Ultimo aggiornamento 19 Febbraio 2026
TI INSEGNO COME SI FA …
Nel locale scuola per batteristi di Mantova
durante le riprese del documentario
“Giorgio Fieschi, la musica che gira intorno”
(TSI).
SOGNAVO DI FARE
IL BATTERISTA
Da ragazzo sognavo una carriera come batterista,
più che altro per fare colpo sulle ragazze.
Il mio modello?
Gianni “Cocaina” Dall’ Aglio
dei Ribelli di Adriano Celentano!
Il primo vinile della band per cui persi la testa
è “Chi sarà la ragazza del Clan?”,
cover di “Keep On Dancin'”
di Brian Poole And The Tremeloes,
il cui attacco ancora oggi, di tanto in tanto,
tamburellando con mani e piedi,
con scarsi risultati tento di imitare
(questo il retrocopertina del vinile).

Fra i tanti altri titoli che ai tempi
mi mandarono in visibilio
ci sono “Ribelli”,“Ehi … voi!”
lo stravagante ma potente “Enchinza Bubu”,
fra i primi pezzoni italiani
di rock demenziale.

Anziché darmi a piatti a tamburi,
sono invece diventato giornalista,
peraltro con entusiasmo
e raccogliendo grosse soddisfazioni.
Idealmente appese le bacchette al chiodo,
non ho però mai rinunciato all’ idea
di conoscere Gianni.
E questo sogno si che si è avverato!
Ci siamo incontrati e, da subito,
diventati fraterni amici.
Non solo, insieme abbiamo pure
realizzato innumerevoli intriganti
progetti musicali,
dai concerti alle produzioni discografiche.
“TAKING A CHANCE WITH LOVE”
Fra i tanti, due li ricordo
con particolare orgoglio.

Il primo è il singolo
“Taking A Chance With Love” del 1979,
cantato in un curioso ma apprezzato falsetto.
Pezzo in stile disco music, all’ epoca molto trendy,
composto da Gianni e Julie Scott, sorella di Virginia Scott,
tastierista dei Beggars Opera,
gruppo scozzese di rock progressivo melodico.
Per un po’ il disco fu in classifica, davanti a …
Roberto Benigni con “L’ inno del corpo sciolto”!
Ebbe pure l’ onore di una più che ammirata recensione
da parte di Maurizio Costanzo,
all’ epoca direttore de “L’ Occhio”.
Lo presentammo pure a “Domenica in”,
quella di Pippo Baudo, della cui band, diretta da Pippo Caruso,
i Trans Europe Express,
in quel periodo Gianni faceva parte.

Grazie alla disponibilità della “Ciao Records”,
fu per l’ occasione possibile produrre pure un videoclip,
fra i primi in Italia.
Buona parte delle riprese le effettuammo
all’ Aeroporto militare di Aosta.
Nel promuovere il disco, ci recammo persino in Germania,
invitati dal produttore di un importante programma televisivo
che aveva precedente ammirato Gianni
durante uno spettacolo di Celentano.
PS: “Dallaglio” volutamente senza apostrofo,
per rimanere in sintonia
con le mode di allora
pure in fatto di nomi d’ arte.


Nell’ autobiografia “Batti un colpo” Gianni,
parlando del tour 1979 con Celentano,
ricorda:
“Il giorno del concerto a Cagliari
mi ero svegliato al suono di una radio
che proveniva dalla strada e trasmetteva il mio nuovo disco
‘Taking A Chance With Love’,
ero talmente felice da raccontarlo
il giorno stesso ad Adriano.
‘Ma va’, hai fatto un disco…’.
Non gliel’ avevo ancora detto, era difficile per me essere
contemporaneamente batterista e cantante,
anche se mi sentivo più nel primo ruolo.
Ricordo quando, per promuovere il disco,
mi invitavano nei programmi televisivi e davanti
a una telecamera accesa mi sentivo spaesato;
per anni avevo suonato la batteria dietro
a un cantante, e mi sentivo protetto,
ora l’ emozione di essere solo
prevaleva sul desiderio di farmi conoscere.
Ho superato il problema molti anni dopo
con l’ aiuto di Orietta (la moglie, n.d.r.)
e della ‘danzaterapia’,
lavorando con il corpo e osservando i miei limiti.
‘Taking A Chance With Love’ era nata in casa con il Polymoog
mentre sperimentavo un nuovo modo di cantare.
Prodotta da Giorgio Fieschi
per la Ciao Records, avevamo girato anche un video ad Aosta
mentre volavo su un aliante, perché
la canzone mi ispirava l’ idea
di un viaggio solitario ad alta quota;
peccato che di quel filmato
successivamente si siano perse le tracce.
Ricordo una sera a casa nostra, quando era venuto a cena
Maurizio Arcieri
con Christina, sua moglie (i ‘Krisma, n.d.r.),
di avergli fatto ascoltare il brano senza dire il nome del cantante:
‘È fortissimo, ma come si chiama …?’.
Li stimavo, il loro entusiasmo e quello di Giorgio Fieschi
mi aveva caricato e convinto a cantare in inglese.
Così ero andato in studio portando Dino D’ Autorio e
Massimo Luca, successivamente avevo completato
l’ arrangiamento con il Polymoog e i cori.
In un paio di giorni avevo consegnato
il master a Fieschi.”
“RIBELLI LIVE”

