Ultimo aggiornamento 17 Luglio 2025
AL PIPER DI MILANO C’ ERANO
ANCHE LORO
Fra i gruppi che, fra il 1966 e il 1967, si esibirono al Piper Club di Milano ci sono anche i locarnesi Nightbirds e le zurighesi Sauterelles, due ex componenti delle quali, in settimana, hanno fatto tappa nella città lombarda per scattare qualche fotografia dinanzi a ciò che è rimasto del mitico locale.

Con la mia compagna Sonja, Heinz Ernst e Düde Dürst. A destra,
miniposter pubblicato dalla gettonatissima rivista “Ciao Amici”
(primo in alto, Heinz, seduto, Düde)
Parlo del batterista Düde Dürst e del bassista Heinz Ernst, che hanno colto
l’ occasione per fare sosta di un giorno a Bellinzona, dove ad attenderli c’ ero io, curioso di sapere su quali progetti i due amici di vecchia data sono al momento concentrati. Argomento, questo, cui dedicherò un articoletto in una delle prossime Newsletters.
Per il momento mi limito a ricordare che il Piper milanese è stato un locale
notturno che ha segnato un’ epoca, diventando punto di riferimento per la cultura giovanile e musicale di quel periodo. Nonostante il nome, non era una filiale del
più famoso Piper Club di Roma, ma un locale che condivideva lo spirito innovativo e la passione per il beat e il pop tipici di quegli anni. Situato in viale Alemagna,
era frequentato da numerosi giovani che seguivano le tendenze del momento, come la moda della minigonna e l’ uso di luci stroboscopiche.

Jimi Hendrix al Piper di Milano
Fra gli artisti più famosi che all’ epoca vi tennero concerti ci sono Patty Pravo, Lucio Dalla, i Procol Harum, nonché – 23 giugno 1968 – Jimi Hendrix.
“SCICCANTI” O MEDIOCRI?
Spesso e volentieri – chi segue fedelmente lo sa – mi piace ricordare solisti e
gruppi di fama internazionale che nel tempo sono venuti nel Ticino per tenere concerti.
Oggi è la volta degli Ufo, di scena sul piazzale del Palazzo scolastico di Ascona
il 23 luglio del 1974 per iniziativa della Good News in collaborazione con
l’ agenzia asconese SU ’71 di Susy Stauss.

Volete sapere come andò? Allora continuate a leggere.
“Eco di Locarno”, 25 luglio 1974, titolo: “UFO” (e pubblico) alle stelle”
“Gli UFO meritavano davvero un pubblico più numeroso. Il cortile delle scuole di Ascona non era infatti al completo. Un peccato perché gli UFO hanno saputo dar vita a uno spettacolo veramente entusiasmante, vario, «sciccante», in perfetta linea con la loro fama e il loro livello.
Trascinatori, versatili, spesso scatenati, hanno saputo suscitare nei giovani spettatori l’ entusiasmo che li ha sempre seguiti nel corso delle loro applaudite tournées. Uno spettacolo nettamente positivo, dunque. La serata, in fondo, non
ha bisogno di altri commenti”.
“Giornale del Popolo”, stessa data, titolo: “UFO (cantanti, però…) open air ad Ascona”:
“Oltre mezzo migliaio di giovani ha assistito martedì sera ad Ascona, all’ esterno del palazzo scolastico, al concerto tenuto dal complesso pop degli UFO.
Il concerto si è protratto per oltre un’ ora con corollario di un paio di bis richiesti a gran voce da parte del pubblico (comunque, anche se gli UFO sono un complesso famoso, la puntualità va rispettata; non è lecito nemmeno a loro iniziare il concerto con mezz’ ora di ritardo!).
Gli UFO hanno presentato una serie di brani alternando motivi piacevoli con brani piuttosto scadenti, fra i brani migliori «Doctor, Doctor» che attualmente sta andando bene nelle classifiche inglesi. I componenti del complesso hanno mostrato sul palcoscenico anche doti acrobatiche, in modo particolare il cantante Phil Mogg ed i chitarristi Michael Schenker e Paul Chapman, che si muovevano seguendo il ritmo scatenato della musica, fra i riusciti giochi di luce.
In complesso comunque la serata ha avuto abbastanza successo sebbene,
forse, la maggior parte del pubblico si attendesse qualcosa di meglio”.
SCHENKER MEGLIO DI CANZIAN (QUELLO DEI POOH)
Band, gli Ufo, hard-rock, particolarmente attiva negli anni Settanta, che in breve tempo riuscì a guadagnarsi notevole popolarità a livello internazionale, specialmente in Svizzera, Francia, Germania e Giappone.
Componenti della prima formazione: il cantante PhiI Mogg, il chitarrista Mick Bolton, il bassista Pete Way e il batterista Andy Parker.
Dopo aver sfornato un paio di album per la Decca, “Ufo 1” e “Flying”, passarono alla Chrysalis Records.
Seguirono quindi alcuni cambiamenti di formazione. Fra i musicisti in fila per entrare a far parte del gruppo pare ci sia stato anche l’ italiano Red Canzian,
a quei tempi cantante e chitarrista dei Capsicum Red e, in seguito, bassista dei Pooh.

