Ultimo aggiornamento 3 Marzo 2026
L’ AQUILONE DI “CHECCO”
Dopo Enrico Maria Papes,
un altro ex “Gigante”
è tornato sul mercato con un disco:
Francesco “Checco” Marsella.
Lo ha fatto con un singolo, “L’ Aquilone”,
inciso in coppia con Francesca Muja.
Ottimo lavoro, come i precedenti, sul cui retro
c’ è l’ inaffondabile “Una ragazza in due”.
«L’ idea – racconta – è stata di Luigi Mattarelli e della figlia Helga,
titolare delle edizioni musicali HGM,
con cui ho realizzato altri intriganti progetti,
il più recente dei quali è il CD “Una grande canzone”.
La novità è che questa volta non canto da solo,
ma coadiuvato dalla splendida voce
di Francesca Muja, che con me ha inciso
anche la cover di “Una ragazza in due”,
pezzone dei “Giganti” e lato B del disco.
A lei le parti alte, a me quelle basse,
pensando alle versioni di altre cantanti,
cominciando da quella di Mina».

“Checco” Marsella e Francesca Muja.
Disco a tiratura limitata.
«Sì, perché pensato principalmente per i fans
(che comunque sono ancora tantissimi, ndr) e gli amici.
Di conseguenza chi è interessato all’ acquisto
deve contattare direttamente il produttore.
Questi i numeri (WhatsApp):
00 39 348/0384868 – 0039 338/8733943».
Storia del pezzo?
«Era da un paio d’ anni che lo tenevo nel cassetto,
un provino cantato in inglese maccheronico.
Mi sono ricordato che un altro amico,
Giancarlo Salvador, veneto,
che suonava il basso con noi nel 1978,
era pure un bravo autore,
per cui gli ho chiesto di scrivere il testo.
Ha fatto un eccellente lavoro.
In seguito ho ripreso in mano il brano migliorandolo,
passando, al momento dell’ incisione,
dall’ inglese maccheronico all’ italiano».
Possiamo dire che “L’ Aquilone”
strizza l’ occhio agli amanti dei balli?
«Quando compongo, non penso a niente,
scrivo di getto e basta. Non c’ è progettualità.
Il pezzo ha ritmo perché rispecchia
il mio modo di essere,
il mio lato gioioso, allegro.
Sono comunque contento
che faccia anche ballare».
È un fatto, però, che dal tuo repertorio
pescano diverse orchestre da ballo …
«Si, in particolare quelle del Centro Nord,
Romagna, Veneto, Lombardia,
e da un po’ di tempo anche Lazio.
Una di esse, addirittura,
ha inciso un cd con miei brani».
Ti piace l’ album da poco pubblicato da Papes,
“Canto quel che vedo”?
«Molto, anche se caratterizzato da altre atmosfere.
Diciamo che lo stile di Papes,
rispecchiando il suo modo di essere,
è più sul cantautorale.
Uno dei pezzi, “Viva l’ amore”,
l’ ho composto io, lui ha fatto il testo».
Altri provini nel cassetto?
«A iosa. Volendo, potrei realizzare un album!
Continuo a comporre e collaborare con altri musicisti.
Non mi annoio di certo!».
Tornando brevemente al passato,
per quale motivo i “Giganti” si sono sciolti più volte?
«Per essere precisi, il gruppo originale dei “Giganti”
si è sciolto solo due volte.
La prima nel 68, poi ci siamo riuniti nel 70 e nel 71,
dopo aver inciso l’ album di rock progressivo
“Terra in bocca”,
che racconta di un delitto di mafia.