Il secondo importante progetto discografico
di cui sono orgoglioso è l’ album/musicassetta “live”
da me coprodotto con la CGD,
inciso all’ Espocentro di Bellinzona nel 1986.
Copertina realizzata da Fulvio Roth.
Intervista a Gianni
(da un dépliant promozionale)
Come mai si è dovuto attendere così a lungo
per ascoltare la vostra produzione?
«Le ragioni sono diverse.
Cominciamo con il ricordare
che i Ribelli sono tornati non per riprendere l’ attività
(concerti, televisione, eccetera) al cento per cento.
Ogni componente è impegnato contemporaneamente
su vari fronti, per cui non è possibile concedersi un simile lusso.
Ci siamo ricostituiti per puro divertimento,
per evadere. musicalmente parlando,
dal mondo computerizzato in cui i normali impegni di lavoro
ci costringono a muoverci.
Conseguentemente i missaggi e tutto il resto sono stati effettuati
con tempi lunghi.
Visto che il nostro lp è solo
una raccolta di successi,
che conservano comunque freschezza,
abbiamo fatto le cose con calma.
Il disco è uscito prima in Italia, in quanto la CGD
(che l’ ha coprodotto e lo distribuisce)
è rimasta per un po’ di tempo senza partners,
per ciò che riguarda il mercato svizzero.
Ora è tutto a posto e sia l’ album che la musicassetta
sono reperibili anche nei negozi elvetici».
Due parole sul contenuto.
«Si tratta prevalentemente, come detto, di canzoni
portate al successo dai Ribelli negli anni Sessanta.
Essendo stati sempre un gruppo di palco,
abbiamo preferito ricorrere alle registrazioni in pubblico,
seppure con mezzi modestissimi,
per rispettare il budget a disposizione.
Il nostro è un “live” volutamente “sporco”,
grezzo, niente lavorazioni
particolari, ma indubbiamente di ottima qualità
e in grado di far muovere i piedi a chiunque lo ascolti.
Pure in televisione, quando ciò sia possibile,
suoneremo e canteremo dal vivo».

