Ultimo aggiornamento 9 Marzo 2026
QUEI (VERAMENTE)
BRAVI RAGAZZI
Fra gli artisti del Clan Celentano
per i quali ho sempre avuto un debole
ci sono i Ragazzi della Via Gluck,
che presero il posto dei Ribelli
quando passarono alla Ricordi.
La storia
La band, Epoca 70,
nasce per iniziativa di Mimmo Seccia
nei primi mesi del 1966.
Debutta al Santa Tecla
con un repertorio a base di pezzi R&B,
genere che in quel momento nessuno fa in Italia.
La sente, fra i tanti, Gino Paoli,
che si offre come produttore e procura un provino
presso la Durium
(“Hold On I’m Coming” di Sam & Dave).
Offerte giungono pure
da un discografico della CGD,
ma a ingolosire Seccia e soci
è Miki Del Prete,
che li porta da Adriano Celentano.
L’ intesa è istantanea,
al punto che il contratto viene firmato
sul biliardo del “Molleggiato”,
il quale li convince a cambiare nome,
chiamarsi I Ragazzi della Via Gluck.
Il battage pubblicitario è stile Clan,
con i giornali a scrivere di una band
di cui nessuno sa nulla,
dato che continua ad esibirsi
al Santa Tecla con il nome Epoca ’70.
Lancio, dunque, che inizialmente punta sul mistero,
seguendo il copione di quello della Ragazza del Clan,
ossia Milena Cantù.


Augusto Lobasso, sax baritono, Gianfranco Longo, batteria,
Uccio Armanna, tastiere, Donato Dardes, chitarra,
Mimmo Seccia, chitarra, e Giorgio Manzoli, sax tenore.
Se ne saprà di più in occasione
della pubblicazione del primo disco, “Il contadino”,
seguito poco dopo dal debutto televisivo
con Mina a “Studio Uno” (RAI).

I RAGAZZI DELLA VIA GLUCK
E
CELENTANO.
“CLIC” QUI
I RAGAZZI DELLA VIA GLUCK
“ROCK! PADRE DEL BEAT”. “CLIC” QUI
Nel 1967 Mimmo Seccia,
dopo aver partecipato a numerosi eventi,
specialmente accompagnando Celentano,
si ferma per problemi fisici per sei mesi
ed è sostituito da Sauro Profeti.

Una volta ristabilito, torna al Clan,
dove il “Molleggiato”
gli propone di incidere un disco da solista
con il nome Sancho
(titolo: “Il bicchiere”/”Sete”).
Disco con cui Mimmo vince per due volte
a “Settevoci”, famoso programma di Pippo Baudo
e partecipa a La caravella dei successi
(vince pure qui, ma, per brogli discografici,
finisce al secondo posto.

Dopo circa due anni e mezzo,
I Ragazzi della Via Gluck,
che si stanno quasi sciogliendo,
chiedono a Seccia di tornare con loro.
Il quale, da cantante chitarrista,
diventa cantante bassista,
visto che alla chitarra c’ è Pinuccio Pirazzoli
(oggi apprezzato direttore d’ orchestra).
Gli altri in quella fase del gruppo sono
Giorgio Manzoli al sax
(fratello di Gerry dei Camaleonti),
Gianni Poggio alla batteria
e Giulio Cavalli alle tastiere
(ex Pattuglia azzurra di Claudio Lippi).
Detto questo …
ALCUNE DOMANDE
A MIMMO SECCIA

I primi importanti passi musicalmente
li hai mossi con i Trappers, di cui, a quei tempi,
facevano parte Mario Lavezzi e Tonino Cripezzi,
poi con i Camaleonti …
«Sì, siamo cresciuti insieme,
abitando nello stesso quartiere.
Lavezzi ed io abbiamo iniziato
sulle panchine di Piazza Napoli, a Milano,
poi i genitori ci regalarono
le prime chitarre elettriche,
per le prove optammo allora
per la casa di Gianfranco Longo.
In seguito si unirono a noi Tonino Cripezzi,
che studiava violino e suonava il piano,
e Bruno Longhi
(famoso telecronista sportivo della RAI)
il quale, con una chitarra trasformata in basso,
divenne il nostro bassista.
Correva l’ anno 1962.
Il successivo passaggio fu l’ oratorio,
dove ci scoprì per caso un impresario di Milano,
che ci fece debuttare in un locale di via Dogana
(Piazza del Duomo), il Roxy Bar del Dom.
Tempo dopo un produttore della CGD
ci propose un provino discografico.
Accettammo e incidemmo
la prima versione in italiano
di “Yesterday” (“Ieri”) dei Beatles,
cantata da me,
e “Louie Louie” (“Lui, lui non ha”) dei Kingsmen,
cantata da Mario Lavezzi».
Per un po’ della partita fu pure Teo Teocoli,
che poi passò ai Quelli
(è lui che canta “Una bambolina che fa no no no”,
cover di un pezzone di Michel Polnareff)
e, come solista, incise un paio di dischi per il Clan …
«È così. Con noi Teo
trascorse un’ estate a Finale Ligure,
poi, si unì ai Quelli (in seguito PFM).
Più tardi fece tappa al Derby
per esibirsi come cabarettista e dove decollò».

Al Clan
inizialmente puntaste sul r&b,
poi però perdeste l’ orientamento,
incidendo vinili
alcuni dei quali poco appetibili.
«Partimmo molto bene con “Il contadino”,
spettacoli e televisioni importanti.
Fino a quando ci fui io,
non ci imposero mai niente.
Adriano ci diede carta bianca,
perché innovativi,
seppure obbligandoci
a collaborare
con l’ ottimo Detto Mariano,
all’ epoca arrangiatore del Clan.

Mimmo è il quinto da sinistra.
Poi, in effetti, le cose cambiarono,
visto che mi dovetti fermare per questioni di salute.
Scelte artisticamente molto discutibili, certo,
ma il discorso vale pure per altre etichette,
dove imperversavano direttori artistici
non all’ altezza della situazione,
che imponevano pezzi non adatti.
Ecco perché a un certo punto mollammo
e, pur rimanendo amici,
intraprendemmo strade diverse.
Per quanto mi riguarda, ho continuato a suonare.
Nel 1986, poi,
ho inaugurato il mio primo locale a Milano,
il “Mirò”, in Brera, per cinque anni
il più gettonato riferimento
per gli appassionati della live music,
quindi, nel 1992, ho aperto il ‘”Gimmi’s”
con risultati ancor più felici.
Locale di riferimento pure questo
per le stars del pop italiano. Libidine!».
Tornando a “Il contadino”,
la base del retro,
“Rock! Il padre del Beat!”,
è simile a quella di “Torno sui miei passi”
di Celentano …
«È la nostra, l’ abbiamo suonata noi!
Adriano volle che fossero simili, per, disse,
mantenere una linea comune,
un fatto d’ immagine.
Quanto alla musica,
è la cover di “Mambo Rock”
del mitico Bill Haley».
Agli inizi faceste da spalla
nientepopodimeno che
ai Pink Floyd!
«Sì, al Piper di Roma,
quando ancora
non erano famosissimi
e facevano altra musica,
Una bella soddisfazione!».
GLI ALTRI SINGOLI





LA RARITÀ

Prima stampa della copertina de “Il contadino”:
“Gluck” senza la “c”.
LE CURIOSITÀ

Caffè Adriano/il contadino
(Durium)

Cartolina promozionale