“Terra in bocca”
è un concept album, più volte ristampato.
Particolarmente interessante il libro
“Quando i Giganti sfidarono la mafia”
di Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini,
cui è allegato un cd con “bonus track”.
Abbiamo deciso di smettere perché il disco ci fu censurato
sia in radio che in televisione.
In tempi recenti è però stato riscoperto
dal pubblico del Prog e, nel 2011, ha ricevuto il “Premio Borsellino”.
Poi, con Papes e a fasi alterne, ho riformato “I Giganti”,
reclutando altri musicisti.
A novembre del 2005
abbiamo gettato la spugna definitivamente».
IL PRESIDENTE CENSURATO
Ricordo che nel 1967
un altro disco dei “Giganti” fece molto discutere,
tanto da essere anch’ esso censurato:
“Io e il presidente”, con cui la band partecipò
alla sesta edizione del “Cantagiro”.
Il motivo?
La RAI ritenne che le parole del pezzo
non fossero del tutto rispettose
di una figura importante
come quella del presidente della Repubblica italiana.
Ricorda il batterista Enrico Maria Papes,
quello dall’ inconfondibile vocione:
«Nel 1966 uscì “Una ragazza in due”
e in un primo momento la Rai voleva censurarla
definendola “canzone esagitata”
(forse dava fastidio il titolo), ma poi uscì.
Nel 1967 partecipammo al “Cantagiro”
con “Io e il presidente”, e questa venne davvero censurata.
Oggi fa sorridere, ma allora
“in un paese libero
mi piace pensare che oggi non sono nessuno,
domani sono il presidente della repubblica”,
benché scritto nella Costituzione, non si poteva dire».

E ancora:
«Non ci hanno mai passato né in radio né in televisione.
Negli anni quel motivo è stato rivalutato
e a ogni tornata elettorale per il nuovo presidente
qualche radio lo trasmette,
perché il testo auspicava semplicemente
che un comune cittadino potesse diventare
presidente della Repubblica.
In qualche modo,
ha ispirato il film “Benvenuto presidente!”
con Claudio Bisio protagonista».

“UNA GRANDE CANZONE”
Checco, come te la passi?
«Qui a Casalbordino, in Abruzzo, dove vivo, benissimo.
Ho rimesso a nuovo un vecchio casolare
e sono immerso nel verde,
c’ è la massima tranquillità.
Volendo, posso pure ospitare, specialmente gli amici».


Parlami del CD, per cominciare degli inediti.
«Chiariamo che non si tratta di brani
che erano stati dimenticati in qualche cassetto,
provini o roba del genere, tantomeno destinati
a celebrare i bei tempi andati.
No, è materiale fresco,
che tiene conto del momento che stiamo vivendo,
l’ epoca è l’ attuale.
Si tratta di brani composti da me.
Alla realizzazione di alcuni di essi
hanno collaborato
amici e amiche che stimo molto».
Poche le covers …
«Si, tre: “Vagabondo” di Nicola Di Bari e “Tema”
e “Una ragazza in due” dei Giganti.
Ripeto, non punto sulla nostalgia».
Chi ti ha dato il la?
«La voglia di tornare a incidere, comporre musica,
è tornata nel febbraio dello scorso anno
dopo aver visto le foto dello studio di registrazione
dell’ amico Gianpiero Scarpellini su Facebook.
Ho ricominciato a suonare quasi per gioco,
solo per soddisfazione personale e poi, piano piano,
sono nate queste canzoni,
tra cui quella che dà il titolo al CD,
“Una grande canzone”.
In questo pezzo la chitarra è di Enrico Santacatterina,
che ha fatto parte dei Giganti nel 2005,
mentre Francesca Muja ha collaborato nei cori.
Stefano Vittozzi si è invece occupato
dell’ arrangiamento degli archi.
Per il resto, ho fatto tutto io,
divertendomi tantissimo».
Hai mobilitato pure dei familiari …
«Si, in un paio di brani, nei cori,
ci sono le mie figlie, Barbara e Mirya,
e uno dei miei nipoti, Kyle.
Quanto a mia moglie Matilde,
l’ ho citata in copertina
perché è una santa donna,
dotata di esagerata pazienza.
La ringrazio tanto,
anche perché continuerò a fare musica!».
A chi ti rivolgi?
«Specialmente a chi ama il ballo,
i ‘”iversamente giovani”,
per cui ho puntato sulla cumbia e il reggaeton.
Ritmi da discoteca.
All’ insegna della passione per la musica,
della gioia di vivere e dell’ allegria».

