Ultimo aggiornamento 28 Marzo 2026
IN DISCOTECA CON
ADRIANO
La foto è tratta da un ritaglio di giornale,
reperito casualmente, del 1981, anno in cui, con una troupe della
Televisione della Svizzera Italiana, mi recai a Ludwigshafen am Rhein,
città della Renania-Palatinato, in Germania,
per il lancio della versione tedesca de “Il bisbetico domato”,
film con Adriano e Ornella Muti.

Splendida occasione per trascorrere
un paio di indimenticabili giornate con il “Molleggiato”,
la popolare coppia di registi e sceneggiatori Castellano & Pipolo
e alcuni amici del mitico Clan.
“DER GEZAEMTE WIDERSPENSTIGE”
Ricordo in particolare la festa in discoteca organizzata
dalla casa distributrice della pellicola,
durante la quale Adriano mandò in visibilio
ragazze e ragazzi improvvisando
un ballo con una splendida modella
(non si sa ingaggiata da chi),
nonché l’ intervista concessami dopo la visione
di “Der gezämte Widerspenstige”.

All’ uscita dal cinema, al ragazzo della via Gluck
chiesi che effetto avesse fatto sentirsi doppiato in tedesco.
«Mi è sembrato di essere un tedesco, però, ripensandoci
e guardando te, direi uno svizzero tedesco!»
rispose con il tipico, smagliante sorriso.
L’ INTERVISTA
Eccone una parte:
Nell’ ultimo decennio hai sapientemente dosato i concerti:
temi la folla, o vuoi evitare di stancarla?
«No, no. La ragione principale è che ho paura della folla.
Quando si va in uno stadio dove ci sono quaranta/cinquantamila persone,
è pericoloso. Pensa, a Napoli, tempo fa, ce n’ erano addirittura
settantamila! Così, ci vado piano con i concerti.
È per quella cosa lì che lo faccio».
Poche pure le apparizioni televisive e le interviste ai giornali.
Ce l’ hai con produttori e giornalisti?
«No. Non ce l’ ho con loro, soltanto che il tempo che ho è quello,
dovrei essere in quattro, quattro Adriani Celentani.
In tal modo accontenterei tutti.
Mi manca il tempo per arrivare dappertutto».
Ho letto che non hai mai avuto l’ idea di scrivere un libro.
Un giorno qualcuno, però, ci ha pensato, è uscito un libro,
in cui sono raccolti i tuoi pensieri, e ha avuto successo.
Adesso ne scriverai uno pure tu?
«È facile, se riesco a trovare il tempo,
mi piacerebbe fare un libro e pure un quadro».
Hai sempre anticipato i gusti della gente: semplice istinto,
oppure risultato delle strategie studiate a tavolino con i
tuoi collaboratori (Miki Del Prete e soci)?
«I collaboratori sono importanti, soprattutto se con loro
c’ è intesa anche di amicizia … le cose vengono più spontanee.
Però questo è un po’ una caratteristica che fa parte di ciò
che io intendo come un gioco, il lavoro che faccio.
Finora sono stato fortunato a capire l’ aria che tira».
Qualche parola sulle tue paure …
«Ho paura degli ascensori, dell’ aereo e anche della nave,
quando fa un tragitto lungo».
È per questo che non sei andato, con gli impegni di lavoro,
più in là della Germania?
Non ti interessa l’ America?
«Beh. sono un po’ restio a spostarmi, devo dire la verità.
Eh… la Germania è più vicina,
c’ è un treno abbastanza comodo,
che attraversa poche gallerie… e, allora, ecco perché.
Però sono andato pure in Francia, in Austria…
Si, dovevo andare pure in Inghilterra, ma ho rimandato».
QUESTA È LA STORIA
DEL PUFFO E …
Per cominciare, un divertente aneddoto.
Quello che Adriano ha fra le mani è il … prestigioso
– si fa per dire – “Goldener Hammerschlumpf”,
il “Puffo d’ oro”, assegnato agli artisti ritenuti
più meritevoli dai lettori di quella che per anni è stata
la rivista pop svizzera maggiormente letta e diffusa,
“Pop Rocky” (fra i tanti che hanno ricevuto il
decisamente insolito riconoscimento
c’ è persino Madonna!).
Lo consegnai al “Molleggiato” durante un’ intervista,
nella sua residenza di vacanza, ad Asiago.

