Ultimo aggiornamento 18 Febbraio 2026
DAI CRICKER’S
AI SATELLITI
I primi passi Roberto Guscelli e soci li muovono
a Livorno, negli anni Sessanta, come The Cricker’s.
Dopo innumerevoli concerti nella loro Toscana,
l’ impresario che li gestisce fugge con gli incassi,
lasciandoli senza una lira e con l’ albergo da pagare.
Rimuginando sul da farsi, la band fa tappa a Certaldo (FI),
dove è di scena un già molto gettonato Ricky Gianco.
L’ impresario del milanese, ascoltando il racconto dei ragazzi
(di cui da tempo è amico), propone al proprio pupillo
di farli suonare a fine concerto, con la speranza di così loro
procurare un contratto da parte del proprietario del locale.
Gianco accetta di buon grado. E fa bene.
La serata è un successone, i Cricker’s piacciono tantissimo,
pure a Gianco, al punto che decide di ingaggiarli
come suo complesso di accompagnamento.
E’ il 1964, abbandonato il primo nome, i Criker’s
diventano I Satelliti.


Nel 1965 pubblicano, per l’ etichetta Jaguar, “Finirà”,
versione italiana di “For Your Love” degli Yardbirds,
che vende bene.
Segue l’ importante ingaggio al Piper Club di Roma,
dove I Satelliti si esibiscono per un mese di fila.



Cartolina pubblicitaria Ricordi.

L’ anno successivo, passati alla Ricordi, esce
“Perché non scegli me”, ossia “You Didn’t Have to be So Nice”
dei Lovin’ Spoonful; sul retro, “La vita è come un giorno”,
versione italiana di “Catch the Wind” di Donovan.

“Ragazzi, ecco un’ offerta straordinaria,
più straordinaria del solito:
un meraviglioso 33 giri “tutto beat” (Ricordi),
a sole 1980 lire.
Dodici complessi famosi vi presentano
le loro più belle incisioni: un microsolco,
dunque, che non può assolutamente
mancare nella vostra discoteca”.
(Edizione speciale per i lettori della rivista “Giovani”)

Sarà “La vita è come un giorno”, contenuto in alcune raccolte
della Ricordi e ristampato, in anni recenti, su CD,
a far vincere ai Satelliti la “G” d’ oro,
ambìto premio assegnato dalla rivista “Giovani”
attraverso una votazione da parte dei lettori.
Il lancio del brano avviene durante la tournée italiana
di Antoine, alla quale i Satelliti
partecipano come “spalla” del francese.



Sempre nel 1966, “Babababa-ba”,
cover di “With a Girl Like You“ dei Troggs;
sul retro “Quando sei con me”,
fra i cui autori c’ è il cantante della band,
Roberto Guscelli.

Nel 1967 i livornesi partecipano a “Un disco per l’ estate”,
popolarissima gara canora radiotelevisiva,
con “Mondo mio”.


Da sinistra, Bob Ghiozzi (tastiere), Franco Marcheschi
(chitarra), Giovanni Barontini (basso), Roberto Guscelli
(chitarra e voce) e Piero Baronti (batteria).
Passati all’ etichetta RT Club, nel ’68, pubblicano
“Loro sanno dove”, cover di “Holiday” dei Bee Gees;
sul retro, “Lo scatenato”, colonna sonora dell’ omonimo film
con Vittorio Gassman.
Fanno seguito tantissimi altri concerti in tutta Italia
e passaggi televisivi, dopodiché, però,
principalmente per divergenze di tipo artistico
(concernenti il percorso musicale per cui optare),
si conclude la breve ma intensa carriera dei Satelliti.
DALL’ ALBUM DI
ROBERTO GUSCELLI

Eden Club, Modena.



Piper, Roma.

Piper, Milano.
IL LIBRO
Roberto Guscelli, seguendo l’ esempio di illustri colleghi
(Dall’ Aglio dei Ribelli, Benassi dei Corvi, Papes dei Giganti,
Adda dei Kings, Copellini dei Nomadi
e tantissimi altri), ha pubblicato un libro,
“I Satelliti di Ricky Gianco. I ragazzi di via Bengasi”
(Salomone Belforte Editore).

