Ultimo aggiornamento 17 Febbraio 2026
QUELLO DI “AZZURRO”
Dopo tanto tempo ho rincontrato un amico che stimo
particolarmente, Nando De Luca, al quale, anni fa,
dedicai uno “speciale” nell’ ambito di “Svizzera e
dintorni”, seguitissimo programma della
Televisione della Svizzera Italiana .
A farmi conoscere il versatile pianista, arrangiatore
e compositore milanese, Mario Totaro,
in passato tastierista dei Dik Dik.
Nando viene spesso nel Ticino, a Minusio,
dove ha una compagna, la cantante Ramona Wess.


De Luca è il primo a sinistra, di spalle, mentre dirige.
Di lui sentii parlare per la prima volta quando
Adriano Celentano – era il 1968 – pubblicò “Adriano rock”,
album/libro impreziosito da divertenti didascalie e foto,
tra le quali una in cui, con il “Molleggiato” e l’ orchestra,
compare in mutande per scherzosa protesta
contro i tartassamenti da parte del fisco nei confronti del Clan.
Da allora non l’ ho più mollato, anche perché, tempo dopo,
ritrovai il suo nome tra i crediti di alcuni imperdibili
vinili “celentaniani”, quelli di “Azzurro” e “Storia d’ amore”.
QUESTA È LA STORIA …
Dopo gli studi presso il Conservatorio Giuseppe Verdi
di Milano, Nando si aggrega, dal 1959, come batterista,
ai Cavalieri, gruppo composto da Enzo Jannacci,
Paolo Tomelleri, Gianfranco Reverberi e Luigi Tenco,
partecipando anche ad alcune incisioni per la Ricordi.
Nel 1961 inizia a collaborare come pianista e arrangiatore
con vari artisti, tra i quali I Ribelli, band che accompagna
Celentano e in cui milita Gino Santercole,
nipote del “Molleggiato”.

Nando con Adriano ai tempi del Clan.
Il primo importante lavoro per il Clan è l’ arrangiamento
del famosissimo “Azzurro”,
scritto da Paolo Conte e Michele Virano.
Nel 1969 compone le musiche di “Straordinariamente”
e dell’ inaffondabile “Storia d’ amore”.
Nel 1970 partecipa come autore al Festival di Sanremo
con “Ciao anni verdi”, interpretata da Rosanna Fratello;
nello stesso anno scrive “Cosa fai questa sera”
per Celentano, contenuta nell’ album “Il forestiero”.

Con Paolo Conte ed Enzo Jannacci.
Ancora nel 1970, Nando collabora con Enzo Jannacci,
scrivendo la musica de “Il dritto”, che fa parte dell’ album
“La mia gente” (il cantautore la riinciderà nel 1980 per l’ album
“Ci vuole orecchio”).
Con Jannacci la collaborazione continua
anche nell’ album successivo, ”E allora … Concerto”,
sulla cui copertina De Luca è in vespa con Enzo.
Nel 1971 a Sanremo dirige l’ orchestra per Celentano,
che esegue “Sotto le lenzuola”.
Poi il jazz.
Nel 1973 entra nel gruppo del chitarrista Franco Cerri,
con Pino Presti al basso elettrico, Giorgio Baiocco
al sax e flauto e Tullio De Piscopo alla batteria.
Con questa formazione si esibisce in molte città italiane ed è al fianco
del violinista Stéphane Grappelli per una serie di concerti
al Jazz Power di Milano.
Sempre nel 1973, si esibisce a Bergamo Jazz con Franco Cerri,
Hugo Heredia, Dodo Goya e Gianni Cazzola.
Continua nel frattempo la collaborazione con Celentano,
per il quale arrangia e dirige l’ orchestra negli album “Adriano Rock”,
“Le robe che ha detto Adriano”, “Er più”, “Storia d’ amore e di coltello”,
“I mali del secolo” e “Nostalrock”.
Negli anni Settanta compone diverse colonne sonore,
tra le quali “Romanzo Popolare” di Mario Monicelli
e “Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova.
Si sospettano moventi politici” di Lina Wertmüller.
Collabora in seguito con Mina, per l’ ultima tournée dal vivo,
suonando pure nel disco che ne è tratto, “Mina Live ’78”.
Come direttore d’ orchestra ha rappresentato l’ Italia
a un’ importante rassegna in Venezuela
accanto a Frank Pourcel, Burt Bacharach e Leonard Bernstein.
Ha pubblicato per BMG Ricordi un metodo in due volumi
“Il pianoforte moderno” e, nell’ ottobre 2004, ha diretto
l’ Orchestra Sinfonica “Simon Bolivar” di Caracas
in occasione del “Premio Aldemaro Romero”.

A PROPOSITO DI “VIOLA” …
Stando all’ etichetta del disco, sarebbe stata composta
da Luciano Beretta, Miki Del Prete e Nando.
Come giustamente fanno osservare attenti lettori del Blog,
somiglia però un po’ troppo, anzi, è uguale a
“I make believe” (1956) di Ivory Joe Hunter
e lanciata da Clyde McPhatter!
Tirata d’ orecchi, dunque, per Adriano e soci.
Aggiungo, a titolo di curiosità, che le prime copie
del disco, poco dopo essere state distribuite ai negozi,
furono ritirate, perché la scritta “merda” sul retrocopertina
non piacque alla censura.




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