Intervista per “Il Quotidiano” (TSI)
poco prima del concerto.
Veniamo ai brani …
«”Ciao ragazzi” è dedicato ad Adriano Celentano,
che ci ha creati e con il quale due di noi
(il sottoscritto e il sassofonista Mauro Negri)
tuttora lavorano.
Stessa cosa dicasi per “Come Adriano”,
che i Ribelli presentarono al Festival delle Rose
agli inizi degli anni Sessanta:
il debutto di Demetrio Stratos
al Clan di Celentano.
“Per una lira” è stato scritto da Lucio Battisti,
siamo stati i primi
a cantare sue composizioni.
“Chi mi aiuterà”, cover di un pezzone delle Supremes,
recentemente riinciso da Kim Wilde,
ci fece entrare in classifica verso il 1968.
“Ehi … voi” ci ha offerto
l’ occasione di alternarci con interventi solistici.
“Pugni chiusi è stato, nel 1968,
il nostro maggiore successo.
“Ribelli”, del 1966, è stato, in Italia,
una delle prime canzoni di protesta.
“Chi sarà la ragazza del Clan” la dedicammo,
quando stavamo con Celentano,
alla sua prima fidanzata,
Milena Cantù.
“A la Buena De Dios” ci portò a Sanremo nel 1966,
con Celentano, che presentò “Il ragazzo della via Gluck”.
“Niente per niente” l’ ho scritto io ed è inedito.
Il testo non ha un senso, mi sono divertito
a mettere insieme parole
senza seguire particolari criteri.
Importante che fossero però “musicali”.
Porta la mia firma pure ‘Jukebox’,
lo incisi, agli inizi degli anni
Settanta, con Besquet e Pasetti dei Nuovi Angeli.
“Un posto al sole”, bellissimo”‘lento”, è il retro di
“Yummy Yummy Yummy”,
brano non particolarmente interessante
che ci fu imposto dalla casa discografica».
Le voci, fra i fiori all’ occhiello di questo album …
«Si, nel gruppo ci sono ben tre solisti, tra cui io.
La parte del leone tocca a Maurizio Bellini,
in passato con i Fuggiaschi e i Profeti
e la cui voce somiglia in modo impressionante
a quella del grande e purtroppo scomparso Demetrio Stratos,
per anni frontman dei Ribelli».
E Celentano?
«Si sta riposando dalle fatiche di “Fantastico”,
programma RAI che ha trionfato nonostante le polemiche,
ma ha già in mente un mucchio di altri progetti.
Chissà, potrebbe tornare per un po’ con noi …
Il disco gli è piaciuto moltissimo.
Ricordo che proprio lui mi ha autorizzato e invogliato
a utilizzare artisticamente
il marchio Ribelli
(nome ispirato da uno dei primi successi
di Adriano, ‘”Il ribelle’”».
Ci saranno altre pubblicazioni?
«L’ interesse suscitato dal disco è superiore a ogni previsione,
per cui potrebbero esserci altri album.
Volendo, potremmo pubblicare un secondo “live’”
poiché a Bellinzona abbiamo inciso oltre una quarantina di titoli.
Comunque non c’ è fretta».
Dovessero accusarvi di essere dei nostalgici?
«Quattro Ribelli 1986 su sei non superano la trentina.
Alcuni, addirittura, mai avevano sentito
le canzoni che abbiamo inciso.
Il rock e il r&b sono sempre attuali:
Zucchero, Joe Cocker, Chuck Berry, i Blues Brothers
e altri insegnano!
Perché, allora, parlare di nostalgia?
Amiamo generi musicali intramontabili».
ALCUNI IMPORTANTI LANCI
Album da cui anni dopo la DeAgostini
pescò il brano
“Per una lira” per inserirlo nel CD
“Lucio ti canto”,
facente parte della collana
“Emozioni in musica”.


“IL NOSTRO CANTO LIBERO”
A LOCARNO
Gianni è tornato più volte in Ticino.
A Locarno prima e Lodrino poi,
per, rispettivamente, rendere omaggio
a Battisti nel corso della “Notte bianca”
e parlare di sé in occasione di uno showcase,
ed esibirsi al Teatro della città
con il chitarrista Massimo Luca,
il bassista Bob Callero e Mogol.

In diretta dalla vetrina della Manor di Locarno
per Radio Ticino.
Da “Ticinonline”
«VI RACCONTO BATTISTI,
TRA CANZONI E ANEDDOTI»
Di Marco Sestito
Uno spettacolo (ideato dal giornalista Giorgio Fieschi) che
– tra brani passati alla storia e aneddoti –
porterà sul palco nientemeno che Gianni Dall’Aglio
– batterista, nonché fondatore, dei Ribelli –
e il chitarrista Massimo Luca,
i quali con il cantautore hanno inciso più di quaranta successi
e suonato in occasione dello storico
duetto televisivo Mina-Battisti del 1972.
A Locarno saranno
affiancati da Franco Malgioglio (basso, voce)
e
Johnny Pozzi (tastiere).

Il pubblico di piazza Grande.
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere
con Dall’ Aglio.
Gianni, i brani firmati Mogol-Battisti
pare non risentano dello scorrere del tempo…
«Anno dopo anno vengono amati e apprezzati sempre di più.
Sono brani che non stancano e che non invecchiano.
In qualche modo è come se Lucio continuasse a cantarli…».
Che tipo era in realtà?
«Molto modesto, riservato».