Con “Checco” Marsella ed Enrico Maria Papes
ai tempi di “Amici miei” (TSI).
I brani dei Giganti che più ricordi?
«Quello che ha venduto tantissimo è “Tema”.
Gettonatissimo pure “Una ragazza in due”.
Quando lo eseguivamo la gente impazziva,
specialmente al momento dell’ inciso.
Eppoi c’ è “Proposta”, il pezzo di
“mettete dei fiori nei vostri cannoni”,
presentato al Festival di Sanremo».

A proposito di “Proposta”,
avrebbe dovuto avere un altro titolo …
«In effetti la RAI ci impose di intitolarlo così,
anziché “Protesta”, come ci sarebbe piaciuto.
Per contro, con il sostegno della casa discografica RI-Fi,
riuscimmo a evitare di modificare l’ intro a cappella.
La RAI pretendeva che cantassimo
“mettete dei fiori nei vostri capelli”
invece di “mettete dei fiori nei vostri cannoni”.
Roba da matti!».
Band litigiosa, la vostra.
«Caratterialmente eravamo veramente diversi,
ognuno per conto proprio dopo ogni impegno di lavoro.
Musicalmente, però, affiatatissimi.
La conferma la si ha ascoltando l’ album “Terra in bocca”,
contro la mafia, subito censurato e, quindi, poco ricordato».
CON E DOPO I GIGANTI

I Blue Boys
sono il primo complesso di “Checco” Marsella,
che nel 1963 si aggrega al gruppo di Guidone,
fra gli artisti del Clan Celentano,
grazie al quale conosce
Mino Di Martino ed Enrico Maria Papes.

I due musicisti e il fratello di Mino, Sergio Di Martino,
formano con Paolo Vallone,
sostituito in seguito da Ignazio Garsia,
i Giganti,
in cui Marsella entra a metà del 1965.



Dopo il primo scioglimento del gruppo,
alla fine del 1968,
incide due 45 giri per la Miura e partecipa,
come solista, al Festival di Sanremo 1969
con “Il sole è tramontato”.

Con Alessandro Celentano, fratello di Adriano,
costituisce la Cip Cantanti, con cui segue
i Baci e il cantante Andrea Capelli.
Torna, nel 1971, con i Giganti,
fino allo scioglimento del 1972.
Dopo un periodo come session man,
incide due 45 giri per la Ariston,
e nel 1976 riforma i Giganti
con Papes e due nuovi componenti,
ma dopo due anni di attività dal vivo
anche questa formazione getta la spugna.
Per un po’ di tempo Marsella fa parte dei Bulldog,
in sostituzione di Celso Valli,
e, nel 1979, dell’ orchestra di Terzo Fariselli,
per diventare, l’ anno successivo,
tastierista di Franco Califano.
Dopo una parentesi in cui si dedica al piano bar,
nel 1997 ricostituisce i Giganti
con Enrico Maria Papes,
col quale rimane in attività fino al 2005.
METTETE DEI FIORI
NEI VOSTRI CANNONI!
Dopo Checco Marsella, grazie a Facebook, ho ritrovato
un altro amico “Gigante”, il batterista Enrico Maria Papes.
LA TELEFONATA
Dove vivi, Papes?
«In paradiso! A Palazzuolo sul Senio,
versante romagnolo dell’ Appennino tosco-romagnolo.
Pur essendo in Romagna, è amministrato da Firenze».
Come trascorri il tempo?
«Annoiandomi un po’, perché sono sempre stato uno iperattivo.
Leggo e rileggo (specialmente Hermann Hesse),
navigo, Facebook, posta elettronica,
e suono la batteria
(ancora la mitica Gretsch,
che l’ amico Ellade Bandini
invano tenta di convincermi a vendergli».
Quanto ancora è importante la musica per te?
«Da alcuni anni ho rarefatto gli spettacoli in pubblico.
Per contro ho nel cassetto una dozzina di pezzi
che mi piacerebbe inserire in un album, dopo alcuni ritocchi.
L’ onda è quella cantautoriale.
Il problema è che oggi vinili e cd’s si fatica a venderli.
Quanto alle vendite online, non mi interessano.
Comunque non ho fretta».
Cosa ti ha spinto a scrivere
“Enrico Maria Papes … È per l’ amore che si canta. Una vita da gigante”?
«Per la verità, finora non ci avevo mai pensato.
A sollecitarmi sono stati i miei figli Alli e Alice prima,
Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini poi».
Particolarità del libro?
«È un libro double face, la storia dei Giganti da una parte,
l’ autobiografia di Sergio Papes dall’ altra».