Nel 1973 la band ingaggiò il diciottenne Michael Schenker, virtuoso delle sei corde in uscita dagli Scorpions, che godeva già di ottima fama internazionale. Con lui,
nel 1974, il gruppo incise “Phenomenon”, che segnò l’ inizio di un sound più duro.
Il disco ebbe subito gran successo grazie a brani quali “Doctor Doctor” e “Rock Bottom”.
L’ attività continuò con l’ incisione di numerosi altri dischi, cambi di formazione, scioglimenti e reunions, fino a pochi anni fa, per essere precisi il 2017, quando fu pubblicato l’ album di covers “A Conspiracy of Stars”, ancora con Phil Mogg come cantante.
Fra le molte bands musicalmente influenzate dagli UFO ci sono i Metallica e gli Iron Maiden.
IL BALLO DEL QUA QUA
Pochi sanno o ricordano che l’ inventore del famoso “Ballo del qua qua”, da tempo scomparso, per anni visse a Minusio. Si chiamava Werner Thomas ed era di
origini turgoviesi. Negli anni Cinquanta compose un brano poi destinato
a scalare le vette delle classifiche mondiali, divenendo uno dei massimi tormentoni nella storia della musica leggera (più di trecentosettanta versioni): “Il ballo del qua qua”, appunto. La canzone – portata al successo in Italia da Al Bano e Romina Power – è stata pubblicata in moltissime lingue e ha venduto complessivamente più di quaranta milioni di dischi.

Nel 2012 , nonostante non amasse molto giornali, radio e televisione, ebbi modo
di intervistare Werner per “Il Quotidiano” (TSI).
L’ idea
«Non ricordo più quando mi venne l’ idea, è passato così tanto tempo … Si è trattato di un’ ispirazione del momento, un’ ispirazione casuale. È un brano che eseguivo già negli anni Cinquanta, quando esercitavo l’ attività di musicista professionista e con la fisarmonica frequentavo i locali da ballo della Svizzera.
Ad intuire che sarebbe potuto diventare un successo fu un produttore belga che
mi sentì suonare in un albergo di Davos. Volle la partitura del pezzo, e poco dopo
uscì il disco. Era il 1973. Nel giro di poche settimane passammo da centomila copie vendute a un milione. Adesso siamo a quota quaranta milioni, grazie alle varie versioni. Anni fa, a Locarno, fui anche premiato per questi risultati».
In che modo “Il Ballo del qua qua” le ha cambiato la vita?
«Non più di quel tanto, per la verità. Certo, dal profilo economico sto meglio, ma continuo a vivere come vivevo prima, senza concedermi lussi particolari. Sono milionario per modo di dire: solo per i milioni di dischi venduti. Finanziariamente parlando, le cose sono invece diverse, seppure gli amici continuino ad essere convinti del contrario. Non posso lamentarmi della mia situazione, ma, ripeto,
non sono milionario».

La prima versione del brano, intitolata “Tchip Tchip”, è degli olandesi
Cash & Carry. È uno strumentale eseguito con un sintetizzatore Moog.
Sebbene a Thomas non piacesse, ebbe, come detto, grande successo, rimanendo, per quanto concerne la Svizzera, al primo posto delle classifiche per cinque settimane.
Ha incontrato Al Bano e Romina Power?
«Anni fa li ho visti di sfuggita a Davos, ma non ho avuto modo di scambiare qualche parola con loro. Mi sarebbe piaciuto, ma sarà per un’ altra volta».
Che effetto le fa riascoltare il brano?
«Quando mi capita di riascoltarlo ho piacere, anche perché so che, essendone
l’ autore, nelle casse entrerà qualche altro centesimo. Però quello che adesso più mi interessa è vivere in modo sereno, mangiare e bere bene, evitare le arrrabbiature. Anni fa ho appeso la fisarmonica al muro perché le nuove generazioni hanno altri gusti musicali, il rock, eccetera. I musicisti come me
hanno fatto il loro tempo. Del resto, non potrei più suonare, perché mi manca
l’ agilità nelle dita».
Lei ha scritto molte canzoni: fra queste, c’ è un altro hit potenziale, paragonabile
al “Ballo del qua qua”?
«No, come detto, è stato un puro caso, come fare un sei al lotto, normalmente capita una volta sola nella vita. Puoi riprovarci finché vuoi, ma difficilmente farai centro di nuovo. A me, comunque, va bene così, quel che ho avuto basta e avanza».
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Giorgio