Le foto sono state realizzate da Massimo Pacciorini-Job,
il quale, prima di mettere mano alla fedele Nikon,
dovette attendere, se ben ricordo,
che si finisse di guardare insieme
spezzoni del film “Joan Lui”,
di cui molto si parlò nel corso
della piacevolissima chiacchierata.
Parte dell’ intervista, realizzata per la TSI,
fu pubblicata da “Pop Rocky”.


IL MIO PRIMO
IDOLO
L’ album “Il ragazzo della via Gluck” mio primo disco,
regalo della mamma che conservo gelosamente.
È passato tanto tempo,
ho fatto conoscenza con il “Molleggiato”,
è nata reciproca simpatia.
Prima gli autografi, poi le interviste per giornali
(in un’ occasione ho avuto il piacere di realizzare
un servizio persino per il “Blick”), radio e televisione.
Una cosa tira l’ altra, si sa.
Ho cominciato così a seguirlo nei tour, l’ ho accompagnato,
come detto, in Germania per la presentazione de “Il bisbetico domato”,
sono stato nel suo chalet di vacanza di Asiago,
nella residenza secondaria di Milano,
sul set di “Fantastico” (Roma), a “Serata d’ onore”
(Montecatini Terme) e fra il pubblico di “Adrian”
(Cologno Monzese, Mediaset),
a Galliate, provincia di Novara,
ho visto le prove dei concerti che ha tenuto in Russia nel 1987.
“GEPPO IL FOLLE”
Nell’ estate del 1978 ebbi il piacere di assistere,
allo stadio di Novara, alle prove e riprese di alcune scene
del film “Geppo il folle” e realizzare con il “Molleggiato”
una delle tante, indimenticabili interviste.
Con me in quell’ occasione il fido amico Walter Piccoli,
autore di uno splendido servizio fotografico,
di cui qui propongo alcuni scatti.
Curiosità: le comparse – oltre dodicimila – anziché
ricevere un compenso per la prestazione, dovettero pagare,
acquistare il biglietto per assistere all’ insolito concerto:
per molte di loro, comunque, esperienza indimenticabile,
con in più la soddisfazione di comparire nel film.
Concerto insolito perché, essendo Adriano pure il regista,
caratterizzato da continue interruzioni
e (per i non addetti ai lavori)
divertenti fuori programma.
Stadio di Novara gremito già delle prime ore del pomeriggio,
sotto un cocente sole.
A dirigere l’ orchestra il maestro Natale Massara,
ex sassofonista dei Ribelli; alla batteria l’ immancabile
Gianni Dall’ Aglio, altro storico “Ribelle”.


Durante le prove …

e in concerto.
L’ INTERVISTA CON
IL TELEFONINO
Dopo quello della consegna del Puffo,
vi racconto un altro divertente aneddoto.
Anni fa partecipai alla conferenza stampa di lancio
di un album di cui non ricordo il titolo, a Milano,
presso l’ ex edificio dell’ Azienda dei tram.
Per l’ occasione Rete Uno mi diede un registratore
che fino a quel momento non avevo mai utilizzato,
pertanto chiesi all’ amico Corry Knobel
di essere della partita e fungere da tecnico del suono.
Ebbimo la fortuna di arrivare sul posto
prima degli altri inviati e poter così trascorrere
un bel po’ di tempo da soli con Adriano.
Dopo una simpaticissima chiacchierata,
decisi di passare all’ intervista.
Purtroppo, da non credere, l’ apparecchio s’ inceppò!
Inutile dire dell’ imbarazzo, sia mio che di Corry.
Chi la dura, però, la vince.
Incoraggiato dalla collega Sarah Tognola,
che in quel momento da Lugano stava conducendo un programma
e alla quale avevo raccontato l’ accaduto,
tirai fuori dalla tasca il cellulare e,
senza preoccuparmi di quel che avrebbe pensato il “Molleggiato”,
mi avvicinai a lui e cominciai a porgli domande.
La sua reazione, e quella degli altri (importanti) presenti,
fu di grande sorpresa,
ma tanta tenacia, evidentemente,
lo divertì e convinse a concedermi una lunga intervista,
che andò in onda, in diretta, sulle frequenze
di Rete Uno della Radio della Svizzera Italiana.
DALL’ ALBUM
DELLE FOTO

