticipatrice di un certo suono ‘hard’.
Poco dopo, in autunno, uscì il primo LP,
venduto con accluso il medaglione del corvo
e contenente, oltre i pezzi già pubblicati come singoli,
covers di brani di Donovan (‘Colori’ e ‘Voglio finirla’),
di James Brown (‘Resterai’) e altri ancora.
Vinile oggi molto quotato,
vista anche la sua difficile reperibilità.

Il post su Facebook
con cui Claudio, secondo da sinistra,
mi ringraziò per questa pubblicità,
di cui non conosceva l’ esistenza
e che gli inviai poco prima che ci lasciasse.
Nel 1967 fu la volta di ‘Sospesa ad un filo’,
che vinse l’ Oscar della canzone italiana.
Distorsore e riverbero inacidiscono il suono
in un inedito quadro psichedelico, anticipatore,
con ‘Datemi una lacrima per piangere’,
della psichedelia modello USA.
Retro del 45 è ‘Luce’, sognante pezzo,
dolce, quasi mistico.
Claudio Benassi (batteria), Italo “Gimmi” Ferrari (basso),
Fabrizio Levati (chitarra) e Angelo Ravasini
(chitarra e canto).

Sempre nel 1967, incidemmo
‘Quando quell’ uomo ritornerà’ e ‘Si prega sempre quando è tardi’.
All’ inizio del 1968 l’ Ariston fece uscire
‘Che strano effetto’/‘C’e’ un uomo che piange’,
tratti dall’ LP.


Decidemmo in seguito di passare alla Bluebell,
con cui pubblicammo
‘Bambolina’/‘Nemmeno una lacrima’
e, nello stesso anno, ‘Datemi un biglietto d’ aereo’
(‘The Letter’ dei Box Tops)/‘Questo è giusto’.
Nel 1969 altro cambio di etichetta, passammo alla RARE,
per la quale incidemmo ‘Ama’/‘No bugie no’.
Poi – è il caso di quasi tutti i gruppi di quegli anni –
la formazione, dopo l’ uscita di Fabrizio e ‘Gimmi’,
subì diversi cambiamenti.
Angelo ed io ci dividemmo e riunimmo più volte,
finché, nel 1989,
realizzammo l’ album ‘Hanno preso la Bastiglia’,
che, oltre ai vecchi brani, ne include dei nuovi,
come ‘Picasso’ e ‘Segni sulla pelle’.
Nel 1996 seguì un CD intitolato ‘I Corvi – Il meglio’.
Nel 2000 ci lasciò Fabrizio, nel 2006 ‘Gimmi’,
e, nel 2013, anche Angelo”.
ALFREDO




I DISCHI
















LA PAROLA AI CRITICI
Ed ecco alcune considerazioni di critici musicali, giornalisti,
esperti della musica degli anni 60:
“Sicuramente tra i gruppi più innovativi del panorama Beat”
“I Corvi anticiparono una serie di brillanti intuizioni sul
futuro linguaggio musicale, che sarebbero presto
appartenute al mondo del rock italiano”
“Band più rappresentativa del Rock Underground Italiano”
“L’ album ‘Un ragazzo di strada’ è in assoluto
uno dei migliori dischi del Beat italiano”
RACCOLTE

LP (Ariston / Oxford)

LP (Targa Italiana / Orizzonte)

EP (Hiara Records)

CD / Musicassetta (Joker)

LP/CD, Ristampa (On Sale)

EP (Bluebelldisc Music)
LA PRIMA VOLTA
IN SVIZZERA
Dall’ “Eco di Locarno” del 1 aprile 1967:
“Questa sera, nel ritrovo beat al Ristorante Edelweiss a Muralto,
sarà presente il noto complesso musicale italiano detto «I Corvi».
L’ Edelweiss, da un po’ di tempo a questa parte,
si sta facendo fama quale luogo
di riunione dei giovani del Locarnese.
La presenza del quartetto «Corvi»
– per la prima volta in Svizzera;
difatti è diretto a Londra ed ha accettato una sosta nella nostra plaga –
in questo ritrovo non mancherà di richiamare numerosi giovani
beat anche dal resto del Cantone e dalla vicina Italia.
I quattro giovani che hanno composto questo complesso,
saliti alla ribalta della celebrità in soli sei mesi
(tra l’ altro hanno registrato i dischi:
«Datemi una lagrima per piangere» e «Sono un ragazzo di strada»)
si caratterizzano non soltanto con il loro particolare stile,
ma anche per il corvo (vero, vivo e vegeto, naturalmente addomesticato)
che si appoggia sempre durante le esibizioni
dei suoi «colleghi zazzeruti» sulle loro spalle o appollaiato sulle loro chitarre”.
La band tornò nel Ticino, per la seconda e ultima volta,
molto tempo dopo, nel 1983,
per un concerto in piazza del Sole a Bellinzona
nell’ ambito del festival “Feedback”.
IL LIBRO DI CLAUDIO


