Ultimo aggiornamento 3 Marzo 2026
“DEDICATO”
è il titolo del brano che aprirà la puntata di domenica di “Non ho l’ età”, in onda su Radio Ticino dalle 13:00 alle 14:00 e che potrete seguire pure televisivamente, sintonizzandovi sul Radio Ticino Channel.
Composto e inciso da Ivano Fossati, fu in seguito magistralmente interpretato da Loredana Bertè.
Curiosità: visto che conteneva il verso “ai politici da fiera”, quelli della RAI preteso – e ottennero – che fosse sostituito con “alla faccia che ho stasera”.

Foto di Massimo Pacciorini-Job.
Gli altri pezzi:
Rino Gaetano (“Gianna”), Rolling Stones (“Jumpin’ Jack Flash”/”Gimme Shelter”), James Taylor (“How Sweet It Is To Be Loved By You”/”You’ve Got A Friend”), Stevie Wonder (“Isn’t She Lovely”), Elton John & Kiki Dee (“Don’t Go Breaking My Heart”), Bachman Turner Overdrive (“You Ain’t Seen Nothing Yet”), Vasco Rossi (“Generale”/”C’ è chi dice no”), Tina Turner (“The Nightime Is The Right Time”), Banco del Mutuo Soccorso (“Moby Dick”/”Paolo Paolo”), Ike & Tina Turner (“Proud Mary”).
VASCO VISTO DA … BLASCO
Vasco ho avuto il piacere di incontrarlo più di una volta.
Fra le chiacchierate più interessanti fatte con lui c’ è quella di Zurigo del 1987 per la rubrica “Dal vivo” del quotidiano “Il Dovere”, nel corso della quale parlammo,
tra l’ altro, dei suoi rapporti con la stampa.
Ne pubblico alcuni passaggi.
La stampa, ripeti, ha spesso travisato il mio pensiero, mettendo in piazza in maniera banale e distorta alcuni aspetti della mia vita privata. La domanda non
è originale, ma te la voglio fare: cosa non hanno capito i giornalisti di te?
«E’ un argomento interessante, ma molto lungo, che dovrei dividere in tante risposte. Intanto dico che io, in questo momento, sono uno strano fenomeno in Italia, perché tutti fanno i dischi eppoi si sbattono per venderli, mentre io faccio i dischi e dopo devo sbattermi per difenderli. Capisci? Questa cosa qui…».
Molti nemici, molto onore!
«Esatto. Mi fa piacere questa cosa qua, in effetti, perché vuol dire che qualcosa
c’ è, dentro. In fondo le canzoni oggi sono come i film per i romanzi; ecco: le canzoni sono le poesie di una volta. Una volta c’ erano le poesie, adesso le canzoni che sono più … Una volta c’ erano i romanzi, ora ci sono anche i film,
per cui si tende ad identificare l’ attore nella parte di quello che fa nel film. Ed è ancora più facile identificare quello che canta in quella che è la canzone che sta cantando. Così, quando cantavo “Voglio una vita spericolata” (che vorrei, ma è un sogno, un film; la vita, però, non è un film) ero identificato come quello che fa una vita spericolata.

Foto di Massimo Pacciorini-Job.
Dopo ho fatto “Siamo solo noi”, ecco. Da qui nascono le identificazioni un po’ esagerate. Io sono una persona, non un poster, non un film, non sono neanche Steve McQueen! Molte volte hanno travisato, ed è grave, poiché spesso in malafede o per ignoranza dei discorsi che ho fatto, ad esempio il discorso sulla droga. Sono sempre stato chiaro: è una cosa pericolosa, bisogna starci lontano.
L’ ho sempre detto, anche se ci ho ironicamente un po’ giocato sopra, nel senso che dicevo: “Non stiamo a guardare tanto gli spinelli, quando poi in farmacia vendono porcherie di tutti i tipi”. A mia zia dicevo: “Con tutte le pastiglie che
prendi, non dirmi che non ti droghi mai”. Non vorrei essere frainteso, per me la droga è un grosso problema, soprattutto l’ eroina. Le altre possiamo classificarle vizi, che comunque non possono essere difesi. Ognuno faccia secondo propria coscienza».

Foto di Massimo Pacciorini-Job.
Non sono pentito del mio passato — altro tuo discorso – ma voglio andare avanti. In che modo?
«Appunto! Sono stato indicato come cattivo maestro: non mi sento tale, io sono
un cantautore, una rock-star, mi diverto, gioco (perché in Italia sono rockstars
solo quelli che arrivano dall’ America). Però non sono senz’ altro un buon esempio, questo sicuramente no. E allora il mio passato è il mio passato, tutto ciò che ho fatto l’ ho fatto cosciente, convinto, probabilmente lo rifarei, anzi, perché mi è servito per capire un sacco di cose. Adesso sto andando avanti, come non so,
alla giornata».
ECCO CHI SONO!
Da anni mi chiedevo chi fossero i musicisti che compaiono un questa foto, realizzata – unica cosa che ricordavo – alla Phonogram di Milano ai tempi in cui lavoravo come giornalista al Servizio svizzero delle onde corte (in seguito Radio Svizzera Internazionale) di Berna.

Grazie a un articolo di “RaroPiù”, numero di febbraio, ho finalmente la risposta che tanto mi stava a cuore: sono alcuni componenti dei Gens, band di cui, all’ epoca, apprezzai specialmente “Per chi”, versione italiana di “Without You” di Harry Nilsson, lanciata dai Badfinger.