Libro che – si legge nella prefazione –
“non vuole essere la celebrazione di un gruppo musicale,
quanto un viaggio nell’ atmosfera giovanile dei mitici anni Sessanta,
quelli dei Beatles, dei Rolling Stones e di Woodstock.
Le truppe americane appena ritornate in patria
avevano lasciato a Livorno, oltre alle cicatrici della guerra,
quella musica che tanto ammaliava le nuove generazioni
e inorridiva i genitori. Si respirava un’ aria nuova,
che come un libeccio avrebbe spazzato via,
nell’ arco di un paio di lustri, i vecchi
“stornellatori” del cosiddetto “bel canto all’ italiana”;
un cambiamento rinforzato da dischi e film
che giungevano dagli States, dove i protagonisti
erano giovanissimi cantanti.
In ogni rione di Livorno nacquero diversi gruppi,
un po’ per emulazione, un po’ ‘per far colpo sulle ragazze’,
ma anche per vera passione musicale,
quella passione che improvvisamente
faceva passare tutto il resto in second’ ordine.
Voglia di avventura, dunque,
un’ avventura senza una certezza né un futuro.
Sì, perché, vista la numerosa
concorrenza, arrivare al disco e alla tv
era come un salto nel vuoto, che molti tentarono,
convinti e caparbi, pronti ad affrontare l’ ignoto,
un ignoto fatto di fregature, delusioni,
ma per alcuni dell’ agognato successo”.
“A volte la vita è strana: noi, allora col nome The Criker’s,
grazie a una fregatura colossale – prosegue Guscelli –
trovammo la via per arrivare al successo,
incontrando per puro caso Ricky Gianco,
uno dei più popolari cantanti di quegli anni.
Questo libro è un viaggio che riporta
– magari con un po’ di nostalgia –
i ‘non più giovani’ a quei tempi spensierati,
mostrando ai giovani di oggi uno spaccato di vita
degli anni Sessanta, dove anche i sogni a volte
diventavano realtà…”.
A ROBERTO …
ho posto alcune domande – confesso – destinate a soddisfare,
più che la vostra, la mia curiosità, di appassionato
collezionista di vinili e memorabilia.


L’ idea era di realizzare un lp, ma poi non se ne fece nulla.
Avevate pezzi pronti nel cassetto? Se si, quali?
Composizioni proprie o covers?
«Da un po’ di tempo si pensava ad un 33 giri e stavamo
lavorando giusto per portare avanti questo progetto.
Molti sarebbero stati dei pezzi nuovi di nostra composizione,
oltre ai nostri successi maggiori già usciti
(“Finirà”, “La vita è come un giorno”, “Loro sanno dove” )
e alcune cover – tra le quali “My Generation’”degli Who -,
che a quei tempi funzionavano sempre».
Mai pensato di produrre in proprio un cd dei Satelliti
con rifacimenti o inediti?
Qualche provino, in particolare del periodo Ricordi,
ci sarebbe ancora?
«C’ è stato un momento che abbiamo parlato di produrre
in proprio un cd, questo dopo qualche anno che ci eravamo sciolti,
ma poi non ne abbiamo fatto niente,
presi ognuno dai propri impegni individuali,
oltre che dalla difficoltà di riunirci,
dato che il batterista Piero Baronti vive a Londra,
Bob Ghiozzi, il tastierista,
diventato docente di Musicoterapia, è residente aBolzano
ed io, da trent’ anni giornalista, sono residente ad Aosta.
Il chitarrista Franco Marcheschi
e il bassista Giovanni Barontini
sono gli unici ad essere rimasti a Livorno,
nostra città di origine».
Ci sono negli archivi RAI video dei Satelliti?
«Sì, qualcosa c’ è, come per esempio la nostra partecipazione
a “Un disco per l’ Estate” del 1967,
una ripresa a Salsomaggiore per un programma televisivo in Rai
con Ricky Gianco.
Una nostra apparizione ad un programma televisivo serale
con Mina fu stoppata all’ ultimo minuto
perché la canzone che dovevamo presentare, “Bababababa”
(“With A Girl Like You” dei Troggs, ndr), secondo
la censura aveva un testo allusivo al sesso,
così non andammo. A quei tempi succedeva anche questo…».
Gianco a parte, hai contatti con altri colleghi dell’ epoca?
«Oltre a Ricky, che sento spesso e incontro ogni volta
che vado a Milano, ho ancora contatti con Gian Pieretti
– al quale noi Satelliti facemmo la base musicale
de “Il vento dell’ Est” – e Giovanni Poggio,
batterista dei Ragazzi della via Gluck».
Fai ancora, in qualche modo, musica?
Se si, pensabile tornare sul palco per ricantare
con una cover band perle come “Mondo mio”,
“Che ore sono” e “Quando sei con me”?
«Si, faccio ancora musica, ma per me stesso,
componendo, una cosa che mi viene spontanea e che mi piace coltivare.
Possibilità di tornare tutti e cinque sul palco?
No, non succederà. Siamo sempre stati restii
a fare il revival di noi stessi.
In quelli che ci hanno conosciuto e apprezzato,
meglio lasciare i ricordi di come eravamo,
di ciò che nel breve spazio di cinque anni abbiamo fatto.
Ogni cosa ha il suo tempo…».