A Ludwigshafen (Germania) per il lancio del film “Il bisbetico domato”,
Zurigo (all’ Hallenstadion prima di un concerto e dopo un’ intervista per il “Blick”)
e Firenze, fra le tappe del tour europeo del 1994.
“ADRIANO E CELENTANO.
UN PO’ ARTISTA, UN PO’ UOMO”
di Sergio Cotti
Dal primo Festival del Rock and Roll, il 18 maggio 1957,
all’ ultimo disco inciso in coppia con Mina:
questo libro racconta i sessant’ anni di carriera di Adriano
attraverso la sua imponente discografia.
Nel volume sono analizzati tutti i suoi album
(comprese le raccolte ufficiali) e spiegate le canzoni.
Alcuni capitoli sono dedicati alla storia del Clan,
ai programmi televisivi che lo hanno visto protagonista come conduttore
e ai messaggi che lo stesso Adriano ha lanciato
attraverso le colonne dei più autorevoli quotidiani italiani.
Il libro è arricchito di interventi di alcuni personaggi
dello spettacolo che in questi sessant’ anni hanno lavorato con lui,
oltre che di aneddoti e rarità, che ne fanno
uno strumento indispensabile per ammiratori e collezionisti.
Testimonianze e contributi, fra i tanti, di Al Bano, Massimo
Moratti, Gianni Minà, Dario Argento, Cristiano Malgioglio,
Paolo Beldì, Gianni Dall’ Aglio, Detto Mariano, Gino
Santercole, Mario Zucca, Enzo Jannacci, Giuseppe Sala,
Guido Vanetti e Giorgio Fieschi.
“COME ADRIANO”
Ai tempi del Clan l’ allora amico Don Backy e i Ribelli
incisero, in onore del capo, “Come Adriano”
(retro: “Serenata”, che tanto ricorda
“Norwegian Wood” dei Beatles).


UN “FUGGIASCO”
RICORDA
Di Guido Mario Pavesi
Riascoltare oggi “Come Adriano” e “Serenata”,
due canzoni che Don Backy incise nel 1966,
oltre a richiamarmi alla memoria momenti
di un capitolo particolare dei miei ricordi,
sollecita inevitabilmente un approccio
e riflessioni motivate fondamentalmente
dal distacco temporale con cui le rivivo.
“Come Adriano” la devo collocare nell’ ambito del Festival delle Rose,
terza edizione del concorso Rai per coppie di esecutori,
trasmesso in diretta radiofonica dal 12 al 14 ottobre del 1966.
La canzone fu presentata da Don Backy e dai Ribelli,
mentre noi Fuggiaschi eravamo in coppia con Ico Cerutti
con la canzone “Vale più di noi”.
Eravamo, noi Fuggiaschi,
in prossimità della fine della straordinaria esperienza
al fianco di Don Backy:
decisione che avevamo appena comunicato
e aveva lasciato un certo rammaricoda ambo le parti.
Nonostante sull’ etichetta della prima edizione del disco
figuri ancora il nostro nome come esecutori,
in realtà furono i Ribelli (come in altre occasioni)
a incidere le due canzoni.
È una testimonianza del fatto che Don Backy, come sempre,
aveva cercato di valorizzare il nome del suo complesso:
una scelta generosa, precedente al distacco annunciato,
ben suffragata dal testo di “Serenata”:
“Anch’io nel mio complesso ho due “Fuggiaschi”
che li portano così e a loro dico sempre:
“ma tagliatevi le zazzere perché
si può suonare bene senza avere i capelloni fino ai piè…”
Quello che appare evidente,
era un atteggiamento critico
– piuttosto comune nel Clan di allora – nei confronti
della moda incalzante proveniente da oltre Manica,
focalizzato sul look delle chiome,
ma anche sulle nuove tendenze musicali
(“… smettiamo di seguire quelle impronte che non sono adatte a noi”).

Guido Mario Pavesi con Don Backy.
Il tema dell’ imitazione
è centrale anche in “Come Adriano”,
ma, in questo caso, in chiave positiva.
Don Backy si propone di ispirarsi
al modo in cui Adriano sta mietendo successi strepitosi
e lo fa anche citando direttamente alcuni frammenti
delle sue canzoni più popolari.
Adriano, dunque, era ancora un faro
e fraterno punto di riferimento per Don Backy che,
in conclusione “confessa”:
“… no, non si può imitare, non puoi toccare chi sta più su!”
Riletta oggi, questa frase fa inevitabilmente ripensare a come la storia,
anche nel volgere di poco tempo,
possa assumere indirizzi impensabili.

Adriano con i Fuggiaschi. Il secondo, alla sua sinistra,
è Guido Mario Pavesi.