Eppoi gestisci un canale online …
«Si, “I Giganti”, lì ci sono foto,
video e tanto altro.
Mi son dato da fare in questo senso
perché sono quello che ha collezionato
più memorabilia
concernente la band».
LA STORIA DEI GIGANTI
Nel 1965 il primo disco dei Giganti,
“Morirai senza di lei”.
Il successo grazie alla partecipazione
a Un disco per l’ estate del 1966,
dove giungono terzi con “Tema”,
primo in classifica per sette settimane
e in seguito inserito nella colonna sonora
del musicarello
“Il ragazzo che sapeva amare”.

La band incide poi, per il “Festival di Napoli”,
“Na guagliona yè yè” e “Ce vò tiempo”.

Nello stesso anno stravende con “Una ragazza in due”,
“Down Came the Rain” di Mister Murray.
Nel 1967, terza a Sanremo con “Proposta”,
in coppia con gli inglesi Bachelors,
e pure al Cantagiro con la censurata
“Io e il presidente”.



Altro Sanremo nel 1968
con Massimo Ranieri e il brano “Da bambino”.

Dopo lo scioglimento della band,
Enrico Maria Papes e “Checco” Marsella
puntano sull’ attività solistica.
I Giganti si rimettono insieme nel 1970
e prendono parte al Cantagiro
con “Voglio essere una scimmia”.
Altro festival, Sanremo, l’ anno dopo
con “Il viso di lei”.
In seguito si danno al progressive
con il censuratissimo concept album
“Terra in bocca”.
Il 1972 è l’ anno del poco pubblicizzato
“Sogno nel sogno verde di un vegetale”,
con cui tornano al Disco per l’ estate.
Mino Di Martino collabora con Battiato,
mentre Marsella e Papes ricostituiscono il gruppo,
con William Fumanelli e Kambiz Kaboli.
Dopo un paio d’ anni,
pure questa formazione si scioglierà.
Ci riprovano negli anni Novanta, a tratti,
Papes e Sergio Di Martino.
Importante la reunion,
con i quattro componenti originali,
al Teatro Lirico di Milano
per ricordare il produttore Gianni Sassi.
Concerto durante il quale,
con Ellade Bandini alla batteria,
Ares Tavolazzi al basso,
Vince Tempera alle tastiere e Gigi Rizzi alla chitarra,
eseguono, per la prima volta dal vivo,
i pezzi di “Terra in bocca”.
Papes e Marsella ricostituiscono la band nel 1998
con Kaboli al basso e il corista Giò De Luigi.
Nuova ricostituzione nel 2006:
Enrico Maria Papes è affiancato
dal figlio Alessandro (voce e batteria),
Francesco Romagna (voce, tastiere e chitarra)
ed Enrico Santacatterina (voce, chitarre, basso).
RARITÀ
AL PRIMO RADUNO BEAT
DI MILANO
Fra i gruppi partecipanti al Primo raduno beat
organizzato da Miki Del Prete e Sandro Colombini
al Palasport di Milano ci sono pure i Giganti.
Nelle foto:
Enrico Maria Papes, i cui tamburi furono prestati
ai batteristi di diversi altri complessi,
e Giacomo Di Martino e Checco Marsella
mentre eseguono “Tema”.



IN COPERTINA
MINO E IL
SUPERGRUPPO

Il bassista Mino Di Martino (terzo da sinistra),
dopo lo scioglimento, fece parte del Supergruppo,
composto da Gianni Dall’ Aglio dei Ribelli,
Ricky Gianco, Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik
e Victor Sogliani dell’ Equipe 84.

Nel 1970 la band partecipò
al Festival di Sanremo con “Accidenti”,
in coppia con Rocky Roberts.