Gianni mentre incide con Lucio Battisti.
Come lo ricorda in studio di registrazione?
«Era un perfezionista. Quasi maniacale.
Fino a quando non otteneva il risultato che voleva,
lavorava a una sola idea per ore…
Il suo metodo mi ha talmente condizionato
che dopo una giornata con lui in studio tornavo a casa
e iniziavo a comporre…
Quei giorni con lui in sala di incisione per me
sono stati una masterclass micidiale
di composizione e di arrangiamento…».
Come fu costituita la band che nel 1972
accompagnò il duetto televisivo con Mina?
«Lucio ci fece contattare uno a uno, dandoci appuntamento
sul treno che da Milano, la notte precedente alla performance,
ci portò a Roma. Nessuno di noi musicisti, fino a quegli istanti,
sapeva dello speciale televisivo: ci informò Lucio non appena
il treno partì, chiedendoci, nel contempo, di andare nella
sua cabina a provare i pezzi… Lui e Massimo imbracciarono
la chitarra acustica, mentre io, bacchette alla mano, picchiavo
sul cuscino del suo letto come se fosse una batteria…
Gli altri, intanto, ascoltavano cercando di memorizzare
tutto quanto… Il mattino arrivammo a Roma
stanchi morti…».
E Mina, l’ avete incontrata subito?
«No, alle sei del pomeriggio… E, dopo una prova veloce,
andammo in onda…».
“BATTI UN COLPO”
So che a Locarno presenterà anche la sua autobiografia,
“Batti un colpo” (Gabrielli Editori, 2014)…
«In quelle pagine ho messo a nudo tutti i miei sentimenti.
Tutti i ricordi di questa mia fortunata vita…».
E un capitoletto dedicato a me.
Grazie, Gianni! (ndr)
LA MITICA PELLE
In occasione di uno dei primi incontri Gianni mi regalò,
in segno di profonda amicizia,
la mitica pelle con la scritta “I Ribelli”.
Alcuni anni fa gliel’ ho prestata per qualche ora
perché potesse mostrarla ai numerosi giornalisti presenti
al Circolo della stampa di Milano per il lancio
di “Batti un colpo”.
In quell’ occasione con piacere ho rivisto
altri amici, Giorgio Benacchio, Natale Massara,
il compianto Gino Santercole e Milena Cantù,
l’ ex Ragazza del Clan, quella del famoso disco.

Angel Salvador, Giorgio Benacchio, Gianni,
Natale Massara e il mitico Demetrio Stratos in concert.