Così, sono andato a leggermi la sua storia, che ha un pochino a che fare anche con la Svizzera.
In sintesi, questa.
I Gens nascono a Messina nel 1967 per iniziativa di Filippo Ricciardi.
Dopo le prime serate, nel 1968, con “Brucerà” (“Is it yes, is it no” di James Brown), partecipano, vincendo, al terzo Torneo nazionale Rapallo Davoli che si svolge ad agosto a Tirrenia: la DET offre conseguentemente loro un contratto discografico.
Sempre con “Brucerà”, il complesso, in dicembre, partecipa al primo EuroDavoli Europa che si tiene a Lugano.
Il brano viene pure inserito nella colonna sonora del film “Plagio” diretto da Sergio Capogna ed interpretato da Mita Medici e Ray Lovelock, unitamente all’ altro loro pezzo, “In fondo al viale”, che viene pubblicato su singolo, ottiene enorme successo e partecipa alla quarta edizione del Festival di Rieti. Il retro, “Laura (dei giorni andati)”, è di Roberto Vecchioni.
La formazione della band subisce un cambiamento nel 1971, quando il chitarrista Gilberto Bruno muore in un incidente stradale dopo un concerto, e viene sostituito da Mauro Culotta, genovese di origine siciliana; il successo viene comunque replicato da “Insieme a lei”, brano caratterizzato da sonorità vagamente psichedeliche.
Nel 1970 è la volta di Sanremo, con “La stagione di un fiore”.
L’ anno successivo i Gens tornano al festival con “Lo schiaffo”, inciso per la nuova casa discografica, la Amico (fondata da Don Backy, Detto Mariano e Mario Moletti del Clan Celentano) e un nuovo cantante, Alberto Tadini, che sostituisce Ricciardi per due 45 giri.
In questo periodo la band abbandona le sonorità beat, optando per un pop melodico con, a tratti, influenze prog.

Cartoline promozionali Philips.
Dall’ Amico passano poi alla Philips e vincono il Cantagiro 1972 con la già citata “Per chi”.
Ottiene un buon riscontro anche la successiva “Cara amica mia”, partecipante a Un disco per l’estate 1973.
Idem per “Anche un fiore lo sa”, che raggiunge i vertici della Hit Parade.
Di nuovo la Svizzera: terzo posto al Festival di Zurigo.
Nel 1974, sempre Philips, pubblica l’ unico album della band, che poco dopo si scioglie.
L’ importanza del servizio pubblico
per i musicisti emergenti
Domenica 8 marzo 2026 sarà una data cruciale per la televisione, la radio e, più in generale, per il servizio pubblico radiotelevisivo svizzero. La votazione sulla riduzione del canone potrebbe incidere profondamente sul suo futuro.
Per capire quali conseguenze potrebbe avere anche sul settore artistico e culturale, abbiamo intervistato i Sinplus, il duo ticinese formato dai fratelli Ivan e Gabriel Broggini, che ben conosce la realtà musicale della Svizzera italiana.
(…)
L’ anno scorso avete partecipato alla tappa svizzero-italiana dell’ evento SRG SSR On the Road to Basel. In seguito, alcuni artisti emergenti hanno avuto l’ opportunità di esibirsi anche a Coira, Losanna e Basilea, ospiti delle altre società regionali della SSR. Per un musicista emergente quanto può essere formativa un’ esperienza come quella offerta da SRG SSR On the Road to Basel?
Le occasioni formative concrete per gli artisti emergenti non sono molte. In questo contesto, iniziative come On the Road to Basel, promosse da SRG SSR, hanno un valore reale. Ti confronti, cresci, sbagli, impari. È così che si forma un musicista. Senza spazi del genere, molti progetti resterebbero chiusi in una stanza.
Di recente siete stati protagonisti anche di uno Showcase targato RSI. Come vi siete trovati con questo tipo di format? Pensate che possa aiutare a far conoscere e diffondere maggiormente i vostri vecchi e nuovi progetti musicali?
Gli Showcase della RSI fanno una cosa semplice ma fondamentale: danno spazio alla musica, mantenendo vivo il legame tra artisti e territorio. Per chi, come noi, gira molto fuori dalla Svizzera, tornare a suonare per il pubblico di casa ha un valore speciale. È un momento di verità, di contatto diretto, senza sovrastrutture.

“Moon & Stars” 2015, Locarno:
i Sinplus al microfono del “Quotidiano” (RSI).
A breve ci sarà una votazione importante sul canone radiotelevisivo, che, se approvata, comporterebbe tagli significativi anche per l’ offerta radiofonica della Svizzera italiana. Dal vostro punto di vista, quanto sono importanti i passaggi in radio per la crescita di un artista?
Qui non si parla solo di passaggi radio. Si parla di sopravvivenza culturale. È giusto discutere di cosa si può migliorare, come in ogni sistema, ma la realtà è che senza il supporto della radio e della televisione pubblica, soprattutto nelle regioni più piccole, la musica perde voce, visibilità e identità. Se vogliamo artisti svizzeri forti, serve un sistema che li sostenga davvero e favorisca lo scambio tra le regioni linguistiche. Per noi la RSI non è mai stata solo una vetrina: è parte del percorso.
Marco Ambrosino, Responsabile contenuti editoriali SSR.CORSI
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