RIBELLE SI RACCONTA
Il progetto più recente realizzato insieme è lo showcase
che ha riempito i locali della ex Fabbrica del vetro di Lodrino.
Serata a base di aneddoti, filmati rari
e pezzi famosi riproposti con l’ aiuto di alcuni sessionmen,
tra cui il mitico corista Silvio Pozzoli e il chitarrista Corry Knobel.
L’ intervista rilasciata a Fabio Caironi (“Ticinonline”)
La telefonata lo raggiunge il giorno successivo alla fine di “Adrian”,
l’ ultimo show di Adriano Celentano. Gianni Dall’ Aglio,
leggenda della musica italiana, è un po’ stanco,
«ma va bene: è sempre molto gradevole se si suona».
Cos’ ha da raccontare questo Ribelle al pubblico ticinese?
(riferimento specialmente a “Batti un colpo”. ndr)
«La sua vita, che è la cosa più semplice da raccontare per un ribelle.
È stato un viaggio musicale infinito, molto bello,
che ha regalato momenti indimenticabili.
Ho voluto fare un racconto che fosse facile e leggero da leggere.
Lo scopo di questa mia autobiografia
è fare in modo che ci si possa immedesimare
in questo percorso di vita».
(…)
A 13 anni suonavi insieme ad Adriano Celentano
e l’ anno dopo eri nei Ribelli, il suo storico gruppo:
che tempi sono stati quelli per te?
«Il primo gruppo che Adriano aveva formato ruotava su me
e Gino Santercole (ovvero suo nipote) alla chitarra.
E chitarra anche Adriano.
Era un gruppo rock anomalo: mancavano
il basso, il pianoforte e anche il sassofono.
Eravamo agli albori di un nuovo genere musicale:
non c’ è mai stato un cambio così radicale
come quello che è avvenuto
con l’ avvento del rock ‘n roll.
Non c’ è più stata una
spinta verso qualcosa di così completamente nuovo.
Per questo è stato possibile quel “miracolo”
avvenuto nella mia vita».
Potrebbe capitare oggi, a un ragazzino di quell’ età,
un debutto musicale così folgorante?
«È improbabile».
Ti consideri un pioniere musicale?
«Ai miei tempi quelli forti o erano i jazzisti,
ma non c’ entravano niente, oppure erano i “vecchi”,
quelli che facevano la musica tradizionale.
Io sono stato un antesignano del rock:
mi sono infilato in quello spazio
e devo ringraziare l’ aver sempre avuto il senso del ritmo,
che è la prima cosa che serve a un batterista.
Avevo questa dote e, da autodidatta,
ho imparato replicando quello che sentivo nei dischi.
Quando andavo a fare le prime serate con Adriano,
nel primo “giro” tra locali e teatri,
il pubblico assisteva per la prima volta a questo rock ‘n roll.
Era innovativo nel modo di suonarla, come posizionarla,
il volume…
È questo che ha permesso a un 13enne
di entrare in un gruppo che ha fatto la storia della musica italiana».
Torniamo a Celentano: senza questo incontro la
tua vita sarebbe stata totalmente diversa?
«Assolutamente sì. L’ incontro con Adriano
è stato l’ evento fondamentale del pezzo iniziale della mia vita.
Mi ha permesso di entrare, uso una metafora,
nel campionato di calcio di Serie A
e io ero il centravanti della squadra prima
in classifica, o seconda.
Tutti mi guardavano
e io mi mettevo in mostra, perchè ero un ragazzino timido
per certi versi,
ma quando ero dietro la batteria diventavo esuberante,
egocentrico.
Dopo ho avuto tutte le porte
spalancate e noi, come Ribelli,
siamo stati co-partecipi
del successo di Celentano».
A un certo punto i Ribelli hanno iniziato
a brillare di luce propria…
«Dopo esserci separati da Adriano siamo diventati autonomi,
soprattutto con l’ arrivo di Demetrio Stratos
alla voce e organo Hammond.
Da lì siamo diventati veramente competitivi.
Lo saremmo stati anche in Europa,
purtroppo abbiamo avuto poco sostegno
da parte della casa discografica Ricordi.
Ma fu anche colpa nostra:
non sapevamo bene dove andare e,
anche se avevamo le carte in regola e una grandissima esperienza in studio,
non abbiamo mai fatto il grande salto.
È l’ unica cosa di cui mi rammarico nella mia vita artistica:
che abbiamo dato forse il 50%
di quello che potevamo dimostrare.
Avremmo dovuto essere un po’
più megalomani».
Che mi dici di Demetrio Stratos?
«Lo ricordo come un fratello meraviglioso.
Era umile, semplice, ma di grandissimo spessore artistico.
Una persona simpatica, con il quale ero in perfetta sintonia musicale.
In cinque anni di vita con Demetrio
non ho mai avuto una minima discussione con lui.
Un mite che aveva un angelo in gola,
e cantava come un angelo».

Gianni Dall’ Aglio, Demetrio Stratos, Giorgio Benacchio,
Natale Massara e Angel Salvador.
“Adrian” è il progetto appena terminato
che ti ha visto di nuovo accanto a Celentano.
Tu hai preso parte a tutti i suoi show televisivi, giusto?
«Direi di sì, ho mancato solo quella prima parte di “Adrian”
che ha fatto a gennaio a Verona e che è stata un disastro.
Tutto sommato sono contento di non esserci stato! (ride, ndr)».
Come ti spieghi che i precedenti spettacoli
sono stati dei grandi successi,
mentre questo passerà probabilmente alla storia
come il suo flop più clamoroso?
«La mia opinione personale è questa:
Adriano negli anni ha sempre anticipato i tempi,
con la musica, la scenografia,
il dialogo con il pubblico e queste sue prediche o sermoni,
le pause…
Erano delle primizie che in tv non si erano mai viste
e tutti i giornali ne parlavano.
Però ha sempre avuto, nel cassetto dei suoi desideri,
un personaggio “messianico” che ci riporta a Joan Lui
(protagonista del controverso musical del 1985, ndr).
Che è poi il suo alter ego».
E questo è molto nello stile di Celentano.
C’ è quindi stato un problema
in quello che ha voluto dire al pubblico?
«Il messaggio che Adriano vorrebbe dare alla gente
è quello di un mondo pulito,
ecologicamente consapevole del dono ricevuto,
nel quale possano coesistere una città moderna e le tradizioni culturali,
storiche e naturali.
Una perfetta unione di nuovo e tradizionale.
Nel 2019 riproporre questo tipo di messaggio sa di già visto,
anche un po’ di vecchio se vogliamo.
Vuoi perché Greta Thunberg ha dato questa grossa spinta all’ ecologia,
vuoi che le persone mettono tutto insieme e fanno confusione…
Tutto è talmente accelerato che quello che lui dice è banale
e non fa più notizia.
Questo, unitamente alla scelta del personaggio animato,
ha creato sconcerto da parte dei fan.
Loro non capivano che “Adrian”
è la sintesi di ciò che lui vorrebbe essere
nella vita (ride, ndr)».
Dopo gennaio non dev’ essere stato facile
gestire questa situazione…
«Le persone hanno visto la débâcle
come un insuccesso diretto di Celentano,
e non del progetto televisivo.
In più aggiungiamo che Adriano non ha un successo discografico recente:
l’ ultimo è il disco fatto con Mina,
ma è dovuto all’ incontro dei due personaggi.
Quindi, dopo il calo vertiginoso dell’ audience di gennaio,
la lunga pausa, la nuova promozione
è stato studiato qualcosa che modificasse un po’ le cose:
quindi ha deciso di cantare.
E di parlare, e ha diviso l’ Italia.
In più c’era il personaggio di Adrian,
che è stato ancora il piombo
che ha tirato a fondo lo spettacolo».
In conclusione:
è stato un fiasco assoluto o c’ è qualcosa da salvare?
«Tre milioni di persone davanti a uno schermo,
oggi, capendo che non c’ è più un Celentano che può fare
8-9 milioni di telespettatori come una volta:
non è un risultato da sottovalutare».
Hai parlato con Adriano di questo?
Che giudizio ne ha tratto?
«Sia lui che i produttori di Mediaset, tutto sommato,
sono contenti dell’ audience di quest’ ultima parte».
(…)
Invece Lucio Battisti?
«È stata l’ altra figura musicale importante della mia vita».
Che ne pensi dell’ arrivo della sua musica
sulle piattaforme di streaming?
La vedi positivamente
o sei sulle posizioni della sua vedova,
che l’ ha osteggiato in tutti i modi?
«La vedova di Battisti, francamente,
ha fatto esattamente quello che avrebbe fatto lui.
Non era tanto gratificato dal successo stratosferico.
Era una loro legittima e sacrosanta volontà;
ciò non toglie che oggi sia giusto e bello
che i giovani crescano nella loro cultura
attraverso le canzoni di Lucio Battisti».
E il riscontro è stato immediato:
“Il mio canto libero”
è arrivato in cima alla classifica di Spotify.
«Quando l’ ho saputo ho detto che non avrei mai pensato
che la mia batteria, nel 2019,
sarebbe stata in classifica su un sistema
di fruizione così futuristico.
Mi fa piacere che i ragazzi,
ascoltando le canzoni di Lucio,
avranno una crescita musicale
che mancava e che deve esserci».
Anche il leggendario duetto tv Mina-Battisti
va fortissimo su YouTube:
cosa ti ricordi di quello show,
che tra l ‘altro ti vide in posizione privilegiata?
«Grazie alla pedana sotto la batteria! (ride, ndr).
Il destino ha voluto che fosse lì e così, mio malgrado,
fossi sempre in mezzo all’ inquadratura, tra loro due.
Sono fiero di aver fatto quella cosa,
che sa anche quella di un mezzo miracolo.
Nessuno di noi era cosciente
che sarebbe diventata una trasmissione
così importante».
Voi quindi siete andati alla Rai convinti di fare
un’ esibizione come tante altre, vero?
«La nostra parte l’ abbiamo imparata sul treno,
in vagone letto, di notte, andando da Milano verso Roma.
Lucio ci chiamò nella sua cabina,
ci spiegò che avremmo fatto delle canzoni con Mina
e che in quel momento avremmo dovuto
trovare la chiave per metterle insieme in un medley.
Così mi misi a suonare la batteria sui cuscini del letto di Lucio,
lui aveva la chitarra acustica e così anche Massimo Luca.
Pensavamo però che il giorno dopo
avremmo fatto le prove serie in studio.
Cosa che non è avvenuta, perché Mina arrivò in ritardo.
Facemmo un’ unica prova con lei, che fu bravissima;
sembrava che avesse già cantato insieme a Lucio
per chissà quante ore».
Come ritieni sia andata quella performance?
«Fu come l’ acqua di un fiume,
che va avanti in continuazione e non si ferma mai.
Siamo partiti e non ci siamo più fermati.
Sono orgoglioso che questo duetto abbia
un successo continuo e sia diventato oggetto di culto televisivo.
Sono contento di come suonai: sono sempre abbastanza critico,
ma lì non trovo niente di sbagliato.
Fu tutto perfetto.
Ma il momento migliore fu quando ci accorgemmo
che dietro di noi c’ era l’orchestra della Rai,
tutta composta da grandi maestri.
Sentivo i loro occhi sulla schiena,
così mi sono girato timidamente come per chiedere scusa.
Invece li ho visti che applaudivano.
Dentro di me ho detto: “Allora è andata bene”».
ALTRO DI GIANNI
A soli quattordici anni diventa il batterista di Adriano.
Nel 1960 nascono I Ribelli.
Nel 1966 la band lascia il Clan Celentano
per passare alla Dischi Ricordi e, nel 1967,
compone, con Ricky Gianco, la splendida “Pugni chiusi”,
straordinariamente
eseguita dal tastierista Demetrio Stratos.
Il batterista continua comunque a collaborare con il “Molleggiato”,
al suo fianco in alcuni film
(“Uno strano tipo”, “Geppo il folle” e “Joan lui”),
nei tours e in ogni spettacolo televisivo
(“Notte Rock”, “Svalutation”,
“Francamente me ne infischio”, “125 milioni di caz..te”,
“Rockpolitik”, Festival Sanremo 2012, “Rock Economy”,
“Live Arena di Verona”).
Nel 1969 entra a far parte del Supergruppo,
formato da Ricky Gianco e musicisti di vari complessi,
Giganti, Dik Dik, Equipe 84,
e che incide tre 45 giri, “Accidenti”, “Bocca Dolce”
e “Star con te è morir”, oltre l’ abum “Il Supergruppo”.

Incomincia anche una carriera da solista,
esordendo nel 1970 con “Notte d’ inverno”.
Negli anni Gianni collabora
pure con numerosi altri artisti italiani, tra cui Lucio Battisti,
con il quale lavora dal 1968 al 1975.
Il 23 aprile 1972 è a fianco di Lucio e Mina
nello storico duetto televisivo a “Teatro 10” (RAI).
Nel 1973 esce un 45 per Polygram
a nome Pasetti, B. Besquet & Dall’Aglio:
“Eri tutto, eri niente, eri la mia mente”.
Nel 1974 nasce Il Volo, band prog
della Numero1 di Battisti e Mogol.
Gianni ne fa parte con Mario Lavezzi,
Alberto Radius, Vince Tempera, Gabriele Lorenzi
e Bob Callero.

Gianni con Alberto Radius (chitarra), Bob Callero (basso),
Vince Tempera (tastiere), Gabriele Lorenzi (tastiere) e
Mario Lavezzi (chitarra).
Realizzano due album,
“Il Volo” e “Essere o non Essere?”,
molto ambiti dai collezionisti
di mezzo mondo.

Retrocopertina.
Nel 1971 pubblica il suo primo album,
“Sera, mattina”,
per la Love Records di Mariano Detto,
ristampato nel 1993 su CD.
Nel 1977 per la CGD incide “Aria triste”
e suona la batteria per patty Pravo
in una delle più belle canzoni da lei interpretate,
“Pensiero stupendo”.
Nel 1980 collabora alla realizzazione dell’ album
“Certi momenti” di Pierangelo Bertoli.
Partecipa alla Carovana del Mediterraneo nel 1978 e 1979
come batterista di Angelo Branduardi.
Negli anni Ottanta incide, come detto,
“Taking A Chance With Love” e “Ribelli Live”.
Oltre continuare la carriera di musicista,
Dall’Aglio dirige una scuola di musica a Mantova
e conduce seminari di batteria.
LA VIDEOSTORIA
DI GIANNI DALL’ AGLIO.
FAI “CLIC” QUI
SINGOLI


ALBUM





